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Coronavirus, la task force: “Nello scenario peggiore diffusi scoppi di violenza e collasso della Pat con l'aumento di scelte impulsive e rischiose”

Gli esperti della task force hanno preso in considerazione 4 possibili scenari: se nel migliore dei casi la vita tornerebbe in breve tempo alla sua normalità, nel contesto peggiore si prevedono “la probabile uscita dell’Italia dall’Ue, istituzioni allo sbando e il ritorno all’agricoltura di sussistenza”

Genova G8 2001, Carica della polizia, foto di Ares Ferrari - Immagine messa a disposizione da witCamillo (Wikipedia)
Di Tiziano Grottolo - 05 maggio 2020 - 06:01

TRENTO. Nei giorni scorsi è stata pubblicata la relazione elaborata dalla squadra di 15 esperti coordinati da Enrico Zaninotto, si tratta di un ampio studio sull’emergenza coronavirus che ha investito il Trentino dove sono specificate le linee guida che la Pat dovrebbe seguire per uscire dalla crisi e affrontare al meglio la Fase 2. All’interno della relazione sono stati presi in considerazione anche diversi scenari che potrebbero svilupparsi nel futuro prossimo.

 

Le ipotesi sull’evoluzione dell’emergenza Covid-19 sono quattro, individuate a seconda della durata della minaccia epidemiologica e dell’intensità delle sue ripercussioni sociali ed economiche. Per ciascuno vengono descritti gli effetti sulla coesione sociale, le istituzioni e il tessuto produttivo. Si va dallo “scampato pericolo” – caratterizzato da un rapido ritorno alla normalità, dalla diffusione di un senso di ottimismo, dall’aumento della fiducia dei cittadini e di un forte rimbalzo della produzione economica – fino a quello che è stato definito un radicale “cambio di paradigma” – che vedrebbe un irreversibile sfaldamento del tessuto socio-economico e della tenuta istituzionale.

 

“L’individuazione dei diversi scenari – spiegano gli esperti – è propedeutica all’ideazione di una strategia d’intervento adattiva”. Ad esempio, per delineare la strategia e le mosse consigliate dagli esperti, è stato preso in considerazione uno scenario intermedio di sostanziale tenuta, ma fortemente condizionato dalla necessità di introdurre massicce innovazioni a livello amministrativo, sociale e imprenditoriale. Ad ogni modo, se nel migliore dei casi, nello scenario di “Pericolo scampato” la vita tornerebbe in breve tempo alla sua normalità con un diffuso senso di ottimismo, la faccenda cambia drasticamente analizzando lo scenario peggiore, il cosiddetto “Cambio di paradigma” dove si immagina una durata della crisi lunga e con un impatto grave.

 

Tenendo presente che quest'ultimo scenario è del tutto ipotetico, gli esperti prevedono un aumento dell'antagonismo tra centri urbani, aree rurali e montane con “diffusi scoppi di violenza, aumento dei pregiudizi verso le minoranze contestualmente all’incremento dell’individualismo”. Di pari passo aumenterebbe la tendenza a compiere a scelte impulsive e rischiose fino al diffondersi di “tendenze di gregge” con un calo drammatico dei servizi.

 

Sul fronte istituzionale la situazione precipiterebbe con molto paesi che vorrebbero lasciare l’Unione Europea, fra questi anche l’Italia. Da questo punto di vista gli esperti parlano di un “abbandono probabile assieme al tentativo di stampare una nuova moneta nazionale, con inflazione fuori controllo già nel medio termine”. Allo stesso tempo il problema del debito pubblico imporrebbe scelte dolorose sulla tassazione, ciò comporterebbe continue polemiche tra Governo, Regioni e Province rendendo la collaborazione impossibile. Fra le ipotesi avanzate c’è quella che vede: “La Provincia di Trento perdere il controllo della situazione, senza una visione strategica e con interventi contraddittori” con la conseguente “perdita di fiducia dei cittadini nel sistema trentino e caduta della disponibilità delle parti sociali a collaborare tra loro”.

 

Danni terribili anche sui mercati locali, nazionali e internazionali “in crisi strutturale”, quindi caratterizzati da eccessi di capacità produttive. “La crescita – sottolineano gli esperti – si interrompe perché non ci sarebbero risorse per l’innovazione e i salari perderebbero il loro valore aggiunto”. Molti i fallimenti uniti al crollo degli arrivi internazionali, il settore manifatturiero entrerebbe in crisi per le difficoltà di approvvigionamento e per la fatica a spostarsi su nuovi mercati. L’inflazione elevata dei prezzi dei prodotti alimentari spingerebbe molte persone ad affidarsi all’agricoltura di sussistenza.

 

Questo dunque quello che possiamo attenderci dallo scenario peggiore, qualora l’emergenza legata al coronavirus dovesse prolungarsi per molto tempo. Fortunatamente secondo i componenti della task force nei prossimi mesi ci troveremo ad affrontare uno scenario intermedio di sostanziale tenuta, gli esperti però mettono in guardia: “Il quadro delle ipotesi delineate mostra l’importanza, in termini di impatto determinante, delle misure di intervento dell’Amministrazione provinciale e della capacità di reazione collaborativa dei trentini. È dall’efficacia delle iniziative e dalla coesione sociale – concludono – che dipenderà la collocazione del Trentino nel quadro degli scenari delineati”.

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