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Troppa neve e si ferma la caccia a cervo e capriolo in diverse aree del Trentino. I cacciatori: ''Gli effetti di questo inverno duro chiari con i censimenti della primavera''

La decisione dell'Associazione cacciatori trentini riguarda in particolare 8 distretti faunistici: "Non si è trattato solo di una soluzione gestionale ma anche di una scelta dettata da principi di etica venatoria presenti nel patrimonio culturale del cacciatore di montagna"

Pubblicato il - 12 dicembre 2020 - 11:50

TRENTO. Il maltempo della settimana scorsa e la grande quantità di neve scesa sul territorio provinciale chiudono la stagione della caccia a cervo e capriolo in alcune aree del Trentino. La decisione dell'Associazione cacciatori trentini riguarda in particolare 8 distretti faunistici.

 

"Questa scelta - spiega una nota dell'associazione cacciatori - è stata assunta in base al ruolo di ente gestore delegato dalla Provincia alla gestione di queste due specie, nella consapevolezza che la conservazione delle popolazioni di ungulati presenti in Trentino debba opportunamente considerare eventi meteorologici eccezionali come quelli registrati nei giorni scorsi in alcune zone del territorio provinciale".

 

Da lunedì 14 dicembre stop in alta val di Non, destra val di Non, alta Valsugana, Fassa, Fiemme, Pergine-Pinè-val dei Mocheni, Rendena e val di Sole in quanto interessati da questa problematica.

 

"Non si è trattato solo di una soluzione gestionale - prosegue la nota - ma anche di una scelta dettata da principi di etica venatoria presenti nel patrimonio culturale del cacciatore di montagna. Ci si è infatti chiesti se nelle situazioni in cui gli animali si trovano in forte difficoltà per l’eccezionale spessore del manto nevoso, quel tipo di caccia proprio della tradizione venatoria trentina, non rischiasse di trasformarsi in un qualcosa d’altro, magari ancora giustificabile sotto il profilo strettamente gestionale, ma certo lontana da quella figura del cacciatore come 'primo tutore' della fauna che i fondatori della nostra associazione si ponevano come obiettivo e che intendiamo mantenere ben fermo".

 

C'è stato un confronto anche con il Servizio foreste e fauna della Pat. "Abbiamo preso questa decisione differenziata - conclude la nota dei cacciatori - perché le situazioni sul territorio sono diverse: zone dove l’innevamento è stato eccezionale, altre dove la copertura nevosa è assente o nella norma. Dopo aver velocizzato al massimo l’iter tecnico-burocratico e aver sentito il servizio provinciale, la decisione è stata formalizzata con un apposito decreto del presidente, che anticipa la chiusura della caccia a queste due specie al 14 dicembre. I reali effetti di questo inverno, cominciato così duramente, saranno chiari con i censimenti della primavera prossima, a cui bisognerà dedicare, e certo dedicheremo, particolare attenzione".

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