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Come Deliveroo ha salvato la piccola gastronomia bolzanina durante il lockdown: "Abbiamo pagato l'affitto e le spese chiudendo le sale ma non le cucine"

Le compagnie di consegna cibo a domicilio, come Deliveroo, durante il periodo di lockdown si sono rivelate una vera e propria salvezza per esercenti e piccole gastronomie. Stefano Apolloni, titolare de "La piadineria Romagnola" di Bolzano: "Normalmente la compagnia fattura ogni 15 giorni, ma in quelle settimane si è passati a 7 giorni. E' stato un gesto di vicinanza, oltre ai messaggi e ai contatti personali che hanno affidato ai rappresentanti di zona. Ci telefonavano per sapere come stava andando il lavoro"

Di Lucia Brunello - 05 giugno 2020 - 11:16

BOLZANO. Durante il periodo di lockdown, tutti i ristoranti si sono trovati costretti a chiudere, nessuno escluso. Una soluzione però di grande efficacia ha permesso a numerose attività gastronomiche di continuare a lavorare (e a guadagnare abbastanza da pagarsi l'affitto) rispettando tutte le norme di sicurezza anti contagio. Stiamo parlando della consegna di cibo a domicilio che ha permesso ai ristoranti di chiudere le sale, ma non le cucine.

 

Il sevizio a domicilio è stata un’ancora di salvezza per molti esercenti altoatesini, anche le piccole gastronomie. L’incontro tra la microimpresa e i grandi player mondiali ha rappresentato una strada per la resistenza durante il lockdown per diversi di loro, anche in Alto Adige. A spiegarci nel dettaglio vantaggi e difficoltà di questo abbraccio imprenditoriale è Stefano Appoloni, titolare de “La Piadineria Romagnola” di via Dalmazia. “Deliveroo ci ha permesso di pagare con regolarità l’affitto e le spese. In un periodo come quello passato una grande conquista, non posso negarlo. Non tutto, però, è così semplice e positivo affidandosi alle consegne automatizzate a domicilio“.

 

Ogni portale, anzitutto, ha il suo sistema organizzativo. “Partiamo da Deliveroo. Il sito si trattiene il 30% secco della vendita. Il fattorino, poi, viene pagato 5 euro a consegna suddivisi in 2,50 euro a carico dell’esercente e 2,50 euro a carico del cliente finale. Alla fattura mensile, inoltre, vanno decurtati 40 euro per il tablet che Deliveroo ti obbliga ad avere e che l’esercente paga con questa trattenuta fino a copertura del costo. Da quello che rimane vanno poi sottratti il corrispettivo allo Stato per gli incassi e le tasse statali. L’utile che rimane in cassa, dunque, varia dal 12 al 30% con un calcolo spannometrico”.

 

Ne vale quindi la pena? “Per la cifra di incasso no, ma per la mole di lavoro ed ordini che porta con sé, assolutamente sì. Le due cose, dunque, vanno a bilanciarsi in una certa misura rendendo il sistema, sopra certe soglie di ordini, conveniente”.

 

Se, tuttavia, il cliente venisse direttamente in negozio a prendere la piadina risparmierebbe lui e anche voi? “Beh, sì. Questo lo dice la logica matematica - continua - perché lui non pagherebbe i 2,50 euro di consegna e noi eviteremmo il 30% del servizio di delivery. L’ideale, tuttavia, è che i due sistemi convivano perché è anche vero che grazie a Deliveroo molte persone ti conoscono e, in un secondo momento, arrivano in negozio. Sono clienti che, senza l’approdo sulla piattaforma, l’esercente non avrebbe mai avuto. Per alcuni versi essere su Deliveroo può anche essere considerato un investimento pubblicitario”.

 

Durante il difficile momento del lockdown sono anche cambiate alcune regole per affrontare l’emergenza. “Normalmente Deliveroo fattura ogni 15 giorni - spiega - ma in quelle settimane è passato a 7 giorni, ogni giovedì, accordandosi con le banche per accreditarci i soldi sui conti correnti lo stesso giorno. Di norma bisogna attendere 3-4 giorni. E’ stato un gesto di vicinanza oltre ai messaggi e ai contatti personali che hanno affidato ai rappresentanti di zona. Ci telefonavano per sapere come stava andando il lavoro in generale e anche in alcuni particolari tecnici. Aspetto non banale”.

 

Leggermente diverse le impostazioni di Just Eat. “Qui la commissione che l’esercente deve pagare alla piattaforma è del 18% perché la consegna deve organizzarla in autonomia. Il titolare del locale è più esposto al rischio perché, concedendo al cliente la possibilità di saldare in contanti, può capitare di incappare in scherzi sgradevoli”. E’ accaduto? “Sì, esci con il prodotto e torni a casa con le piadine perché il cliente non c’era oppure ti hanno fatto uno scherzo. Purtroppo poi la merce devi buttarla: uno spreco economico e immorale”. E la bolzanina Mangio a Casa? “Stessa impostazione di Deliveroo, fatta eccezione per le funzioni legate al tablet in dotazione. Mi riferisco all’invio della notifica push della ricezione dell’ordine, della partenza del fattorino o la possibilità di stornare prodotti dal menù se quel giorno manca la materia prima. La comunicazione al cliente è immediata”, spiega Apolloni.

 

Lavorare solo a domicilio, comunque, non è semplice. “Non può nemmeno bastare per una piccola impresa – continua il titolare – perché, come spiegato, i margini sono piuttosto ristretti. Non nascondo di averci pensato, ma il cliente in negozio rimane fondamentale. Anche per il contatto diretto con la gente”. Persone che, in queste settimane, hanno un po’ modificato le loro abitudini. “A pranzo lavoriamo di più, abbiamo ritmi molto elevati soprattutto nel settore del delivery ma alla sera la contrazione è evidente. I bolzanini dopo le 20 o le 21 non si vedono più per strada e tendono anche a cucinare di più a casa. Non so dire se si tratti di un cambio di abitudine temporaneo o definitivo rispetto a quello che abbiamo vissuto ma sia io sia molti colleghi abbiamo registrato questo spostamento dei carichi nella distribuzione del lavoro. Noi, come al solito, dobbiamo essere bravi ad interpretare i cambiamenti sociali adattandoci e non facendoci spaventare sfruttando pure le nuove tecnologie. Sono strumenti: studiamoli e valorizziamoli”, conclude.

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