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Coronavirus e stagione invernale, la Filt Cgil: ''Ottimismo di Failoni prematuro. Si pensi anche ai lavoratori stagionali e non solo alle società impianti''

La Provincia ha messo sul tavolo 5 milioni per garantire l'innevamento e far partire la stagione a metà dicembre. Ma le incertezze sono ancora tantissime. Stefano Montani: "Tutto il settore va aiutato e non solo una porzione: senza lo sci intere vallate sono destinate a entrare in sofferenza e serve un ragionamento a 360 gradi"

Di Luca Andreazza - 11 novembre 2020 - 13:34

TRENTO. "Un ottimismo dell'assessore Roberto Failoni prematuro e solo di facciata". Così Stefano Montani, segretario della Filt Cgil, dopo che la Provincia si è sbilanciata nel garantire l'avvio della stagione invernale.

 

Ci sarebbe già una data: metà dicembre. Non solo, piazza Dante ha messo sul piatto anche 5 milioni per l'innevamento programmato del demanio sciabile (Qui articolo). "Bene - dice Montani - ma speriamo che le stesse attenzioni che vengono giustamente dedicate alle società del trasporto fune attraverso il ristoro parziale dei 24 milioni di costi da sostenere per l'innevamento artificiale, siano anche riservate ai lavoratori del comparto".

 

Oltre proclami e inviti, le incertezze sono veramente moltissime, i riflessi sulla tenuta occupazione a più livelli sono estremamente alti. Un ruolo fondamentale, anche se non decisivo, viene giocato dai protocolli. Il Dpcm che scade il prossimo 3 dicembre dispone la chiusura di stazioni e impianti per gli sciatori amatoriali. Un nodo sarà la mobilità e la possibilità degli spostamenti, con il mercato estero in fortissima contrazione.

 

"In questo caso - evidenzia Montani - i 700 lavoratori stagionali impegnati nella fune rischiano di non venire assunti fintanto che il protocollo per l'avvio della stagione non sarà condiviso in sede di conferenza Stato-Regionima soprattutto va validato dal Cts. E' poi necessario che il prossimo Decreto del presidente del Consiglio dei ministri autorizzi l'attività sciistica per tutti".

 

Un percorso comunque difficile e recentemente il presidente nazionale dell'Ordine dei medici ha chiesto un lockdown totale di un mese per contenere il contagio. "La Lombardia è poi attualmente zona rossa - dice il segretario della Filt Cgil - Tonale e Folgarida, Campiglio e Pinzolo, ma anche tutte le altre località rischiano comunque di non lavorare". 

 

Ancora le linee guida e i protocolli non sono stati pubblicati. Il Comitato tecnico scientifico non si sarebbe ancora espresso ufficialmente sulle regole da seguire quest’inverno e resta il niet dell'ultimo Dpcm del premier Giuseppe Conte. E se la partenza è fissata indicativamente per metà dicembre, un mese si apre a diverse letture. I primi di dicembre potrebbero essere decisivi: l'innevamento programmato per garantire un miglior piano sciabile e limitare le criticità di scarse precipitazioni naturali richiede programmazione e costi, non basta però azionare i cannoni perché poi le piste devono essere lavorate. E i costi di gestione sono proporzionali alla grandezza della stazione sciistica.

 

Da qui l'intervento provinciale con le iniezioni di risorse. Ma intanto come procedere? Anche perché sono tantissimi gli attori interessati in questa partita, il peso specifico della stagione invernale sul territorio è altissimo, ancora di più dopo una primavera cancellata dal lockdown e un tracollo estivo. C'è anche l'aspetto occupazionale, gli stagionali. Non limitatamente al personale impiegato dalle società impianti: la stima è di circa 7 mila occupati

 

"L'ottimismo di Failoni è tanto prematuro, quanto di facciata. Un annuncio un po' fuori luogo per la situazione attuale. Una fuga in avanti che rischia più di danneggiare che favorire il comparto. Il momento è difficile e il sostegno delle società funiviarie va bene ma si devono considerare i lavoratori: vengano assunti con i normali contratti di durata quadrimestrale tra dicembre e marzo, non quelli spezzatino di un mese. In caso di malaugurata sospensione dell'attività a causa Covid-19 possono così beneficiare del Fondo di solidarietà trentino come avvenuto in primavera e saltano gli ammortizzatori sociali. Si devono prevenire eventuali conseguenze negative per l'emergenza sanitaria. Tutto il settore va aiutato e non solo una porzione: senza lo sci intere vallate sono destinate a entrare in sofferenza e serve un ragionamento a 360 gradi e tenere buoni rapporti con lo Stato che può stanziare finanziamenti importanti", conclude Montani.

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