Contenuto sponsorizzato

Coronavirus, l'ex presidente Pacher: ''Da Von der Leyen che chiede scusa all'Italia ai nostri amministratori che non chiedono scusa ai cittadini. E' la lezione delle responsabilità''

La lettera dell'ex presidente della Provincia, Alberto Pacher, sulla stagione che stiamo vivendo. Una stagione fatta di eventi, immagini e pensieri potenti che devono farci riflettere ma anche far capire che solo trovando un modo più consapevole, adulto e dolce per rapportarci con l’altra parte del nostro reale, staremo tutti meglio

Di Alberto Pacher - 20 aprile 2020 - 20:09

TRENTO. Immagini forti, contraddittorie che ci porteremo sicuramente dietro da questa esperienza, per certi aspetti straordinaria, di coronavirus. Sono descritte in questa lettera di Alberto Pacher, ex presidente della provincia di Trento, con la quale cerca in qualche modo di approfondire il significato di alcuni eventi che sono successi negli ultimi mesi.  Dalle scuse all'Italia di Ursula Von der Leyen all'assenza di quelle di chi ha responsabilità di governo locale e nazionale per il tanto male fatto al sistema sanitario. E ancora, l'immagine potente di papa Francesco, da solo, in piazza San Pietro alla Benedizione Urbi ed Orbi alle conferenze della Protezione civile. Ed infine il mondo che in queste settimane cerca con tutta la sua potenza di farci vedere come potrebbe essere se solo riuscissimo a vivere in modo diverso. 

 

Ecco la lettera

 

Adesso che la grande onda di piena della diffusione del Covid sembra passata cominciamo a fare i conti con un progressivo, lento, ritorno alla normalità: anzi, forse è più prudente dire che ci stiamo preparando ad una nuova normalità che ci accompagnerà per molto tempo, forse per sempre.

 

Tra le molte incognite che abbiamo di fronte, una cosa mi sembra ormai assodata: da noi, da ciascuno di noi, dai nostri comportamenti e dalla nostra responsabilità dipenderà, per buona parte, se e quando (e come) usciremo da questa epidemia. Per questo credo che anche quando - e spero presto - le misure di costrizione verranno progressivamente allentate questo non potrà essere una sorta di “libera tutti”, di ritorno a tutto come era prima.

 

Sarà un progressivo spostamento del governo dei comportamenti individuali e collettivi, dalla fase del governo imposto dall’esterno a quella del governo gestito dalla coscienza e dalla responsabilità di tutti e di ciascuno. Non sarà facile, non sarà scontato l’esito. Per quanto a noi piaccia rappresentarci diversi, e certamente siamo molto meglio di come eravamo qualche decennio fa, siamo un po' meno abituati di altri popoli a questa responsabilità che assume su di sè il centro del sistema dei doveri. Vedremo, dovremo impegnarci tutti ad un cambio di punto di vista, davvero rilevante. E dovremo farlo anche per essere più preparati ad altre probabili sfide a cui verremo chiamati in futuro.

 

Chissà se è questa del sars cov 2 la grande pandemia, il big one che i virologi attendono con trepidazione (se si desidera alimentare la propria preoccupazione raccomando la lettura di “Spillover” di D.Quemman) o se la sequenza delle epidemie che hanno accompagnato gli ultimi decenni (dall’AIDS alla sars a ebola) è destinata a proseguire. Vedremo, dobbiamo riporre fiducia nella scienza, impegno e lungimiranza nel rinforzo dei sistemi sanitari, consapevolezza nei nostri comportamenti.

 

Ma poi, alla fine, che ci porteremo dietro di questa per molti aspetti straordinaria stagione del COVID ? Quali saranno le immagini, le frasi, i ricordi che ci richiameranno ad un periodo in cui tutti siamo stati chiamati a stravolgere i nostri comportamenti e le nostre abitudini? E’ presto, lo so, per tracciare una sorta di consuntivo del nostro personale e collettivo lockdown. Chissà quante suggestioni, e immagini, condivideremo nelle prossime settimane e mesi.

 

Però, pur consapevole dei limiti di questa operazione, vorrei proporre un primo, assolutamente limitato, personale e revocabile, catalogo dell’era Covid. E dato che questa era ha, o almeno a me pare abbia, proposto situazioni ed immagini molto diverse e spesso contraddittorie, così come molto diversificata, e spesso contraddittoria è la realtà che stiamo vivendo, quello che vi vorrei proporre è un catalogo, diciamo così, per immagini contrapposte.

 

La prima coppia di immagini che vorrei proporre vede da un lato Ursula Von der Leyen - la presidente della Commissione Europea - e dall’altra uno qualsiasi dei Presidenti nostrani. Al di là delle valutazioni di merito, peraltro rilevanti, quello che a me ha colpito è stato sentire la Presidente chiedere scusa all'Italia. Sembra banale, ma quanti di noi hanno sentito qualcuno tra coloro che hanno responsabilità di governo locale o nazionale, chiedere scusa per quanto fatto di male sui sistemi sanitari, chiedere scusa agli ospiti delle RSA, chiedere scusa per la grave mancanza di dispositivi di protezione individuali (forse la principale causa che ha portato ospedali e RSA a diventare dei veri incubatori del contagio), chiedere scusa per le gravi sottovalutazioni iniziali, chiedere scusa per.... ? Certo, molto dipende dalla qualità delle persone e, si dirà, dobbiamo prendere quello che passa il convento, dobbiamo, come si dice dalle nostre parti, fare la polenta con la farina che abbiamo a disposizione. Però, me lo si lasci dire a costo di sembrare retorico, credo che questa differenza stia anche nel fattore di genere. Ursula Von der Leyen ha dato una dimostrazione di cosa può essere la politica - e la sua rappresentazione - depurata di quel micidiale mix tra fragilità narcisistica e retorica al testosterone che porta molti dei protagonisti della scena politica nazionale e locale a darsi sempre ragione, a dare sempre la colpa a qualcun altro (di solito al livello politico superiore o comunque altro ) a non chiedere mai scusa. Non sempre le donne in politica fanno la differenza, ma questa volta ed in questa occasione a me pare di sì. Bello.

 

La seconda coppia di immagini che vorrei proporre vede da un lato la Benedizione Urbi ed Orbi di Papa Francesco il 27 marzo, con la straordinaria potenza simbolica dell’uomo da solo, vacillante, affacciato su una Piazza S.Pietro bellissima e struggente, nel silenzio rotto solo dalle campane e le sirene delle ambulanze, sotto la pioggia. Persino la persona più laica e disincantata non può non essere stata toccata dalla forza emotiva di quel momento, dal coraggio di questo Uomo che ha portato a modo suo sé stesso e i propri simboli antichi (per molti aspetti anacronistici e potenti) sulla prima linea del fronte psicologico ed emotivo di questa tragedia collettiva. Le religioni, la Chiesa, si basano spesso e normalmente sulla dimensione simbolica: le stesse liturgie sono sequenze simboliche, immagini che rimandano a qualcosa d’altro. Ma immagini così forti, almeno nella mia esperienza, non se ne vedono spesso. Accanto a queste immagini vorrei mettere le immagini delle quotidiane conferenze stampa della Protezione Civile. Comunicazione essenziale, tendenzialmente asettica, efficiente. Rigorosamente maschile, tra l’altro, a parte la brava ed espressiva interprete della lingua dei sordi(e anche questo una sua qualche forza simbolica, forse non molto positiva, ce l’ha). In fondo, alla Protezione Civile chiediamo questo: di essere presenti, efficienti, determinati e tempestivi. Borrelli ha rappresentato e rappresenta bene questa dimensione operativa del nostro sistema di Protezione Civile che anche in questa occasione ha dato buona prova di sè e ottima prova della motivazione e capacità operativa che pervade le proprie strutture ed ogni singola operatrice ed operatore.

 

Abbiamo bisogno di tutte queste componenti, abbiamo bisogno di poter riporre fiducia nella scienza e nella capacità operativa del sistema civile nel quale viviamo ma anche di qualcosa che ci aiuti a dare un senso più grande - per alcuni spirituale, per altri umano e sociale - a quanto stiamo vivendo. “Abbiate fiducia in Dio e tenete le polveri da sparo all’asciutto”, pare abbia detto Cromwell ai suoi uomini.

 

Ecco, forse in questi giorni e soprattutto nella sua dimensione simbolica, a mancare è stata la politica nel senso più ampio. Avranno le proprie ragioni ponderate ma a me pare sbagliata la sistematica assenza della parte politica nel principale momento di comunicazione civile sulla pandemia. Il Presidente del Consiglio o un qualche ministro avrebbero potuto certamente trovare 20 minuti al giorno per entrare nelle nostre case attraverso la conferenza stampa della Protezione Civile, per aiutarci a trovare il punto di incontro tra la tecnica (peraltro spesso rassicurante) ed il bisogno di dare questo senso collettivo, civile e sociale, alla nostra esperienza. Se non lo fa la politica, a chi dovrebbe spettare ? Per fortuna abbiamo Mattarella, misurato ma capace di fare sentire la propria presenza e vicinanza.

 

La terza coppia di immagini che vorrei proporre vede da un lato uno qualsiasi delle decine o centinaia di migliaia di cartelli arcobaleno (“andrà tutto bene”) e dall’altra le livide riprese notturne dei camion militari carichi di feretri.

 

Lo so bene, quasi sempre questi cartelli sono stati scritti dai bambini e spesso per i bambini, e per i bambini è importante che le proprie paure possano avere una evoluzione positiva (tutte le fiabe, anche le più truci, finiscono con “e vissero per sempre felici e contenti”). Quando questo viene da loro o è destinato a loro, va bene così. Per noi adulti no, non va sempre bene. Che soglia abbiamo dovuto superare ( 5000, 10000, 20000 morti) per riuscire a dirci che non va ne andrà ne è andato per niente bene. Quando potremo affrontare - e quindi poi elaborare - i nostri lutti ed il nostro lutto collettivo, senza il consueto ricorso alle formule consolatorie? Tutto ciò di cui una persona o una comunità non è, o non vuole essere, consapevole non può essere elaborato. Rimane lì, e prima o poi si ripresenta. Forse tutto questo può aiutarci a diventare più consapevoli e realisti, più aderenti ad una realtà in cui vi sia la consapevolezza che i destini individuali non possono che stare in un più grande destino comune e che i comportamenti individuali hanno sempre una valenza sociale e collettiva (nel bene e nel male), una realtà più condivisa nei diritti e nei doveri.

 

Infine, vorrei proporre un’ultima coppia di immagini. Da un lato metterei una qualsiasi delle migliaia di immagini delle nostre città deserte, le spesso bellissime architetture prive del proprio contenuto e dell’intorno sociale, le strade vuote e silenziose. Dall’altra le immagini delle acque trasparenti ( o quasi) dei canali e della laguna di Venezia, le tante immagini delle timide e - penso - trepidanti incursioni di animali non domestici nei nostri tessuti urbani, le immagini satellitari della pianura padana finalmente priva della cappa che ne intorbidisce il cielo. Il nostro silenzio riempito dalle tante voci della natura, dal canto degli uccelli. Restando nella metafora “pneumologica “ è come se al contrarsi del polmone rappresentato dall’uomo e dalla sua spesso debordante ed irresponsabile presenza abbia corrisposto il dilatarsi del polmone naturale. Il mondo naturale ci sta facendo vedere come potrebbe essere, come dovrebbe essere la qualità dell’ambiente in cui viviamo.

 

Che bello sarebbe se dopo questo periodo di “leggerezza forzata” la nostra impronta, il nostro modo di rapportarci con quanto ci sta attorno, cercasse una nuova leggerezza consapevole e responsabile. Quando noi, come stiamo facendo da decenni, lo trattiamo male il mondo, prima o poi, ci tratta male: che sia Vaia, gli incendi in Australia, i fenomeni meteorologici estremi o quant’altro (forse, almeno nelle origini, anche le pandemie ). Magari, se troveremo un modo più consapevole, adulto e dolce per rapportarci con l’altra parte del nostro reale, staremo tutti meglio. In fondo oggi lo abbiamo capito bene che per stare in salute bisogna che entrambi i polmoni stiano bene.

 

 

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 22 dicembre 2020
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

17 gennaio - 16:14

Sono stati trovati 135 positivi tra tamponi molecolari e test antigenici. Oggi sono stati comunicati 4 decessi di cui 3 in ospedale. Analizzati poco più di 2.600 test. Ci sono 88 guarigioni. Il rapporto contagi/tamponi sopra il 5%

17 gennaio - 13:15

La Pfizer ha comunicato, senza alcun preavviso, nel pomeriggio di venerdì 15 gennaio, che avrebbe unilateralmente ridotto le fiale destinate all’Italia nel corso della prossima settimana del 29%

16 gennaio - 19:04

Giovanni è un 87enne che per scelta vive da solo nell'abitato di Cercena'. Il paese più vicino si trova a 2 chilometri di distanza, ma lui si è sempre arrangiato, fino almeno a questo inverno, quando le abbondanti nevicate hanno reso necessario l'aiuto dei paesani, saliti con le ciaspole per rifornirlo di legna e viveri. Il sindaco di Val di Zoldo Camillo De Pellegrin: "Con lui la montagna non si spopola"

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato