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''Disastro sventato ma non abbassiamo la guardia'', gli ambientalisti dopo stop a strada nel Paneveggio che avrebbe messo a rischio habitat del gallo cedrone

Dopo la levata di scudi e le dure prese di posizione di minoranze, Sat e associazioni ambientaliste, la Pat ha annunciato che i lavori per la realizzazione di una strada camionabile all’interno del Parco naturale Paneveggio-Pale di San Martino sono stati sospesi: "Valore dell'area nota da decenni"

Pubblicato il - 16 maggio 2020 - 17:09

TRENTO. "Apprendiamo con soddisfazione l'annullamento del permesso a costruire della strada forestale nel parco di Paneveggio". Così il coordinamento ambientalista del Trentino composto da Lipu, Lac, Legambiente, Enpa, Pan-Eppaa e Wwf, che aggiunge: "L’enorme valore dell’area è noto da decenni".

 

Dopo la levata di scudi e le dure prese di posizione di minoranze, Sat e associazioni ambientaliste (Articoli QUIQUI e QUI), la Pat ha annunciato che i lavori per la realizzazione di una strada camionabile all’interno del Parco naturale Paneveggio-Pale di San Martino sono stati sospesi. La strada infatti avrebbe devastato un’importante arena di canto del gallo cedrone (Qui articolo).

 

"La costruzione di questo percorso avrebbe comportato la distruzione di una area riproduttive di gallo cedrone (Tetrao urogallus) più importanti delle Alpi - proseguono gli ambientalisti - un disastro sventato per un soffio. Alle prime notizie, ci siamo immediatamente, con tutti i mezzi a nostra disposizione, fino a inviare un esposto alla Procura della Repubblica del tribunale di Trento".

 

La decisione della Provincia è arrivata dopo che nei giorni scorsi i tecnici del Servizio foreste e fauna si sono recati sul posto per raccogliere ulteriori informazioni. "Il recente dietrofront arriva dopo giorni di pressioni sopraggiunte da qualsiasi fronte, nazionale e internazionale. La lungimiranza ha quindi ben poco a che vedere con il lavoro degli attuali assessorati al’Ambiente e alle Foreste, che anzi evidenziano costantemente un metodo che nulla ha a che vedere con la ricerca del necessario equilibrio tra attività umane e vita naturale: ricerca che dovrebbe esserci resa ancor più necessaria dalla pandemia".

 

Le associazioni, però, non abbassano la guardia. "Ora, riconosciuta la naturalità dell’area, deve essere fatto tutto il possibile per metterla definitivamente in sicurezza da futuri sfruttamenti (curioso peraltro serva ulteriormente rimarcarne l’importanza, ricadendo il tutto entro i confini di una Zona di Protezione Speciale per la direttiva europea Habitat e contemporaneamente in una Zona Speciale di Conservazione per la Direttiva Uccelli) ma anche per rinaturalizzare la devastazione già compiuta", concludono Lipu, Lac, Legambiente, Enpa, Pan-Eppaa e Wwf.

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