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Coronavirus, l'impegno degli alpini trentini a servizio della comunità: "L'emergenza ha reso fragili molte famiglie. Quando ci chiamano, noi ci siamo"

Anche gli alpini del Trentino stanno offrendo il loro prezioso servizio quotidiano per far fronte all'emergenza e aiutare i cittadini più bisognosi. Il vice presidente della sezione Alpini di Trento, Renzo Merler: "Le persone che non hanno nessuno, in momenti come questo, si vedono cadere il mondo addosso. Anche tra noi alpini c'è chi ha paura e chi meno, ma quando ci viene chiesto aiuto ci è stato insegnato di rispondere sempre presente, pronti, ci siamo"

Di Lucia Brunello - 28 marzo 2020 - 20:15

TRENTO. L'emergenza Coronavirus ha creato tante difficoltà e reso necessarie molte regole da rispettare. A mettersi in prima linea per la comunità e per garantire un'efficace vigilanza sono stati gli alpini trentini. Preziosissimo infatti è il loro operato e numerosi sono i servizi che ogni giorno svolgono per aiutare in questo momento decisamente delicato. E così, rigorosamente muniti di mascherine e guanti, con il cappello a punta sempre ben riconoscibile, aiutano la cittadinanza nei modi più vari: dal portare la spesa nelle case di chi non si può recare al supermercato, al controllare che nessuno entri nei parchi per farsi una passeggiata.

 

A raccontare a ilDolomiti dell'impegno degli alpini trentini è Renzo Merler, vicepresidente della sezione di Trento: "I servizi in cui siamo impegnati sono variegati perché dove siamo chiamati, rispondiamo presente. Noi alpini operiamo per aiutare tutte quelle persone che l'emergenza ha reso ancora più fragili ed incapaci di essere autonome. Per questo portiamo la spesa a domicilio, vigliamo in luoghi come le poste e nelle 95 aree verdi presenti sul comune per evitare che qualcuno faccia il furbo. In più offriamo il nostro aiuto al banco alimentare che, con i suoi soli volontari, non sarebbe in grado di consegnare i pacchi a tutte le famiglie in difficoltà".

 

A non mancare inoltre le tante raccolte fondi: "La sezione Alpini di Trento, insieme a Cassa Rurale, ha avviato una raccolta fondi per la sanità trentina, e ora siamo arrivati ad una somma di quasi 100 mila euro". E anche tutta la rete della Protezione Civile di Trento sta offrendo un grandissimo contributo sociale, lavorando a stretto contatto con la Protezione Civile della Provincia: tra i molti servizi, hanno montato dei tendoni per la vestizione e svestizione di coloro che salgono sulle ambulanze e in più si occupano di portare la spesa a domicilio nelle valli. "A livello nazionale tutti gli alpini e la Protezione Civile stanno facendo un importante lavoro, basti guardare l'ospedale da campo costruito a Bergamo o le sezioni parte della Protezione Civile del Terzo Raggruppamento del Triveneto che hanno allestito ben 9 ospedali che erano dismessi da anni, riconvertiti e riattivati ora a disposizione della sanità".

 

E' una circostanza molto particolare quella in cui ora tutti noi ci troviamo. L'emergenza Coronavirus ha colpito il nostro paese in maniera disomogenea e con diversi livelli di criticità, ma ogni regione, provincia e comune sono profondamente impegnati per aiutare la propria comunità e fare in modo che le norme vengano rispettate. "Questa volta, invece che lavorare tutti insieme, visti gli ovvi problemi di spostamento, ogni sezione alpini opera nel proprio territorio. Ci teniamo però in contatto, e condividiamo un modus operandi uguale che si basa sulle regole della nostra associazione", continua Merler.

 

Inizialmente, anche gli alpini di Trento hanno fatto fatica a reperire le mascherine, ma è proprio per via di questa difficoltà, che è potuto nascere un bellissimo gesto di solidarietà: "Un nostro alpino di Verona, che di mestiere produce materassi, visto che per via dell'emergenza aveva dovuto fermare la produzione, l'ha momentaneamente riconvertita per creare mascherine da donare. A noi ne ha donate 800 e una fornitura di queste l'abbiamo data alla Casa di Riposo Civica di Trento, visto che non sapevano come trovarne", continua il vice presidente.

 

"Il sentimento che ci spinge a non fermarci nonostante i giorni impegnativi - racconta Merler - è quello che ci muove da sempre, ossia il desiderio di metterci a disposizione del prossimo. In questo momento di divieti e regole ferree, ci sono persone che si sentono totalmente perdute perché non sanno come risolvere i loro problemi, anche se all'apparenza piccoli. Ci sono famiglie in quarantena senza parenti vicini che non sanno come andare a fare la spesa oppure abbiamo incontrato una signora che non sapeva come consegnare il caricabatterie del telefono al marito ricoverato in ospedale. Le persone che non hanno nessuno, in momenti come questo, si vedono cadere il mondo addosso".

 

"Di guerre ce ne sono state anche troppe, e ora è tempo di andare d'accordo e darsi una mano. In questo momento drammatico ognuno deve fare la sua parte e dobbiamo rimanere coesi. Tra noi alpini alcuni hanno paura ad uscire di casa, altri meno, ma quando viene richiesto il nostro aiuto ci è stato insegnato di esserci e rispondere presente, pronti, ci siamo".

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