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"Restiamo Umani": partito da Trento (dopo 3.000 chilometri e l'incontro con Mimmo Lucano) Mpaliza arriva da Papa Francesco: "Noi resistiamo"

Attraversata tutta l'Italia, da Torino a Lampedusa, la marcia arriva a Roma da Papa Francesco (ecco la lettera che gli consegnerà). "Sui social mi sento dire 'Tornatene al tuo paese' o, riferito ai richiedenti asilo, 'Perché sono venuti qui?', 'Perché hanno tutti il telefonino?'. La verità è che la paura e l'odio sono figli dell'ignoranza. Ma l'Italia non è tutta come ci viene descritta. Rivolgiamoci ai giovani e investiamo su dialogo e confronto''

Di Arianna Viesi - 18 ottobre 2019 - 20:06

ROMA. Era partito da Trento il 20 giugno. Il 19 ottobre, John Mpaliza, arriverà a Roma. Nel mezzo molti chilometri, molte persone e molte città. Da Torino a Lampedusa, da Siena a Riace. La marcia "Restiamo Umani", mercoledì pomeriggio, si fermerà davanti a papa Francesco.

 

Una marcia  contro il clima di odio e rabbia che si respira nel nostro Paese. Una marcia per chiedere uno scatto alla società affinché nel Paese si torni a parlare di inclusione, di accoglienza e di diritti. Per tutti. Ed è per questo che John, da qualche anno trasferitosi a Trento, ha deciso di organizzare questo cammino. Il suo nome è molto conosciuto, attivista per i diritti umani e camminatore per la pace, cittadino italiano di origine congolese, si trova in Italia da 26 anni (QUI ARTICOLO).

 

"La nostra marcia sta andando bene - racconta, entusiasta, John -. Stiamo arrivando a Roma, dopo circa quattro mesi. Lungo il cammino abbiamo organizzato tantissimi incontri e conferenze, e incontrato tantissime persone. Circa 9000, tra chi ha camminato con noi e chi ha partecipato alle conferenze. Domenica andremo all'Angelus in Piazza San Pietro e mercoledì consegnerò personalmente la lettera la papa" (lettera che pubblichiamo integralmente in fondo all'articolo).

 

John Mpaliza non ha camminato da solo. Con lui, tappa dopo tappa, tantissime persone e associazioni. "La cosa più bella è che questa marcia ha coinvolto tantissime associazioni, organizzazioni e scuole. Nei vari luoghi sono stati istituiti dei veri e propri comitati che ci hanno aiutato ad organizzare localmente la marcia perché era difficile per noi organizzare tutta la marcia su 105 tappe".

 

John e i suoi compagni sono stati sempre accolti a braccia aperte, ovunque sia arrivata. "In alcuni posti, dove non c'era nulla di preparato, grazie al passaparola, comuni, chiese e associazioni si sono attivate per ospitarci, offrendoci pasti e alloggio. Dico sempre che la provvidenza ci ha aiutati".

 

"La marcia è arrivata anche a Riace, dove ci aspettava Mimmo Lucano. Il 16 e il 17 settembre siamo stati con lui, per lanciare un messaggio importante. Mimmo si sta battendo per fare ripartire il 'Modello-Riace' con la sua 'È stato il vento'. Loro resistono".

 

L'odio è un male difficile da estirpare. "Purtroppo, non è mancato qualche episodio sgradevole. Ma l'onda di bene ha cancellato tutto. I soliti ottusi che, passando in macchina, ci dicevano le solite cose, un po' così. Ma  non è mai successo nulla di particolare".

 

Il panorama politico, da quando John Mpaliza ha iniziato a marciare, è cambiato radicalmente. "Temo però che la situazione non sia ancora cambiata. Ho visto tanta aggressività sui social".

 

"Gli attacchi più duri sono arrivati lì: interventi a gamba tesa sul mio profilo o su quello della marcia. Sui social funziona la logica del branco e quindi partono i soliti 'Tornatene a casa tua' o il 'Cammina cammina' detto in tono sarcastico. Io ho sempre cercato di rispondere pacatamente. Non cediamo alle provocazioni. Perché questo sono: pure e semplici provocazioni. Non hanno argomentazioni, per questo si nascondono dietro i social perché così possono evitare il confronto. Affrontare una persona vuol dire avere argomenti a favore della propria tesi".

 

"Gli 'insulti' che mi vengono mossi sono sempre gli stessi: 'buonista', o 'tornate al tuo paese'. Ma se poi rispondi alle loro illazioni con dati e statistiche, ecco che non riescono più a dire nulla e scappano".  

 

"La cosa bella è che durante alcune conferenze è capitato che qualcuno alzasse la mano facendo le solite domande 'Ma perché devono venire tutti qui? Perché non tornano a casa loro?'. Quando poi gli viene spiegato, con i numeri e i dati, perché queste persone sono arrivate qui e perché non possono tornare a casa, spesso rispondono 'Ah, questa cosa io non la sapevo'. Un giorno, mentre eravamo ospiti in un centro di accoglienza, abbiamo incontrato per caso un turista con il quale siamo arrivati a parlare del senso di questa marcia. Ad un certo punto ha cominciato ad irritarsi e ha iniziato a cavalcare l'onda del 'Vedo tutti i ragazzi con il telefonino in mano'. Tutte quelle persone che vedi, tu sai perché non fanno nulla? Perché non è permesso loro lavorare, non hanno un documento. Perché un immigrato non dovrebbe comunicare con la famiglia? La verità è questa: odio e paura sono figli dell'ignoranza".

 

Una persona lascia il proprio paese non perché vuole farlo, ma perché è costretto a farlo. "Ecco, messi di fronte a questo, non hanno più nulla da dire".

 

"Questa marcia mi ha dato tanto. Ora sta per finire ma fra pochi giorni ripartirò: ci sono tante richieste di incontri, conferenze. Vuol dire che siamo riusciti ad aprire una breccia. L'importante è che le persone si incontrino, riflettano, s'abbraccino".  

 

John Mpaliza ha tanta speranza. "Come tutte le cose, anche questo odio ha avuto un suo inizio e sono sicuro arriverà la sua fine. L'Italia non è tutta come ci viene descritta, come ce la mostrano, spesso si raccontano solo le cose negative, le cose buone non vengono raccontate. Bisogna sforzarsi e raccontare anche le cose positive e, soprattutto, andare verso i giovani. L'odio è in noi adulti, e stiamo contagiando anche loro. Chi ha a cuore questo Paese, deve rivolgersi ai giovani soprattutto e parlare loro del mondo, renderli consapevoli. Bisogna investire culturalmente sul dialogo, sul confronto: è questa l'unica strada percorribile".

 

Alla fine John rivolge un pensiero al suo incontro con papa Francesco: "Gli porteremo il sostegno e la solidarietà di tante persone perché continui a lavorare nella direzione in cui sta lavorando. Perché continui a chiedere più tolleranza, giustizia, pace e accoglienza. Per per tutti".

 

A Papa Francesco, al Presidente Mattarella,

Con la Marcia “Restiamo umani”, vogliamo portare a Lei, Papa Francesco, e a Lei, Presidente Mattarella, la voce dell’Italia che crede nella fraternità tra gli esseri umani, a qualunque nazionalità, etnia, cultura e religione appartengano.

Vi portiamo la voce dell’Italia che resiste alla disumanizzazione.
L’Italia della speranza.

Molti di noi sono impegnati quotidianamente nell’aiuto concreto alle persone più deboli e nel promuovere la cultura della giustizia e della solidarietà.

Amiamo il nostro Paese e non vogliamo che esso diventi preda dell’odio xenofobo e razzista che sta dilagando, sfruttando paure ingigantite ad arte e fomentate dalla propaganda che parte dall’alto e dall’attivismo, spesso violento, di gruppi che si ispirano al fascismo e al nazismo.

Tali ideologie hanno portato alla rovina il nostro Pese e l’Europa nel secolo scorso e alla morte decine di milioni di persone innocenti. Per questo sono bandite dalle nostre leggi.

I gruppi che ad esse si ispirano non possono continuare ad agire impunemente.

Giudichiamo indegno di un paese civile il cosiddetto “decreto sicurezza”, diventato legge, che priva tante persone richiedenti asilo di quei diritti fondamentali che a loro sono riconosciuti dalla Costituzione della Repubblica e dal Diritto internazionale. E cosa dire del “decreto sicurezza bis”? Non esiste che chi salva una vita debba pagare una multa!

Chiediamo che la legge venga bocciata dalla Corte Costituzionale.

Con questa legge, e con altri provvedimenti, l’Italia, paese di emigranti, sta vergognosamente affrontando la migrazione come un problema di ordine pubblico e non come una grande questione sociale qual è.
È importante diffondere una corretta informazione riguardo le cause e le motivazioni che spingono le persone a lasciare la propria casa. Informazione che alimenti la consapevolezza che tutto nel mondo è connesso e che anche noi dobbiamo sentirci coinvolti e corresponsabili in quello che accade, anche se sembra lontano da noi.

Il Governo italiano sta privando del soccorso i profughi che rischiano di affogare nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Italia in cerca di una vita migliore. Tale atteggiamento va contro i principi fondamentali di umanità scritti nel cuore dell’uomo e contro il Diritto internazionale e la nostra Costituzione.

Il Governo italiano continua a sostenere economicamente e militarmente le autorità libiche perché fermino i migranti che cercano di lasciare il paese e perché vengano riportati in Libia nel caso che la Guardia costiera libica li soccorra in mare.
E questo nonostante sia nota la tragica situazione dei migranti trattenuti nei centri di detenzione libici.

Le Nazioni Unite nel rapporto del 20 dicembre 2018, “Desperate and Dangerous - La situazione dei diritti umani dei migranti e dei rifugiati in Libia”, dichiarano: “I migranti e i rifugiati subiscono orrori inimmaginabili durante il loro transito e soggiorno in Libia. Dal momento in cui mettono piede sul suolo libico, sono esposti a uccisioni illegali, torture e altri maltrattamenti, detenzione arbitraria e privazione illegale della libertà, stupro e altre forme di violenza sessuale e di genere, schiavitù e lavoro forzato, estorsione e sfruttamento da parte dello Stato e attori non statali.”.

Il grido di dolore che viene dai lager libici e la denuncia delle Nazioni Unite interpellano la coscienza di ogni persona e impongono all’Italia di cessare di essere corresponsabile di queste spaventose violazioni dei diritti umani.

Il nostro Paese deve invece adoperarsi da subito perché ai migranti imprigionati in Libia siano restituite libertà e dignità e perché i migranti soccorsi in mare non siano riportati sul suolo libico.

In questa situazione, non possiamo rimanere inerti di fronte a tanta disumanità di cui l’Italia è responsabile e corresponsabile con le sue scelte politiche.

Ci rivolgiamo a Lei, Papa Francesco,

per ringraziarLa di cuore del Suo instancabile magistero in difesa delle persone povere, migranti ed emarginate, e di stimolo quotidiano alle nostre coscienze e alle nostre istituzioni perché non si chiudano nell’egoismo e non si lascino vincere dalle propagande che seminano pregiudizi e odio.

Abbiamo bisogno delle Sue parole e dei Suoi gesti, e se ci sono persone che esprimono critiche nei Suoi confronti, noi vogliamo dirLe, con questa Marcia, che siamo in tanti ad esserLe profondamente riconoscenti per quello che dice e per quello che fa.
Continueremo ad impegnarci sulla strada che Lei non si stanca di indicarci.

Ci rivolgiamo a Lei, Presidente Mattarella,

per esprimerLe la nostra profonda stima e riconoscenza per la Sua ferma azione in difesa dei valori della Costituzione della Repubblica.

Ci rivolgiamo a Lei affinché intervenga presso il Governo perché rispetti la Costituzione, il Diritto internazionale e la Legge non scritta dell’umanità, ma radicata nel cuore degli esseri umani, che impongono che si salvino le persone che rischiano di morire in mare e che si aprano i porti alle navi che soccorrono i migranti.

Ci rivolgiamo a Lei perché, di fronte alla tragedia dei lager libici, intervenga presso il Governo perché l’Italia rispetti le raccomandazioni delle Nazioni Unite che chiedono che “qualsiasi cooperazione e/o sostegno fornito nell’ambito degli accordi bilaterali o regionali di gestione della migrazione con le istituzioni libiche sia coerente con i diritti umani internazionali e altri obblighi di legge internazionali pertinenti” e perché tale cooperazione e sostegno fornito alla Libia “non contribuiscano o non favoriscano, direttamente o indirettamente, le violazioni dei diritti umani”.

Ci rivolgiamo a Lei, quale garante della Costituzione, perché Governo, Magistratura e Forze dell’ordine abbandonino ogni atteggiamento di tolleranza nei confronti del razzismo e del fascismo.

Ci rivolgiamo a Lei, perché l’Italia che ripudia la guerra, secondo la nostra Costituzione, cessi di produrre ed esportare armi che finiscono per alimentare guerre sanguinose e disumane in Paesi poveri come lo Yemen, dove migliaia di civili, tra cui tantissimi bambini, sono morti e continuano a morire.

Ci rivolgiamo infine a tutti gli Italiani,

perché ritrovino quello spirito di umanità radicato profondamente nella storia del nostro Paese, che è stato la culla dell’Umanesimo e dei suoi incomparabili capolavori di arte, di cultura, di spiritualità, di esaltazione della dignità umana.

Non possiamo tradire il meglio di noi stessi.

Il Comitato organizzatore.

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