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L'ultimo saluto di Liliana Segre: ''Non è stata una decisione presa a cuor leggero, ma non voglio più ricordare, non voglio più soffrire''

La senatrice a vita e testimone dell'Olocausto ha deciso, a 90 anni, di interrompere il suo percorso di memoria e di ritirarsi a vita privata. A Rondine, in provincia di Arezzo, il suo saluto ai giovani (grande speranza per il futuro) e alle autorità. Conte ha promesso che “la testimonianza rimarrà viva e si rinnoverà nel futuro” 

Di Laura Gaggioli - 09 ottobre 2020 - 17:29

AREZZO. “Non è stata una decisione presa a cuor leggero, ma non voglio più ricordare, non voglio più soffrire”. Liliana Segre passa il testimone. Con queste parole pronunciate a Rondine, Cittadella della Pace in provincia di Arezzo, la senatrice a vita, superstite dell'Olocausto, a 90 anni, ha deciso di rinunciare agli impegni pubblici per ritirarsi a vita privata. “Anche se andassi nella valle oscura non temerei nessun male, perché tu sei sempre con me; perché tu sei il mio bastone, il mio supporto, con te io mi sento tranquillo” recita la canzone Gam Gam scritta da Elie Botbol che riprende il quarto versetto del testo ebraico del Salmo 23 dell'Antico Testamento. Le note e le parole del testo, inno alla memoria, hanno accompagnato tra le lacrime l’ultimo saluto pubblico a Liliana Segre, come un messaggio di speranza per un futuro che spaventa, ma per il quale tutta la comunità dove trovare il coraggio di esserci.

 

Si è tenuta così in un alone di sacro silenzio, l’ultima testimonianza pubblica della “bambina invisibile”, dimenticata anche dai suoi compagni di scuola quel 8 settembre del 1938, e che 30 anni fa, con coraggio, è riuscita a compiere il passaggio dal silenzio alla parola per diffondere la memoria come impegno civile. Liliana, nel suo raccontare, ha voluto ricordare al mondo dell’importanza di un aiuto che le persone possono dare e che si ringrazia sempre troppo tardi: come quell’amico di famiglia che le offrì un nascondiglio per mesi, rischiando la vita, nonostante lei volesse stare solo a casa sua. Come la vicinanza preziosa del padre, diventato un figlio da consolare, distrutto dalla consapevolezza che non poteva salvarla. Come i detenuti del carcere San Vittore di Milano che la guardavano prendere quel treno gridandole messaggi di speranza, ultimo esempio di uomini che non avrebbe più ritrovato sino alla sua liberazione.

 

Era sola e incredula, ancora “calda di quell’ultimo abbraccio” al padre ma già quel terrore, dettato dal fatto che “la vita dipendeva da un sì o da un no, da un passo falso, da un comando non capito, da una risposta non data'', la fece diventare “l’altra”, figlia del terrore in cui viveva, egoista e apatica: scegliere la solitudine per non perdere altro. “Mi estraniai da me stessa - ha affermato Liliana - e da quello che stavo vivendo: non ebbi il coraggio nemmeno di rivolgere uno sguardo alla mia amica appena destinata al gas: Janine divenne la mia figura centrale. Non ci fu più giorno in cui non ho pensato a lei”.

 

Due ore di racconti toccanti, in cui sembrava rivivere con lei i suoi ricordi e i suoi pensieri imparando che la vita spesso ti porta a scegliere odio e indifferenza dettati dalla paura, ma che la vita e la compassione sono scelte di coraggio, coraggio che tutti noi dobbiamo avere. Un grido: “No all’indifferenza”. “Io non l’ho fatto - ha aggiunto - in quello scorrere del tempo grigio di morte, io, ho pensato persino di uccidere, ma è in quel momento che ho scelto davvero la vita. Sono diventata libera, la donna di pace con cui ho potuto convivere fino ad oggi”.

 

Tante le persone che hanno voluto essere presenti per rendere omaggio a Liliana e raccogliere il suo testimone: ragazzi giunti da tutta Italia e chi oggi rappresenta la nostra Repubblica. Dal presidente del consiglio, Giuseppe Conte, che ha promesso che “la testimonianza rimarrà viva e si rinnoverà nel futuro”, alla ministra Azzolina che commossa ha concluso: “I giovani ai quali lei parla sono stati un prezioso aiuto anche per l’emergenza che stiamo vivendo in questi giorni, grazie a loro possiamo guardare oltre le difficoltà, con piena fiducia. Grazie Liliana”.

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