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Il centro di protonterapia sempre più strategico, rinnovato per tre anni l'accordo con la Regione Veneto

Nel corso del 2018 sono stati trattati 301 pazienti provenienti dal Trentino, dall'Italia e dall'estero, circa il 25% dei pazienti provengono dal Veneto

Di Luca Andreazza - 13 maggio 2019 - 21:10

TRENTO. E' stato prorogato fino al 31 dicembre 2021 l'accordo con il Veneto per consentire ai pazienti della Regione di usufruire del Centro di protonterapia di Trento. Questa la decisione della giunta provinciale su indicazione dell'assessora Stefania Segnana, che conferma quindi il ruolo ormai strategico della struttura sanitaria, nonostante nella scorsa legislatura il centrodestra abbia più volte criticato l'opera.

 

Nel corso dell'amministrazione Rossi sono state ben 30 le interrogazioni sul tema e tutti, dalla Lega ad Agire a Civica Trentina si sono spesi in maniera diretta, tra proteste e uscite sui giornali. Una struttura costata troppo quando è stata costruita e con attrezzature troppo costose, si diceva.

 

E le critiche erano, ovviamente, tutte per i vecchi assessorati (da Rossi a Borgonovo Re a Zeni) che, di fatto, avevano avviato esattamente il percorso seguito oggi dall'assessora leghista Segnana: accordi con altre regioni in attesa che le prestazioni fornite dalla struttura di via Al Desert rientrassero tra quelle garantite dal servizio sanitario nazionale gratuitamente o con i ticket (processo seguito direttamente da Zeni ed arenatosi poi a livello statale anche per il cambio di governo Qui articolo).

 

Un centro tornato alla ribalta recentemente tra un'interrogazione dell'ex assessore Luca Zeni per chiedere chiarimenti rispetto alle uscite di alcuni consiglieri di maggioranza (Qui articolo) e il ringraziamento della show girl Elena Santarelli per le cure prestate al figlio, guarito da un tumore (Qui articolo).

 

L'accordo, che sarà sottoscritto nei prossimi giorni, cesserà in caso di emanazione delle tariffe massime delle prestazioni di assistenza specialistica. Le prestazioni di protonterapia, infatti, per la cura patologie tumorali, sono state ricomprese nei livelli essenziali di assistenza con decreto ministeriale del gennaio 2017, ma, come tutta la disciplina riguardante l'assistenza specialistica, non risultano in vigore perché non è ancora stato approvato il decreto del Ministro della salute di concerto con quello dell'economia e delle finanze.

 

Unità operativa dell’ospedale Santa Chiara di Trento, il Centro di Protonterapia è una struttura altamente specialistica dedicata alla cura dei tumori, che svolge anche attività di ricerca nell'ambito clinico, preclinico, spaziale, dei sensori e delle infrastrutture. La protonterapia è un trattamento radiante di precisione che utilizza particelle pesanti – i protoni – per irradiare le cellule tumorali con estrema precisione, risparmiando i tessuti sani intorno alla lesione.

 

Il Centro dispone di due sale dotate di gantry (la struttura che permette di indirizzare con grande precisione le radiazioni, ruotando a 360 gradi intorno al paziente) e di una sala ad uso sperimentale e di ricerca, dotata di un fascio fisso.

 

Attualmente, Trento è l’unico centro di protonterapia afferente ad un’azienda sanitaria pubblica in attività in Europa, l’unico in Italia ad essere dotato di gantry e della tecnologia Pbs (pencil beam scanning) per l’erogazione del fascio di protoni.

 

Il primo paziente adulto è stato trattato il 22 ottobre 2014: nel corso dei primi quattro anni di attività, lo studio e l’esperienza maturate dal personale del Centro hanno consentito di allargare progressivamente le tipologie di tumore trattate, conseguendo una serie di importanti primati scientifici a livello nazionale ed internazionale.

 

Nel corso del 2018 sono stati trattati 301 pazienti provenienti dal Trentino, dall'Italia e dall'estero, circa il 25% dei pazienti provengono dal Veneto. A questo si aggiungono anche gli accordi con Emilia Romagna e Marche

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