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Agitu uccisa con dei colpi di martello, l'amica: ''Non riesco a crederci, ci eravamo da poco sentite al telefono''. Sospetti su una persona

Il tremendo omicidio a Frassilongo nel maso dove la donna era andata a vivere da qualche anno. Sono in corso le indagini da parte dei Carabinieri di Trento e non si esclude nessuna pista. L'arma del delitto sarebbe una mazzetta trovata dagli inquirenti  (QUI L'AGGIORNAMENTO)

Di Nereo Pederzolli, Giuseppe Fin - 29 December 2020 - 23:38

FRASSILONGO.  Una mazzetta e un colpo violento in testa. E' stata uccisa in questo modo Agitu Ideo Gudeta, la pastora trentina diventata simbolo d'integrazione per tutta Italia.

 

L'allarme è stato dato attorno alle 17.30 di martedì da alcuni amici. Il suo corpo, a maso Villata a Frassilongo, è stato trovato dai carabinieri riverso a terra e con profonde ferite alla testa che si sono rivelate fatali.

 

Le indagini portate avanti immediatamente dai carabinieri hanno consentito il rinvenimento dell'arma del delitto. Si tratterebbe di una mazzetta di medie dimensioni che l'omicida ha usato per uccidere Agitu. La morte, da una prima analisi, sarebbe avvenuta nelle ultime 24 ore. 

 

Frassilongo già nel 1994 era stato teatro di un altro omicidio. Proprio a maso Villata. Fu il caso di Arturo Sardagna che massacrò lo zio Lodovico Offer a calci e pugni con la complicità di un cugino. Avvenne il 16 novembre e fu un'altra brutale tragedia.

 

Agitu era conosciuta in tutta Italia e non solo, qualche anno fa era stata protagonista anche al Festival di Internazionale di Ferrara con una sala piena di giovani per ascoltare la sua storia. Era arrivata a Trento nel 2010 dopo essere scappata dalle violenze e dagli scontri in Etiopia e dopo aver ricevuto diverse minacce dal governo. Una storia unica la sua che ha fatto breccia nel cuore di molti per l'entusiasmo che metteva in ogni cosa e per l'amore verso gli altri.

 

Appena arrivata in Trentino aveva lavorato in un bar per riuscire a racimolare qualche soldo e realizzare i propri sogni. Sogni che un po' alla volta era riuscita a costruire con un allevamento di capre. Da poco aveva aperto il suo primo punto vendita a Trento in piazza Venezia.

 

Nel 2018 era stata costretta a rivolgersi alle forze dell'ordine dopo aver ricevuto delle minacce di morte (QUI L'ARTICOLO). Poco dopo la sua denuncia un uomo era stato arrestato per stalking finalizzato alla discriminazione razziale. Lo scorso gennaio era stato condannato a 9 mesi per lesioni dal Tribunale di Trento.

 

Come già detto sono in corso le indagini da parte dei Carabinieri per trovare chi sia stato a compiere l'orrendo omicidio. Non si esclude nessuna pista, al vaglio dei militari le posizioni di alcune persone tra le quali anche quella di un giovane dipendente. 

 

La notizia della sua morte ha gettato nel dolore un'intera comunità. “Una donna alla quale noi tutte vorremmo somigliare” è così che Noris Cunaccia ed Elisabetta Nardelli ricordano Agitu Ideo Gudeta. Le sue due amiche più care l’avevano sentita al telefono appena qualche ora prima del tragico omicidio. Serena, chiusa in casa per superare un raffreddore, stanca ma orgogliosa di aver praticamente concluso la ‘campagna di Natale’. Vale a dire: confezionare una miriade di pacchetti con le sue produzioni casearie da consegnare ad un’affezionata clientela. Allibite da una notizia che non riescono neppure a immaginare.

 

“Non riesco a crederci. Impossibile, era la vitalità in persona – dichiara sconvolta Noris Cunaccia, la ‘signora delle erbe’ della Val Rendena che con Agitu condivideva i mercati più sani, veritieri, decisamente ‘slow food’ – sono stata al telefono potrei dire per ore. Discutevamo di tutto, per me era una sorella. Sempre serena, propositiva. Progettava tante iniziative, in un mix tra produzioni casearie e coltivazioni orticole. Per concretizzare ulteriormente i suoi sogni, per dimostrare che lei era capace di superare incomprensioni, anche – inutile negarlo – forme non tanto sopite di razzismo”.

 

Stesse considerazioni di Elisabetta Nardelli, vulcanica animatrice del cibo di tradizione anche nel suo ruolo di funzionaria di Trentino Marketing. “Era solo stanca, per il lavoro. Nelle ultime settimane aveva faticato anche fino alle 2 di notte. Ma soddisfatta dal fatto che molte sue ‘creature’ stavano prendendo forma. In primis il negozio di piazza Venezia a Trento, diventato in pochi mesi un punto di riferimento prioritario per la ricerca e la tutela del vero formaggio di tradizione montanara. Poi la certezza di portare a termine i lavori di ristrutturazione del vecchio asilo infantile acquistato a Frassilongo. Doveva diventare un agritur, una fattoria didattica. Solo la pandemia ha frenato la ristrutturazione edilizia, ma per marzo era prevista l’apertura. E ancora: la rete capillare con ristoratori. Un vulcano d’idee, di suggerimenti, di squisita spontaneità”.

 

Elisabetta evoca momenti memorabili con Agitu assoluta protagonista. Come il Salone Cheese del 2014 quando a Brà era salita sul palco allestito da Slow Food per ricevere il massimo riconoscimento in merito alla sua bravura non solo di ‘pastora e casara’, ma anche una donna che dimostrava coraggio e determinazione contro ogni stereotipo. Agitu era punto di riferimento per diversi ‘interpreti del gusto’, soprattutto quanti producono con criteri di sostenibilità ambientale, sociale, economica.

 

A lei si rivolgevano i cuochi più attenti, come lo chef stellato Alfio Ghezzi che aveva la selezione dei suoi formaggi, assieme ad altri artefici della qualità più schietta del Trentino, da Andrea Paternoster, mielicoltore di Castel Thun e altri giovani entusiasti d’intraprendere un mestiere relegato nel passato come ingiustamente viene considerata la pastorizia. Sogni e progetti tragicamente interrotti da un efferato assassinio.

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