Un "ponte di corpi" fra 31 piazze d'Europa. Anche Trento scende in piazza contro la criminalizzazione della solidarietà
Anche Trento scende in piazza per denunciare le violenze lungo la rotta balcanica e a sostegno di attivisti e volontari di Ong come Linea D'Ombra o Mediterranea Saving Humans, accusate di favoreggiamento all’immigrazione clandestina
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TRENTO. Sono più di 31 le piazze nazionali ed europee che, sabato 6 marzo, hanno deciso di mobilitarsi per denunciare le violenze e i respingimenti lungo la rotta Balcanica e per manifestare solidarietà con chi viene criminalizzato per le attività di sostegno alle persone migranti. Tra le città presenti anche Trento, con Assemblea Antirazzista in piazza d’Arogno.
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“Viviamo decisamente in un mondo che funziona alla rovescia. Mentre migliaia di persone vengono bloccate lungo la cosiddetta rotta balcanica e altre migliaia vengono abbandonate nei lager libici, respinte o lasciate morire nel Mar Mediterraneo, la magistratura italiana si accanisce contro chi pratica azioni di solidarietà e di salvaguardia della vita in terra e in mare - commentano i sostenitori dell'evento - il 23 febbraio la Procura di Trieste ha perquisito alle 5 del mattino l'abitazione privata di Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi dell'associazione Linea D'Ombra, sequestrando i telefoni personali, oltre ai libri contabili dell’associazione e diversi altri materiali".
"Gian Andrea è accusato di appartenere a un’organizzazione criminale perché insieme ai volontari e volontarie dell'associazione è attivo ogni giorno in un presidio solidale in piazza Libertà a Trieste e, lunedì 2 marzo, la Procura di Ragusa, ha invece colpito Mediterranea Saving Humans, ordinando perquisizioni in tutta Italia, in abitazioni, sedi sociali e sulla nave Mare Jonio. Come Assemblea Antirazzista vogliamo dimostrare la nostra vicinanza e solidarietà a chi viene criminalizzato, rispondere alla macchina del fango che si è generata dopo le operazione di polizia e ricordare cosa avviene nei Balcani e in Libia”.
L’iniziativa "Un ponte di corpi” ha voluto così creare un ponte simbolico lungo i confini e nelle diverse piazze, per chiedere una reale accoglienza e l'apertura delle frontiere, ma anche per impedire che la solidarietà sia considerata reato.
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“L’Europa è chiusa in una gabbia, pronta a respingere e a condannare - spiega Marco Baino, educatore e attivista trentino - ma è un filo sottile quello che divide un aiuto umanitario considerato gesto di solidarietà da un altro considerato reato. Sta a ognuno di noi creare il filo della fiducia, una fiducia misurata da fatti e non solo da documenti di identità. Bisogna insegnare le differenze per combattere il pregiudizio e uscire dagli stereotipi per non confondere più un atto di solidarietà con un’azione criminale”.
“E’ un gesto politico - spiega poi Stefano Bleggi dell’Assemblea Antirazzista di Trento - perché è proprio la politica, quella italiana e europea, che è responsabile dell’ambiguità delle sue direttive e delle sue leggi. Solo nel 2018 sono state indagate 108 persone con l’accusa di favoreggiamento all’immigrazione clandestina e altri reati, ma non possiamo limitarci a reprimere tutti i movimenti immigratori senza chiederci le cause e le motivazioni”.
Arriva così anche da Spazio Aperto Be.Brecht, a nome di Francesco Esposito, decano di Controcultura, la richiesta di invio di un telegramma di scuse e di solidarietà, da parte dell’attuale governo italiano, ai coniugi di Trieste, Loredana Fornasir e Gian Andrea Franchi: “Viva la solidarietà nemica dell’individualismo indifferente”.





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