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Le recensioni del Nereo. Stella Alpina, baluardo della socialità con prodotti a Km0 a partire dalla farina

Il grande giornalista Nereo Pederzolli ha recensito due ristoranti uno gourmet (i ''Hosteria Toblino'') e uno più casalingo (il ''Stella Alpina''). Ecco qui invece il numero speciale dedicato al Festival dell'Economia (Qui le recensioni per la kermesse dello scoiattolo)

Pubblicato il - 30 maggio 2019 - 22:04

TRENTO.  Dopo Al Mercato (Qui articolo), Ai Tre Garofani (Qui articolo) e Hosteria Toblino (Qui articolo), arriva la quarta recensione del grande giornalista Nereo Pederzolli per Dolomiti.eat. Tappa alla Stella Alpina. Ecco qui invece il numero speciale dedicato al Festival dell'Economia (Qui le recensioni per la kermesse dello scoiattolo).

 

Defilato, in tutto, ma una sorta di baluardo di socialità, con il cibo quasi a corollario. In quanto è un oresidio sociale, più che gastronomico. Intendiamoci, qui si mangia, ma la sosta è per scambiare qualche parola, per ritrovare una ‘paesaneità’ che in quasi tutte le frazioni di Cavedine è scomparsa. A Brusino, no.

 

Merito di Fabio Berlanda e di sua moglie Maria che da un paio d’anni accudiscono la Stella Alpina come fosse un fiore raro di montagna. Nulla di eclatante, solo la schietta proposta di alcuni piatti nostrani e di una pizza – e questa è la loro specialità – basata prevalentemente su ingredienti reperiti in valle, comunque fornite da contadini, aziende, stalle o cercatori di funghi assidui frequentatori del locale.

 

A partire dalla farina: viene usata solo quella coltivata nei campi attigui, frumento assolutamente a km Zero, grano messo a dimora da quanti aderiscono a Gover, associazione locale di promozione cerealicola, nome che anzitutto richiama il detto dialettale in voga tra i ‘cavedenèri’ per onorare la tecnica per falciare il frumento maturo destinato alla molitura.

 

Un posto semplice, arredo stile Anni ’70, volutamente minimale, salone per il bar, una veranda e un salotto con pochi tavoli. Non esiste un vero e proprio menù. Cambia a seconda dell’andamento stagionale. Riservando grande spazio alle erbe di campo, ai formaggi caserati nelle stalle vicine, a quanto Fabio riesce pure a raccogliere tra i boschi che portano al Cornetto o verso lo Stivo.

 

Pizza rustica, croccante, lunga lievitazione, mirata composizione, pure estetica, tra colori sgargianti e fiori. Ingredienti da mixare a piacere, scegliendoli dalla proposta scritta col gesso sulla lavagna sistemata vicino l’ingresso.

 

Ma a questa osteria/pizzorante/bar non mancano alcune proposte decisamente di tradizione. A partire dalle tagliatelle (quelle larghe, grosse, fatte rigorosamente a mano) con patate e fagioli, una ricetta che in valle viene chiamata ‘cena’, perché si può benissimo riscaldare per un pasto successivo, appunto destinare sia al pranzo che alla cena, pure a qualche rustica colazione mattutina.

 

E ancora. Sguazet, polenta e coniglio, tanti tipi di gnocchi, canederli e via mangiando. Rigorosa la selezione delle birre. Per i legami parentali con emigrati in Belgio, Fabio riesce ad avere delle vere chicche brassicole, servite al meglio. Non da meno i vini, praticamente i più rappresentativi della Valle dei Laghi, tra Nosiola e Rebo, pure qualche buona ‘bolla’.

 

Ecco perché, a Pasqua, per questa edizione del nostro dossier cibario indichiamo la Stella Alpina di Brusino. Per quel ‘tanton’ che non disdegna l’aggiunta alla parola di una ‘T’ per marcare il condimento (appunto: tantonT) ma in pieno equilibrio con il ‘pop’ della proposta. Cibo decisamente ‘popolare’, con piatti indiscutibilmente ‘di trentinità’. A prezzi altrettanto pop e non solo onesti: onestissimi.

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