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Un "ponte di corpi" fra 31 piazze d'Europa. Anche Trento scende in piazza contro la criminalizzazione della solidarietà

Anche Trento scende in piazza per denunciare le violenze lungo la rotta balcanica e a sostegno di attivisti e volontari di Ong come Linea D'Ombra o Mediterranea Saving Humans, accusate di favoreggiamento all’immigrazione clandestina 

Di Laura Gaggioli - 06 marzo 2021 - 19:40

TRENTO. Sono più di 31 le piazze nazionali ed europee che, sabato 6 marzo, hanno deciso di mobilitarsi per denunciare le violenze e i respingimenti lungo la rotta Balcanica e per manifestare solidarietà con chi viene criminalizzato per le attività di sostegno alle persone migranti. Tra le città presenti anche Trento, con Assemblea Antirazzista in piazza d’Arogno

 


 

“Viviamo decisamente in un mondo che funziona alla rovescia. Mentre migliaia di persone vengono bloccate lungo la cosiddetta rotta balcanica e altre migliaia vengono abbandonate nei lager libici, respinte o lasciate morire nel Mar Mediterraneo, la magistratura italiana si accanisce contro chi pratica azioni di solidarietà e di salvaguardia della vita in terra e in mare - commentano i sostenitori dell'evento - il 23 febbraio la Procura di Trieste ha perquisito alle 5 del mattino l'abitazione privata di Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi dell'associazione Linea D'Ombra, sequestrando i telefoni personali, oltre ai libri contabili dell’associazione e diversi altri materiali".

 

"Gian Andrea è accusato di appartenere a un’organizzazione criminale perché insieme ai volontari e volontarie dell'associazione è attivo ogni giorno in un presidio solidale in piazza Libertà a Trieste e, lunedì 2 marzo, la Procura di Ragusa, ha invece colpito Mediterranea Saving Humans, ordinando perquisizioni in tutta Italia, in abitazioni, sedi sociali e sulla nave Mare Jonio. Come Assemblea Antirazzista vogliamo dimostrare la nostra vicinanza e solidarietà a chi viene criminalizzato, rispondere alla macchina del fango che si è generata dopo le operazione di polizia e ricordare cosa avviene nei Balcani e in Libia”.

 

L’iniziativa "Un ponte di corpi” ha voluto così creare un ponte simbolico lungo i confini e nelle diverse piazze, per chiedere una reale accoglienza e l'apertura delle frontiere, ma anche per impedire che la solidarietà sia considerata reato.

 


 

“L’Europa è chiusa in una gabbia, pronta a respingere e a condannare - spiega Marco Baino, educatore e attivista trentino - ma è un filo sottile quello che divide un aiuto umanitario considerato gesto di solidarietà da un altro considerato reato. Sta a ognuno di noi creare il filo della fiducia, una fiducia misurata da fatti e non solo da documenti di identità. Bisogna insegnare le differenze per combattere il pregiudizio e uscire dagli stereotipi per non confondere più un atto di solidarietà con un’azione criminale”.

 

“E’ un gesto politico - spiega poi Stefano Bleggi dell’Assemblea Antirazzista di Trento - perché è proprio la politica, quella italiana e europea, che è responsabile dell’ambiguità delle sue direttive e delle sue leggi. Solo nel 2018 sono state indagate 108 persone con l’accusa di favoreggiamento all’immigrazione clandestina e altri reati, ma non possiamo limitarci a reprimere tutti i movimenti immigratori senza chiederci le cause e le motivazioni”.

 

Arriva così anche da Spazio Aperto Be.Brecht, a nome di Francesco Esposito, decano di Controcultura, la richiesta di invio di un telegramma di scuse e di solidarietà, da parte dell’attuale governo italiano, ai coniugi di Trieste, Loredana Fornasir e Gian Andrea Franchi: “Viva la solidarietà nemica dell’individualismo indifferente”.

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