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"Mio papà di 92 anni con la demenza senile riconosce solo mia madre in casa di riposo, ma può vederla per 15 minuti a settimana"

Il racconto della figlia: "La struttura permette solo un visitatore per volta ma mio papà, poverino, si sente sempre molto spaesato e nel poco tempo a disposizione fa fatica a tenere una vera conversazione. Sono stati insieme per 63 anni di matrimonio, mentre adesso il tempo si è ridotto a pochi momenti"

Di Lucia Brunello - 10 luglio 2020 - 06:01

VALLAGARINA. Nonostante con la fine del lockdown si sia tornati a camminare tranquillamente per la città, andare al lavoro, in vacanza o a fare shopping, la realtà delle case di riposo sta tuttora soffrendo dell'emergenza sanitaria e di tutte le nuove regole necessarie per tutelare i pazienti.

 

Parliamo di anziani che per mesi non hanno potuto vedere i propri figli e nipoti, in una quotidiana lotta tra il timore per il virus e il senso di solitudine, e che oggi si devono accontentare di poche visite al mese, in molte strutture solo una a settimana. Proprio a questo riguardo, ci ha scritto Emanuela, una nostra lettrice, per sfogarsi sulla difficile situazione che la sua famiglia sta vivendo.

 

I genitori di Emanuela si chiamano Alice ed Emo, e hanno rispettivamente 88 e 92 anni. Lui soffre di demenza senile, ma non avendo particolari problemi di salute, vive a casa di una delle figlie, mentre lei, proprio due giorni prima che scoppiasse l'emergenza sanitaria, è entrata in una casa di riposo per necessità di ricevere cure e monitoraggi costanti.

 

Sposati da 63 anni, Alice ed Emo si trovano per la prima volta forzatamente e tristemente divisi. Prima dal coronavirus, e ora dalle regole imposte dalla casa di riposo. “Mio papà - ci racconta Emanuela - per via della demenza senile riesce a mala pena a riconoscere le sue tre figlie. Un giorno pensa che io sia sua sorella, un giorno sua nipote. L'unica persona che riconosce sempre, e di cui chiede, è mia mamma”.

 

I mesi di quarantena sono stati impegnativi, e le figlie riuscivano a mettere in contatto loro papà con la mamma Alice attraverso delle videochiamate: “Non è stato facile, perché mia madre è quasi totalmente sorda, ma in qualche modo riusciva a sentirsi vicina a papà, e questo bastava a entrambi per essere contenti”.

 

Con la fine della quarantena, le visite sono state riaperte, ma nonostante questo le difficoltà per loro non sono finite. La casa in cui si trova Alice, infatti, ammette un singolo visitatore a settimana e per un incontro di massimo 15 minuti.

 

“Quando è arrivata la conferma della ripresa delle visite, mio papà era felicissimo di poter rivedere sua moglie, di cui non faceva altro che parlare. Ci siamo quindi attivati per permettere ai miei genitori incontrarsi, ma la struttura ci ha sempre concesso di fare entrare solo nostro padre che, poverino, si sente ogni volta molto spaesato e, nel tempo messo a disposizione, fa fatica a tenere una conversazione normale”.

 

Ciò che stupisce è notare come, tra le linee guida previste per le case di riposo trentine, non sia inserita alcuna specifica riguardo quante persone siano ammesse per visita e con quale frequenza. Questo permette ad ogni Rsa di fare le proprie scelte: “Abbiamo insistito, ma purtroppo non c'è verso di poter entrare in due per visita, anche se parenti stretti o in una situazione particolare come la nostra. Mia mamma è preoccupata per nostro papà, e il suo unico desiderio è vederlo".

 

“Ovviamente capisco sia giusto tutelare i pazienti e prendere tutte le precauzioni necessarie - continua Emanuela - ma in questo caso parliamo di differenze sostanziali tra strutture. Confrontandomi con alcune persone, ho scoperto che in certe Rsa i pazienti vengono lasciati uscire in giardino, mentre mia mamma è chiusa nella stessa camera ormai da mesi”.

 

Le stanze adibite alle visite, sono molto sicure e divise in due da una vetrata dove si parla con l'interfono, quindi sul fronte sicurezza non ci dovrebbero essere troppi timori: “Ieri sono tornata con mio papà e mia sorella nella speranza ci facessero entrare almeno in due, ma niente, e così sono dovuta rimanere fuori con lui ed è entrata solo mia sorella”.

 

In più, Emanuela ci spiega che anche i nipoti vorrebbero andare a trovare la nonna, ma di come questo non sia possibile: “Purtroppo essendo in tre figlie, più il papà, significa che solo noi quattro, una volta al mese, possiamo andare a trovare mamma Alice", spiega Emanuela.

 

“E' una situazione davvero dura per entrambi. Non si sono mai divisi per 63 anni di matrimonio, e per questo vorremmo fare il possibile per permettergli di vivere vicini i loro ultimi anni di vita, proprio come lo sono sempre stati. E' giusto essere cauti, ma l'amarezza è tanta, proprio come la pena che non possiamo fare a meno di provare per loro”.

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