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Coronavirus, l'impegno dei camionisti per non fermare l'Italia. Susa: "Nessuno si è tirato indietro e pur consapevoli dei rischi lavoriamo fieramente per il bene del nostro Paese''

Nel giro di due settimane le spedizioni di merci in tutta la penisola sono calate drasticamente, anche se le aziende di trasporti ricoprono tutt'ora un ruolo fondamentale per l'economia italiana. Abbiamo intervistato i dirigenti della Susa una della aziende leader nel settore: "Siamo passati da 20.500 spedizioni del 2 marzo alle 9.500 del 16 marzo, un drastico dimezzamento. Ma tutti sono in prima linea per non far mancare gli approvvigionamenti anche in Lombardia, Veneto e Piemonte"

Di Lucia Brunello - 20 marzo 2020 - 19:58

PERUGIA. L'emergenza coronavirus ha paralizzato buona parte della penisola, ma c'è comunque chi non si può e non si vuole fermare. Dopo aver ricordato il fondamentale ruolo di medici e infermieri, ma anche di commessi, autisti, addetti alle pulizie e sanificazione e tutti coloro che sono chiamati ad uscire di casa per lavorare nonostante i rischi, non si può non sottolineare l'importantissima funzione sociale dei camionisti che ogni giorno attraversano tutta Italia per assicurare che gli scaffali dei supermercati siano sempre pieni, e non solo.

 

Un grande colosso attivo in questo scenario è l'azienda perugina di trasporti Susa che "ogni giorno unisce l'Italia", un motto che si è cucita addosso da tempo, ma che in questo momento di emergenza appare più significativo che mai. E gli attori protagonisti a renderlo realtà, sono proprio i suoi camionisti.

 

"Nonostante i grandi timori e la consapevolezza dei pericoli a cui sono esposti ogni giorno, i nostri lavoratori sono fieri di uscire in strada e di offrire il loro contributo in questo momento critico", racconta Valentina Lucaccioni, vicepresidente di Susa e direttore del personale a il Dolomiti. Una categoria che in questo momento di necessità sta lavorando in prima linea permettendo al Paese di far girare tutti gli ingranaggi possibili. "Si è mosso un grande moto d'orgoglio - continua - nonostante vivano con la paura per loro stessi e per le loro famiglie. Molti di loro non si potrebbero neanche permettere di stare a casa, perché hanno molti figli a carico. Al tempo stesso, però, il ruolo cruciale del loro servizio li motiva a superare la paura".

 

Senza dimenticare che si tratta di dipendenti a grande rischio di contagio. Essendo infatti il Nord Italia il polo produttivo della penisola, la maggior parte dei trasporti avvengono proprio in Lombardia, Veneto e Piemonte, ossia quelle regioni maggiormente colpite dal virus. "Per la tutela dei nostri lavoratori - prosegue la vicepresidente - abbiamo spinto tutte le aziende che collaborano con noi, a fornire tutti i dispositivi di sicurezza necessari per garantire lo svolgimento del lavoro nelle migliori condizioni possibili". Sempre presenti quindi guanti, gel igienizzante, e mascherine con il filtro. Strumenti fondamentali, questi, specialmente se si tiene conto che i dipendenti sono ogni giorno costretti a maneggiare carta, denaro, e entrare in contatto con i il personale delle aziende di ritiro e consegna.

Susa si occupa anche del trasporto di ricambistica per le grandi case automobilistiche, un servizio che in questo momento potrebbe sembrare superfluo, ma che invece è assolutamente fondamentale: "L'esempio che faccio sempre è che, se un'ambulanza si rompesse e non ci fossero i pezzi di ricambio, il problema sarebbe, chiaramente, immenso. Anche per questo noi non ci siamo fermati e non abbiamo alcuna intenzione di farlo. Nonostante la paura, si continua a lavorare", racconta Lucaccioni.

 

Tantissime le aziende e le attività che a causa dell'emergenza hanno dovuto abbassare la serranda, ragione per cui i trasporti sono calati sensibilmente. Per Susa sono diminuiti di circa il 40%, e i camion in transito da 700 sono passati a 450. A fornire e spiegare questi dati, è il direttore generale dell'azienda, Pierluigi Cardoni: "Il 2 marzo 2020 abbiamo gestito 20.500 spedizioni, mentre il 16 marzo le spedizioni erano calate a 9.500. Un netto dimezzamento. Nonostante questo, però, i mezzi a transitare sono ancora molti, e questo perché il volume della merce è comunque rimasta consistente. Dai 45 mila quintali di inizio marzo, siamo passati a 21 mila. Questo perché i clienti che hanno ridotti le forniture, sono tra quelli che richiedono merci tendenzialmente più "leggere"".

 

Insomma, le difficoltà sono molte e ogni giorno lo scenario è diverso, ma il nostro paese continua ad andare avanti anche grazie all'importante lavoro degli addetti ai trasporti di merce. "Speriamo per l'Italia che il governo acceleri l'emissione del prossimo decreto con stanziamenti più corposi", dice la vicepresidente. "Tutte le categorie dei lavoratori del nostro Paese sono in gravi difficoltà, e gradualmente bisogna pensare a far ripartire l'Italia".  E poi così conclude: "Il momento è difficile e ci sta mettendo tutti alla prova, ma è in emergenze come queste in cui cadono tutte le maschere, e io posso dire di essere profondamente orgogliosa di tutti i nostri dipendenti, che non si sono tirati indietro, ma anzi lavorano fieramente per il bene del nostro Paese".

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