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Noi addette alle pulizie in prima linea contro il coronavirus: “Non pretendiamo monumenti ma vi chiediamo di ricordavi che ci siamo anche noi”

Durante questa emergenza da coronavirus le addette alle pulizie stanno ricoprendo un ruolo fondamentale nel contrasto al diffondersi dell’epidemia: “Spesso il nostro lavoro passa sottotraccia anche perché siamo abituate all’umiltà, consapevoli di essere delle invisibili, abituate ad essere ignorate, ma proprio perché siamo pronte a dare il massimo vi chiediamo il rispetto che ci è dovuto”

Un'immagine del film Bread and Roses di Ken Loach, 2000
Di Tiziano Grottolo - 15 marzo 2020 - 10:48

TRENTO. “Non siamo qui per metterci in competizione con altre categorie o per metterci in mostra, vogliamo solo dire che ci siamo pure noi e che stiamo facendo la nostra parte”, si apre così il messaggio di Giuli un’addetta alle pulizie che lavora in Trentino e che ci ha scritto a nome dei tanti lavoratori e lavoratrici del settore, impegnate in prima linea nel contrasto alla diffusione dell’epidemia.

 

“Il nostro un settore frammentato tra ditte e cooperative, difficile da organizzare senza un’associazione di categoria – spiegano – e spesso il nostro lavoro passa sottotraccia anche perché siamo abituate all’umiltà. Non solo come estrazione sociale o come cultura, siamo umili perché consapevoli di essere degli invisibili, abituati ad essere ignorati da chi si crede superiore perché invece che uno spruzzino ha in mano una penna”. Frequentemente sottopagati e talvolta bistrattati tra le soddisfazioni che gli operatori delle pulizie possono prendersi c’è quella di veder riconosciuto il proprio lavoro “se siamo fortunati, incontriamo utenti che ci rispettano, ci ringraziano e ci considerano indispensabili”.

 

D’altra parte, in questo momento in particolare, il contrasto al diffondersi delle malattie passa anche attraverso un’ambiente pulito, inimmaginabile lavorare in un reparto sanitario sporco: “Mi è stata data la possibilità di scegliere se lavorare o stare a casa – racconta Giuliana – mi sono state date le indicazioni per tutelare la mia salute, la struttura dove presto servizio è semichiusa ed ha dato regole precise sia a noi che agli utenti. Proprio perché sono una privilegiata mi sento in dovere di alzare la voce per tutti i colleghi in prima linea, quelli che lavorano in ospedale, azienda sanitaria, case di riposo ed altre realtà sovraffollate e a rischio.  Quelli che, anche nella normalità sono e restano invisibili ed ignorati, spesso nemmeno rispettati”.

 

Talvolta per alleviare la giornata di qualcuno basta un sorriso, un cenno o un saluto ma ad alcuni questo privilegio non è riservato: “Solitamente per gli utenti sei invisibile, non rispondono nemmeno e ritengono tutto dovuto”. Invisibili per gli utenti ma anche per i datori di lavoro, siano essi pubblici o privati, “solo con l’emergenza la politica si accorge di noi, solo adesso ci si accorge che anche noi siamo essere umani e abbiamo bisogno anche di essere tutelati”.

 

Probabilmente non ci si pensa mai abbastanza ma chi si occupa di pulizie rientra fra le categorie più esposte ai rischi di contagio, visto che i virus, e il covid-19 è sicuramente fra questi, trovano terreno fertile negli ambienti sporchi: “In questo periodo impegnativo per tutto il personale sanitario a cui vanno sicuramente tutti i ringraziamenti – precisa Monica – ci siamo anche noi semplici addette e addetti alle pulizie dei servizi ospedalieri, spesso dimenticati da tutti ma sempre pronte a dare il massimo ora come non mai.  Sappiamo bene a cosa possiamo incorrere – prosegue – e cerchiamo di proteggere noi, i sanitari e le nostre famiglie come possiamo e con ciò che abbiamo a disposizione”. Le “armi” degli operatori sono dei semplici guanti monouso e mascherine chirurgiche: “Mi posso ritenere fortuna – continua Monica – perché un grazie ricevuto da chi in questo momento è stremato e sa di essere solo all’inizio di una lunga battaglia vale moltissimo”.

 

Sam, la protagonista di “Bread and Roses”, un film del 2000 diretto da Ken Loach, anche lei impiegata di un’impresa di pulizie diceva: “Noi vogliamo il pane, ma vogliamo anche le rose. Vogliamo tutte le cose belle, tutte le cose belle della vita”, ecco le addette alle pulizie trentine probabilmente chiedono anche meno, chiedono soltanto un “grazie” e di essere ricordate per il loro impegno quotidiano: “Non cerchiamo né monumenti né fama ma solo il rispetto dovuto a chi si impegna in prima persona per fare la sua parte nel contrasto dell’epidemia. Perché questo è quello che siamo noi cleaners, delle api operaie, che lavorano silenziosamente per far andare avanti il sistema”.

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