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Sentenza storica della Cassazione: “Le persone trans hanno diritto di scegliersi il proprio nome”. La donna: “Vedo finalmente la fine di cinque anni di calvario”

La donna è stata assistita dall’avvocato trentino Schuster: “Al di là della tutela della cliente, era importante porre fine a tesi isolate che pretendevano di applicare automatismi e ora la Cassazione ha fatto chiarezza. Ma la piena dignità delle persone trans è ancora un traguardo lontano”

Di Tiziano Grottolo - 18 febbraio 2020 - 12:38

TRENTO. “Vedo finalmente la fine di cinque anni di calvario”, così Alexandra dopo aver avuto finalmente giustizia, anche se è servito moltissimo tempo e tante battaglie, dentro e fuori dai tribunali. Alexandra (QUI l'intervista) infatti si è sempre sentita donna, nonostante un assetto cromosomico maschile. Assistita dall’avvocato Alexander Schuster si era rivolta al Tribunale di Torino affinché le fosse riattribuito il genere anagrafico da maschile a femminile e il prenome Alexandra al posto di quello di Alessandro. L’avvocato trentino è da sempre in prima linea quando si parla di diritti civili e negli anni ha già ottenuto importanti vittorie (articoli QUI, QUI e QUI).

 

“Nel corso della causa per la prima volta il Tribunale di Torino affermava di adeguarsi alle svolte giurisprudenziali e di non ritenere che l’operazione chirurgica fosse requisito necessario”, ricorda Schuster. Tuttavia, nonostante questa importante precisazione, il consulente tecnico nominato dallo stesso Tribunale concluse per il rigetto della domanda. Oltre al danno però arrivò anche la beffa perché fra le altre motivazioni addotte per il diniego della domanda il consulente del tribunale fece leva sul fatto che Alexandra non amava partecipare ai pride e che non voleva rimuovere il membro maschile.

 

Decisione maturata anche in virtù del fatto che la legge di riferimento, la numero 164 del 14 aprile 1982, “una norma che poneva l’Italia fra i paesi all’avanguardia nel riconoscimento dei diritti civili” ricorda Schuster, non entrava nel merito della questione del nuovo nome, “normalmente è prevalso il buon senso – continua l’avvocato – cosa che però non è avvenuta in questo caso”. Generalmente, alle persone che cambiano sesso era consentito di scegliersi anche il nome, ma non questa volta con il tribunale di Torino che si è messo di traverso.

 

La donna però non demorde e si prepara per il “secondo round” facendo approdare il suo caso in Corte d’appello di Torino, con la ferma intenzione di far valere i propri diritti. In appello arrivò una vittoria a metà, laddove il tribunale accolse la rettifica ma ribadì il diniego all’utilizzo del nome Alexandra: i giudici stabilirono che la scelta della donna sarebbe stata volta alla soddisfazione di un’esigenza secondaria e non strettamente necessaria, pertanto optarono per il rigetto della richiesta.

 

Si è arrivati così a far approdare il caso in Cassazione che, proprio ieri lunedì 17 febbraio, ha depositato la storica sentenza che dopo cinque anni di battaglie dà ragione ad Alexandra. La Cassazione ha messo nero su bianco come: “Non emergono obiezioni al fatto che sia la stessa parte interessata, soggetto chiaramente adulto, se lo voglia, ad indicare il nuovo nome prescelto, quando non ostino disposizioni normative o diritti di terzi, attesa l'intima relazione esistente tra identità sessuale e segni distintivi della persona, quale il nome”.

 

Una sentenza che ribalta un paradigma seguito finora dalla giurisprudenza ordinaria, che tendeva a lasciare “mano libera” sull'interpretazione e di conseguenza erano i singoli giudici a decidere se rigettare o meno le indicazioni della persona trans in merito al nome con cui desiderava essere identificata. Come sottolinea l’avvocato Schuster: “Al di là della tutela della cliente, era importante porre fine a tesi isolate che pretendevano di applicare automatismi e ora la Cassazione ha fatto chiarezza. Ma la piena dignità delle persone trans – ricorda – è ancora un traguardo lontano”. In un passaggio della sentenza si legge: “Il prenome non va necessariamente convertito nel genere scaturente dalla rettificazione, dovendo il giudice tener conto del nuovo prenome, indicato dalla persona, pur se del tutto diverso dal prenome precedente”.

 

Alexandra ovviamente è raggiante e molto felice di aver posto la parola fine a questa umiliante trafila, nel frattempo le sono arrivati anche tantissimi messaggi di sostegno. Nel concreto ora spetterà al comune di nascita della donna recepire la sentenza, anche se la donna vive da molti anni in Piemonte dove finalmente potrà veder trascritto sui propri documenti il nome che le appartiene: Alexandra. Questa sentenza inoltre farà da guida per le prossime richieste, mettendo un punto fermo: da oggi le persone che cambiano sesso potranno anche scegliersi il nuovo nome.

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