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| 09 mar 2020 | 05:01

L'Oms in Cina per studiare il Coronavirus. Ecco dati e analisi: trasmesso da "goccioline". I sintomi? Febbre (87,9%), tosse secca (67,7%), affaticamento (38,1%)

Un gruppo di 25 esperti è stato mandato dall'Organizzazione mondiale della sanità in Cina per studiare il virus. Dalle ricerche è emerso (anche) un dato rincuorante: l'epidemia, in Cina, ha raggiunto il picco tra il 23 gennaio e il 2 febbraio ma, da qualche settimana, il numero dei contagi è in calo. In un grande ospedale di Wuhan, ad esempio, i pazienti ricoverati per Coronavirus sono passati da 500 al giorno a fine gennaio ad una media di 50 al giorno a metà febbraio

L'Oms in Cina per studiare il Coronavirus
di Arianna Viesi

TRENTO. In questi giorni incerti siamo chiamati, tutti, ad uno sforzo collettivo e comunitario. Anche se può sembrare paradossale, le disposizioni e le decisioni che (non senza fatica) sono state prese dagli organi competenti si muovono proprio in questa direzione. Limitare i contatti, evitare gli assembramenti, chiudere scuole e università: allontanarsi dagli altri è l'unico modo che abbiamo, ora, per stare uniti.

 

Questo è quello che possiamo fare noi, semplici cittadini. Ci sono poi altri, medici infermieri ricercatori, che alacremente e silenziosamente, ogni giorno, sono in prima linea a combattere una battaglia che è di tutti, e per tutti.

 

La paura è una cosa strana. Lo è, soprattutto, quando si fa psicosi collettiva. In queste settimane, ovunque si vada, chiunque si incontri, non si sente parlar d'altro. Ci si sente sospesi in un limbo del quale non si riesce ad intuire la fine. Un modo, forse banale (ma efficace), per arginare il panico collettivo è appellarsi ai numeri, ai dati. Concretizzare una paura è, forse, l'unico modo per metterla a tacere. E se è vero che i numeri non riescono a raccontare le persone, possono però tracciare una strada verso soluzioni e risposte.

 

E' quanto ha provato a fare l'Organizzazione mondiale della sanità che, nelle scorse settimane, ha inviato una squadra composta da venticinque esperti nelle regioni cinesi da dove tutto è partito. In una conferenza stampa, tenutasi a Ginevra il 25 febbraio, il dottor Bruce Alyward, responsabile della missione, ha  quindi riportato i risultati raggiunti dalla ricerca.

 

 

 

Il team era composto da venticinque esperti provenienti da Cina, Germania, Giappone, Corea, Nigeria, Russia, Singapore e Stati Uniti. Le ricerche svolte hanno avuto, soprattutto, un obiettivo: cercare di capire come affrontare l'emergenza sanitaria nei Paesi in cui il virus è già arrivato, e preparare le aree geografiche non ancora interessate dal contagio. Dalle ricerche è emerso (anche) un dato rincuorante: l'epidemia, in Cina, ha raggiunto il picco tra il 23 gennaio e il 2 febbraio ma, da qualche settimana, il numero dei contagi è in calo (QUI SITO). 

 

Le acquisizioni sono state suddivise in alcune sezioni (che, qui, cercheremo di seguire).

 

IL VIRUS

  • Il 30 dicembre 2019 tre campioni di lavaggio broncoalveolare sono stati raccolti da un paziente, con polmonite di eziologia sconosciuta, ricoverato all'ospedale di Wuhan. Le analisi dei campioni hanno portato ad identificare le sequenze del genoma del virus.
  • Successive analisi di sequenziamento dell'intero genoma di 104 ceppi del virus Covid-19 isolati in diversi pazienti (in diverse località) con insorgenza dei sintomi tra la fine di dicembre 2019 e la metà di febbraio 2020 hanno mostrato un'omologia del 99,9%, senza mutazione significativa.
  • I campioni prelevati post mortem da un paziente maschio di 50 anni deceduto a Wuhan hanno mostrato un danno alveolare diffuso con conseguente difficoltà respiratoria acuta.

 

LO SCOPPIO DELL'EPIDEMIA

  • Il Covid-19 è un virus zoonotico. In particolare, dalle analisi filogenetiche, il nuovo virus è risultato geneticamente identico (per il 96%) a un noto coronavirus dei pipistrelli e per l'86-92% a un coronavirus del pangolino. Pertanto, la trasmissione di un virus mutato dagli animali all'uomo è la causa più probabile della comparsa del nuovo virus.
  • Ad oggi si ritiene che i primi casi identificati a Wuhan abbiano preso l'infezione da una fonte animale dato che molti dei primi contagiati lavoravano al mercato ittico di Huanan. Ciò nonostante, non è ancora stata identificata la fonte animale. Di qui, è poi partita una trasmissione da uomo a uomo che ha dato inizio all'epidemia.
  • Nelle prefetture immediatamente adiacenti Wuhan (Xiaogan, Huanggang, Jingzhou ed Ezhou) la trasmissione è stata meno intensa. 
  •  Al 20 febbraio 2020, in Cina, erano stati segnalati 75.465 casi di Covid-19. I casi segnalati si basano sul report del National Reporting System (Nrs). Il sistema riporta, ogni giorno, casi confermati, casi sospetti, decessi e contatti.
  • I casi di contagio sono cresciuti rapidamente tra il 10 e il 22 gennaio con picchi epidemici il 23 e il 27. Da allora i contagi sono in costante calo, a parte un picco registrato il 1° febbraio (in un grande ospedale di Wuhan, ad esempio, i pazienti ricoverati per Coronavirus sono passati da 500 al giorno a fine gennaio ad una media di 50 al giorno a metà febbraio).

LA TRASMISSIONE

  • Il Covid-19 viene trasmesso attraverso "goccioline" durante uno stretto contatto non protetto. Basandosi sui dati raccolti, la sola diffusione aerea non sembra essere determinante per la trasmissione. Nemmeno la via fecale sembra essere un driver per la trasmissione del Covid-19: il suo ruolo deve essere ancora determinato con certezza.
  • In Cina, la trasmissione da uomo a uomo del virus Covid-19 è avvenuta, e avviene, per lo più in ambito familiare. In diverse province cinesi sono in corso studi e analisi sulla trasmissione del virus. Nel 78% -85% dei casi i contagi si sono verificati in famiglia.
  • La Cina ha una politica meticolosa per l'identificazione di nuovi casi e contatti da Covid-19. A Wuhan, ad esempio, epicentro dell'epidemia, sono presenti oltre 1800 squadre di epidemiologi che stanno tracciando decine di migliaia di casi ogni giorno.
  • Poiché il Covid-19 è un patogeno appena identificato, non esiste un'immunità preesistente negli esseri umani. Sulla base delle caratteristiche epidemiologiche osservate finora in Cina, tutti sono suscettibili di contagio, sebbene possano esserci fattori di rischio che aumentano la suscettibilità all'infezione.

I SINTOMI

  • I sintomi del Covid-19 non sono specifici e possono oscillare molto (dall'assenza totale di sintomi a gravi forme di polmonite e, quindi, alla morte). Dal 20 febbraio 2020 e sulla base di 55.924 casi confermati in laboratorio, segni e sintomi tipici includono: febbre (87,9%), tosse secca (67,7%), affaticamento (38,1%), produzione di espettorato (33,4%), respiro corto (18,6%), mal di gola (13,9%), mal di testa (13,6%), mialgia o artralgia (14,8%), brividi (11,4%), nausea o vomito (5,0%), congestione nasale (4,8%), diarrea (3,7%) ed emottisi (0,9%), e congiuntivite (0,8%). Le persone con Covid-19 generalmente sviluppano segni e sintomi in media 5-6 giorni dopo aver contratto l'infezione.
  • La maggior parte delle persone infette presenta sintomi lievi e guarisce. Circa l'80% dei pazienti confermati in laboratorio ha avuto sintomi da lievi a moderati (sintomi che includono anche la polmonite). Il 13,8% degli infetti, invece, ha presentato sintomi gravi mentre il 6,1% sono critici. 
  • Al 20 febbraio dei 55.924 casi confermati in laboratorio, sono stati 2.114 i decessi (3,8% dei casi). La mortalità aumenta con l'età: la più alta mortalità si registra tra le persone di età superiore agli 80 anni (21,9%). E, questo tasso, è più alto tra i maschi rispetto alle femmine (4,7% vs. 2,8%). Anche tra i pazienti con patologie pregresse si sono registrati tassi di mortalità più alti: 13,2% per quelli con malattie cardiovascolari, 9,2% per diabete, 8,4% per ipertensione, 8,0% per malattie respiratorie croniche e 7,6% per cancro. 
  • Basandosi sui dati preliminari raccolti, il recupero medio dall'insorgenza dei sintomi alla guarigione nei casi non gravi è di circa 2 settimane. Ai pazienti con sintomi gravi, invece, servono da 3 a 6 settimane. Sempre basandosi su questi dati, l'insorgenza di sintomi gravi si ha solitamente in una settimana dalla comparsa dei primi sintomi. 
  • Un numero crescente di pazienti ha recuperato; al 20 febbraio, 18.264 pazienti (il 24% dei casi esaminati) sono guariti. 

L'ETÀ MEDIA

  • Con i dati raccolti al 20 febbraio, l'età media dei contagiati in Cina si ferma a 51 anni, con la maggior parte dei casi (il 77,8%) di età compresa tra i 30 e i 69 anni. Tra i casi segnalati, il 51% è di sesso maschile, il 49% femminile. 
  • Le persone più a rischio (che possono presentare sintomi gravi) hanno solitamente più di 60 anni e patologie pregresse quali ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari, respiratorie croniche e oncologiche.
  • L'età sembra incidere. I bambini colpiti dalla malattia sono solo il 2,4% del totale. Una percentuale molto bassa di questi (2,5%) ha sviluppato una forma grave o critica (0,2%).
  • I dati su individui di età pari o inferiore a 18 anni suggeriscono che esiste un tasso relativamente basso in questa fascia di età (2,4% di tutti i casi segnalati). A Wuhan, tra i campioni esaminati, nessun bambino è risultato positivo nei mesi di novembre e dicembre del 2019 e nelle prime due settimane di gennaio 2020.

Il report poi (che pubblichiamo in forma integrale in calce all'articolo) passa in rassegna le misure di contenimento del virus adottate dalla Cina ed evidenzia come, queste, abbiano di fatto impedito che il Covid-19 raggiungesse molte più persone.

 

Partendo proprio da questi dati, preliminari, l'Organizzazione mondiale della sanità stila poi un elenco di buone prassi (meglio: prassi necessarie) per i Paesi che già devono fare i conti con il virus e anche per quelli che ancora non sono stati raggiunti dal Codiv-19. L'Italia entra, ovviamente, nel primo gruppo. Ecco quindi il decalogo dell'Oms per il nostro Paese:

 

1. Attivare, immediatamente, misure e protocolli atti a contenere il virus ed evitarne, quanto più possibile, la diffusione.

2. Individuare, quanto prima, i casi di contagio, isolandoli. Tracciare accuratamente i contatti dei contagiati e predisporre la quarantena per tutte le persone che sono venute a stretto contatto con un contagiato. 

3. Informare, in maniera consapevole e rigorosa, la popolazione, renderla consapevole della gravità della situazione e dell'importanza di un impegno condiviso.

4. Rilevare le catene di trasmissione del Covid-19, testare tutti i pazienti con polmoniti atipiche, conducendo lo screening in alcuni pazienti con malattie respiratorie superiori e /o recente esposizione a Covid-19.

5. Attivare, se necessario, misure ancor più rigorose per interrompere le catene di trasmissione (ad esempio: sospendendo incontri su larga scala o predisponendo la chiusura di scuole e ambienti di lavoro).

 

 

 

 

 

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