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Coronavirus, i sanitari come i soldati di Iwo Jima. Un infermiere riproduce la foto della bandiera raccontata anche da Eastwood. "Uniti per combattere il virus"

Davide Bacci, infermiere all'ospedale Fracastoro di San Bonifacio, è stato protagonista di un progetto fotografico per sensibilizzare sull'immane sforzo che stanno facendo i lavoratori della sanità. Armato di macchina fotografica, ha riprodotto il celebre scatto dei soldati statunitensi a Iwo Jima, immortalati nell'atto di issare la bandiera. "Volevo trasmettere l'unità di intenti e di scopo nel combattere il virus, stringendoci attorno alla nostra bandiera"

Di Davide Leveghi - 30 novembre 2020 - 19:55

SAN BONIFACIO. Rivisitare una foto iconica della Seconda guerra mondiale per descrivere la fatica e la tenacia dei lavoratori impegnati in prima linea per combattere il Coronavirus. È questa la finalità del progetto fotografico di Davide Bacci, infermiere all'ospedale Fracastoro di San Bonifacio, in provincia di Verona.

 

Armato di camera fotografica, di una bandiera italiana e del materiale con cui si proteggono i sanitari impegnati nelle corsie d'ospedale, il giovane operatore sanitario ha riprodotto assieme a dei colleghi una fotografia passata alla storia, declinandola però nella difficile realtà attuale. “L'idea è nata dalla passione per la storia e da un lavoro di documentazione sulla vicenda della foto di Iwo Jima – spiega l'infermiere veneto – mi piaceva il senso di unità che si trasmetteva. Unità di intenti e di scopi per raggiungere un obiettivo”.

 

“Così, visto il momento che stiamo vivendo, ho pensato che potesse essere utile lanciare un messaggio in quanto operatore della sanità, capace come nel caso della foto dei soldati statunitensi di esprimere lo sforzo che si sta facendo per raggiungere lo scopo di sconfiggere il virus – continua - volevo farla nostra ed esprimere l'unità che le persone che lavorano negli ospedali stanno mostrando unendosi per il nostro Paese”.

 

Contattati alcuni colleghi, Bacci ha quindi cercato il set perfetto per poter allestire la rivisitazione di quel celebre scatto, con cui il fotografo dell'Associated Press Joe Rosenthal immortalò sei soldati statunitensi nell'atto di issare la bandiera a stelle e strisce sulla cima del Monte Suribachi, nell'isola di Iwo Jima. Teatro di uno degli scontri più sanguinosi dell'avanzata statunitense nel Pacifico, quella per la conquista dell'isola-fortezza fu battaglia resa altrettanto celebre da due pellicole di Clint Eastwood, con cui si raccontano proprio la storia della foto da una parte (Flags of our fathers, 2006) e dall'altra la guerra vista dalla prospettiva giapponese (Letters from Iwo Jima, sempre del 2006).

 

Ho contattato dei colleghi che lavorano guidando le ambulanze o come soccorritori, acquistato le tute e il materiale su internet e trovato un luogo che potesse offrire l'ambientazione come il Monte Suribachi – spiega Bacci – questo l'ho trovato vicino a casa, nelle colline del Soavese. Ci siamo accordati sul giorno, attenti alla sicurezza e al rispetto delle regole sugli spostamenti. Come i soldati di Iwo Jima, i sanitari bardati con le tute come in ospedale o sul lavoro issano la bandiera, mostrando unità e coraggio nel combattere la battaglia che caratterizza questa nostra generazione”.

 


 

Lungi dal voler tracciare un parallelo fra la guerra e il Coronavirus, l'infermiere sambonifacese ha tratto ispirazione dalla propria esperienza personale per sensibilizzare la popolazione nei confronti della sfida dei nostri tempi: sconfiggere il virus. “Personalmente lavoro nell'area 'pulita', non a stretto contatto con i pazienti Covid. Nell'ospedale di San Bonifacio però non mancano certo i pazienti ricoverati per il virus, una sessantina attualmente. Per questo volevo sensibilizzare verso il ruolo dei sanitari, che concorrono a combattere questa battaglia. Una sfida a cui siamo chiamati. Non è una guerra, ma è comunque una battaglia che dobbiamo combattere tutti assieme, stringendoci attorno alla nostra bandiera”, conclude.

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