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Cesare Battisti, Matuella: ''Geografo? Sì, ha studiato il Trentino, ma per inviare le mappe all'esercito italiano''

Dopo l'interrogazione di Futura firmata da Lucia Coppola e la posizione di Elena Dai Prà, docente di Geografia storica al Dipartimento di Lettere e filosofia all'Università di Trento, interviene proprio in risposta alla professoressa Giuseppe Matuella. Una lettera dell'autore di "Cesare Battisti: 10 luglio 1916, una fine cercata" e "Cesare Battisti: il Tirolo tradito" che pubblichiamo in forma integrale

Pubblicato il - 29 maggio 2019 - 22:33

TRENTO. Continua a far discutere la scritta "Cesare Battistiun deputato austriaco (spia a soldo dell'Italiache ha tradito il suo parlamento e la sua gente per sparare contro i suoi connazionali" comparsa tra i cartelli della mostra realizzata dagli alunni delle scuole Sanzio (Qui articolo).

 

Dopo l'interrogazione di Futura firmata da Lucia Coppola (Qui articolo) e la posizione di Elena Dai Prà, docente di Geografia storica al Dipartimento di Lettere e filosofia all'Università di Trento (Qui articolo), interviene proprio in risposta alla professoressa Giuseppe Matuella. Una lettera dell'autore di "Cesare Battisti: 10 luglio 1916, una fine cercata" e "Cesare Battisti: il Tirolo tradito" che pubblichiamo in forma integrale. 

 

Se c’è qualcosa di cui prendere atto, nell’articolo della professoressa Dai Prà, pubblicato in data 27 maggio in merito a quanto successo alle scuole Sanzio di Trento, dove degli alunni in una loro ricerca storica si sono permessi di dire una scottante verità, è solo e ancora la voglia di salvare la credibilità di Cesare Battisti, per il resto dobbiamo dire purtroppo, niente da fare. Dice infatti la professoressa, autrice dello scritto: "Quella di Battisti è una figura complessa e in realtà poco conosciuta, soprattutto a tratti semplificata. Per comprendere questa personalità è però necessario partire da un settore inesplorato, quello della geografia. Non voglio entrare in polemica rispetto alla frase, quello di analizzare e approfondire quegli aspetti è compito degli storiografi, ma è necessario sviluppare il discorso dalla geografia".

Se definiamo Battisti una figura poco conosciuta, come dice la professoressa Dai Prà, che solo ora inizia ad emergere, davvero vien da chiedersi che senso hanno le migliaia di vie e di piazze a Lui titolate, le migliaia di pagine scritte sul personaggio, la miriade di congressi tenuti in ogni parte d’Italia. Certo. Tutto questo è stato fatto nei confronti del Battisti “martire ed eroe” come lo si è sempre voluto far vedere, ed è proprio per questo che gli è stata concessa la medaglia d’oro al valore militare, un monumento sul Doss Trento, e per finire una commemorazione del centenario della Sua morte, che ha visto in loco una mobilitazione di personaggi e di investimenti da lasciar perplessi.

Tutto questo non è di certo stato attribuito a Battisti per meriti inerenti la sua attività di geografo. C’è da dire che in questi ultimi anni, la figura di Battisti si è un po’ offuscata causa certe Verità storiche che stanno venendo a galla, e per questa ragione proprio durante il centenario, si è dato il via da parte dagli “addetti ai lavori” a quell’opera di puntellamento della Sua figura, puntando su altre qualità, quella del geografo, del deputato, del politico, del giornalista. Vien da dire però che ciò che viene rifiutato da molta gente trentina, come di altre regioni, è proprio quel Battisti descritto dai ragazzi delle scuole Sanzio, cioè quel “deputato austriaco (spia al soldo dell’Italia) che ha tradito il suo Parlamento e la sua gente, per sparare contro i suoi connazionali”.

 

Ma se vogliamo parlare anche della qualità che a detta della professoressa Dai Prà è da considerare primaria in Battisti, cioè il Battisti geografo, affermando addirittura che Lui è stato per tutta la Sua vita tra i più grandi geografi dell’epoca, pur dispiaciuti, rispondiamo citando le parole di Ernesta Bittanti Battisti, moglie dell’“eroe”. La geografia, le ricerche, le guide del Trentino (allora Tirolo di lingua italiana) stese da Battisti avevano già allora uno scopo ben preciso. "Questo paese" dice la signora Bittanti "doveva essere ben noto ai Trentini, custodi delle sue sorti, agli italiani delle altre regioni che ne avrebbero dovuto divenire i liberatori. Le strade per cui doveva passare il nostro esercito, Egli le calcò in precedenza tutte, ricordando e segnando".

 

E si può aggiungere che Battisti nel gennaio 1899 (aveva allora 24 anni) inviava al Capo di Stato Maggiore del Comando Divisione Militare di Milano, Carlo Porro, braccio destro di Cadorna nella guerra 15/18, la sua tesi di Laurea, appunto sul Trentino. Ma per far meglio conoscere questa nostra Terra, se gli stava così a cuore, avrebbe potuto inviarla all’Istituto Geografico De Agostini, già esistente, non a un militare italiano. Potremmo continuare per molto, ma lo spazio ci è nemico. Per concludere possiamo tranquillamente affermare e documentare che Battisti vestito con qualsiasi abito, sia da giornalista, da politico, da deputato e quant’altro, ha sempre avuto un unico chiodo fisso, esattamente portare questa terra allora Tirolese sotto dominio italiano. E per fare questo, ha fatto esattamente quanto scritto dai ragazzi delle Sanzio di Trento.

Questa replica semplicemente per fini di ricerca della Verità, in quanto senza Verità sul nostro passato, diventa difficile anche il nostro futuro. Vecchio detto, ma sempre tremendamente reale.

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