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Lo chef stellato e sciatore: ''Ghetta il fenomeno del ristorante L'Chimpl. Da buon sportivo non vuole stupire, bada al risultato''

Il grande giornalista Nereo Pederzolli ha recensito due ristoranti uno gourmet (L'Chimpl in val di Fassa) e uno più casalingo (il Rosalpina del campione Mariano Piccoli). Ecco qui invece il numero speciale dedicato al Festival dello sport

Pubblicato il - 11 ottobre 2019 - 18:20

TRENTO. Dopo Al Mercato (Qui articolo) e Ai Tre Garofani (Qui articolo), Hosteria Toblino (Qui articolo) e Stella Alpina (Qui articolo), le recensioni del grande giornalista Nereo Pederzolli per Dolomiti.eat nel numero speciale dedicato al Festival dell'Economia (Qui magazine completo) e quelle per La Leggendaria Charly Gaul e La Moserissima (Qui magazine completo). Tappa a L'Chimpl in val di Fassa per il Festival dello sport (Qui magazine completo).

 

Neve permettendo – e da quelle parti la coltre bianca è decisamente di casa – spesso capita di vedere uno strano sciatore: bardatura candida, sicuramente insolita per uno sportivo dello sci alpino. Perché l’abbigliamento è un mix tra la tuta termica e quella di un cuoco che s’appresta ad accendere i suoi fornelli. 

 

Sì, proprio così. Lo sportivo in questione è Stefano Ghetta, chef tra i più blasonati delle Dolomiti (ma questo lo scopriremo dopo) nonché sciatore provetto, maestro di sci. Un personaggio sempre più autorevole che non solo nella sua valle – siamo a Tamion, cuore di Fassa, sulla strada d’altura che porta verso passo Costalunga e il lago di Carezza – riesce splendidamente a coniugare l’alta cucina con la pratica dello sci altrettanto godibile. Il ristorante è fascinoso. 

 

A partire dal nome: L’Chimpl, vale a dire – nella lingua ladina – l’uccellino. Un posto incantevole, incastonato nell’albergo di famiglia, il Gran Mugon, dove l’identità territoriale fassana trova il suo scenario più coinvolgente. 

 

Pochi tavoli, una sorta di veranda sulle Dolomiti, il dettaglio artigianale in ogni sfumatura, legno, un tocco di tradizione e pure qualche frase poetica incisa alle pareti. Stefano Ghetta ha dalla sua anche l’apporto indispensabile e preciso della moglie Katia Weiss, competente nel proporre delicatezze culinarie quanto esperta nel vino. Assieme, dalla cucina che s’intravvede, mettono in tavola pietanze elaborate con maestria e grande attenzione, senza stravolgere l’origine, la natura stessa delle materie prime. 

 

Menù per un percorso sensoriale, impostato alla stagionalità. Privilegiando ingredienti ‘vicini’, proposti con un tocco costante di evoluzione, grande tecnica e sincera passione. Inutile elencare la lista delle vivande: varia, per estro e occasione. Sforna del pane eccellente, valorizza ingredienti semplici, patate comprese. Nel piatto piccole chicche creative, scenografiche, per nulla ostentate per stravolgere. Da buon sportivo Stefano Ghetta non vuole stupire: mira al risultato. Che significa, mangiare qualcosa che soddisfa, coinvolge, stupisce senza stordire i sensi. In tutti i sensi.

 

Luogo deputato al cibo in una atmosfera rilassata, talmente godibile che a Tamion hanno fatto tappa i più importanti critici gastronomi, compresi gli sciatori-gourmet, sia nostrani che le rappresentative dello sci nordico più lontano. Quelli che nello sport, nella Marcialonga in primis, riescono a coniugare anche la golosità. Proposta di livello, ma per nulla alta nel prezzo, per una sosta stellata, come sancisce la Michelin. Una stella tra le 32 che le Dolomiti possono vantare. E che al Chimpl diventa anche un battito d’ali per la gola. Che vale il viaggio fin lassù.

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