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Mentre il virus avanza, un terzo dell'Etiopia muore di fame. "Mai vista una situazione così disperata. Ci sono bimbi abbandonati nei campi: le mamme non hanno il latte''

Il Centro aiuti per l'Etiopia lavora da 37 anni anni nel Paese africano, sostenendo la popolazione nel combattere fame e povertà. Il presidente Rabattoni: "Un terzo della popolazione rischia di morire di fame a causa degli scarsi raccolti e degli sciami di locuste che hanno rovinato l'agricoltura. Mai vista una situazione così disperata"

Pubblicato il - 30 giugno 2020 - 11:07

TRENTO. Mentre il mondo si trova a fronteggiare una gravissima emergenza sanitaria, vi sono alcuni “angoli” del globo dove si consuma ogni anno un dramma altrettanto serio, la fame. Il grido di aiuto, questa volta, arriva dall'Etiopia, Paese storicamente colpito da carestie e entrato sotto i riflettori internazionali proprio a causa delle tragiche condizioni in cui si trovano a vivere importanti fette della popolazione.

 

Se però l'emergenza sanitaria ha spinto i media a concentrare l'attenzione sulla pandemia, certe problematiche, meno “episodiche” e più “sistemiche”, hanno finito per passare in secondo piano. E così, da un'associazione da anni impegnata a sostenere la popolazione locale, arrivano l'allarme e l'invito alla solidarietà: in Etiopia, a causa del riscaldamento globale e di una disastrosa annata agricola – dovuta ad un'eccezionale invasione di locuste – circa un terzo della popolazione sta soffrendo la fame.

 

A rischio vi sono 30 milioni di persone, evidenzia il Centro Aiuti per l'Etiopia, organizzazione di volontariato con sede a Verbania, in Piemonte, che da 37 anni “lotta” contro ogni forma di povertà nel Paese dell'Africa orientale, promuovendo sviluppo, istruzione e assistenza socio-sanitaria. L'associazione, da parte sua, conta diverse opere realizzate nei suoi tanti anni d'attività: 29 scuole, 3 centri di accoglienza per minori disabili e malati di HIV, 2 ospedali, 16 pozzi e oltre 40mila bambini sostenuti mediante l'adozione a distanza.

 

Il presidente del Centro, Roberto Rabattoni, si trova nella regione del Wolaita, a circa 300 chilometri a sud della capitale, Addis Abeba, in una località, Areka, dove è situato il Centro di accoglienza san Giovanni Paolo II, struttura del Centro aiuti per l'Etiopia che ospita oltre 120 bambini dagli 0 ai 18 anni in condizioni di vulnerabilità (disabili, sieropositivi, orfani). È da lì che il presidente lancia un grido d'allarme: in Etiopia, dove il virus sta cominciando a raggiungere una sempre maggiore diffusione grazie anche alla stagione delle piogge, la fame continua a rappresentare la prima causa di morte.

 

Mai vista una situazione così disperata - riferisce Rabattoni – il governo etiope ha reso pubblico un dato allarmante: sono 30 milioni le persone a rischio morte per fame in Etiopia, circa un terzo della popolazione del Paese. Il 2020 è un anno tragico, peggiore rispetto al 1984 che aveva portato a 10 milioni di morti in 2 mesi per fame. Quotidianamente riceviamo tantissime richieste di aiuto ed abbiamo distribuito in questi primi giorni di giugno oltre 50mila quintali di farina bianca per il pane in alcuni villaggi della regione, ma tantissimi sono ancora quelli da approvvigionare”.

 

Ai tanti che ci hanno chiesto aiuto – continua la drammatica testimonianza – rispondevamo che eravamo già impegnati in una distribuzione e loro ci replicavano: 'Ma noi abbiamo fame e stiamo morendo...'. Perché di questa strage che c'è da anni e anche prima dell'arrivo della pandemia del Coronavirus non c'è un giornale che spenda una riga o una televisione che spende un minuto per parlarne? Ma io sono qua e piango anch'io con loro... è un momento durissimo e sto facendo per loro la parte dei giornali e delle televisioni che di questa realtà non scrivono nulla, perché a nessuno tocca, l'importante è stare a casa al sicuro e difendersi dal virus”.

 

 

 

 

Il cambiamento climatico, che determina scarsità e irregolarità nelle piogge, ha infatti compromesso i raccolti per quest’anno, procurando una moria nel bestiame. Come non accadeva da anni con queste entità, inoltre, sciami di locuste hanno divorato i raccolti agricoli, principale fonte di reddito e di cibo per la popolazione.

 

La testimonianza di Rabattoni, pertanto, continua, con toni decisamente strazianti. “Ci sono poi i tantissimi bambini abbandonati nelle campagne tutti i giorni per disperazione da madri che non hanno una goccia di latte per alimentarli, e che se non vengono trovati da qualcuno possono essere mangiati dagli animali come cani o iene. Spesso nelle statistiche non rientrano neanche i numerosi bambini di strada che vivono di elemosina e di furti e che muoiono senza che nessuno se ne accorga, di fame e di stenti”.

 

Nel grande Paese africano, il Covid finisce così per alimentare il problema, costringendo al ricorso a misure di difficile praticabilità e dagli effetti devastanti, in un Paese dove i nuclei familiari non hanno scorte di cibo in casa e sono quindi costretti a uscire. “ Alla sera dopo il lavoro viene speso quanto si è guadagnato durante il giorno, 80/100 birr che equivalgono a quasi 3 euro, nei mercati notturni che sono di solito situati su dei prati vicino ai centri abitati, per acquistare il cibo da consumare il giorno stesso a tarda sera, l’unico pasto della giornata Nella località di Boditi, nel Sud dell’Etiopia, che annovera circa 6mila abitanti, sono stati individuati 1000 casi di affetti da Coronavirus, mentre le fonti ufficiali governative parlano di numeri molto più bassi. Ad oggi chi viene sorpreso per strada senza la mascherina viene punito con l’arresto. E tale divieto impedisce ai capifamiglia di poter andare al lavorare per guadagnare i soldi per sfamare i propri figli. Mascherine e sapone scarseggiano, qui manca tutto”.

 

Per questo il Centro ha deciso di donare medicinali, sapone e disinfettante, nel tentativo di arginare la diffusione del virus. Uno sforzo che però necessita della solidarietà delle persone. “E’ importante fare solidarietà, ovunque, donare con il cuore dove c’è bisogno e dove ciascuno si sente chiamato a dare. L’Italia, dove pare ci siano dei segni di ripresa, ha ancora bisogno di sostegno per fronteggiare la pandemia. Per il coronavirus la scienza non ha ancora trovato il vaccino e sta lavorando per questo, ma per combattere la fame non serve il vaccino e non serve che la scienza trovi un rimedio! Ci vuole un Atto di Amore!”.

 

Per donare:

Bonifico Bancario o postale:

IBAN Banca Intesa SanPaolo S.p.a.: IT 94 P 03069 09606 10000 0121076

IBAN Banco Posta: IT 95 U 07601 10100 0000 11730280

Causale: Erogazione liberale Emergenza Fame-COVID-19

Numero telefono Sede Associazione 0323-497320

Sito internet: www.centroaiutietiopia.it

 

 

 

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