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Con il Covid nessuna attività ludica per i bambini di Protonterapia. Il direttore Amichetti: "A organizzarle ci pensano le famiglie" 

Da quando c'è il Covid, le attività ludiche e ricreative proposte ai bambini di Protonterapia si sono dovute fermare. Così, a organizzare il loro tempo libero nelle difficili situazioni che vivono i pazienti, ci pensano le famiglie. Il direttore Maurizio Amichetti racconta le difficoltà di quest'anno di pandemia

Di Francesca Faccini - 24 febbraio 2021 - 20:10

TRENTO. “Da quando c’è il problema Covid, le attività ludico ricreative proposte alle bambine e ai bambini pazienti del Centro di protonterapia di Trento sono bloccate o parzialmente ferme". Queste le parole di Maurizio Amichetti, radioterapista oncologo e direttore dell’Unità operativa di protonterapia dell’Azienda sanitaria del capoluogo. “Non essendoci più la possibilità di organizzare laboratori, pet therapy, giochi di gruppo – continua Amichetti – sono le famiglie stesse a dover organizzare il tempo libero delle giovanissime e giovanissimi pazienti”.

 

Una situazione, quest’ultima, che potrebbe far pensare a un peggioramento della situazione psicologica di chi è sottoposto alla terapia, anche a fronte dell’allarme lanciato lo scorso mese dal Bambin Gesù circa il significativo aumento di disagi psichiatrici dei giovani a partire da ottobre 2020. Eppure per quanto riguarda le e i pazienti del Centro, la situazione è un po’ differente. Come spiega Amichetti “chi è in terapia da noi soffre sempre o spesso di problematiche psicologiche. Tanti dei nostri pazienti sono lontani da casa, quindi vivono già di per sé una condizione sfavorevole. Non abbiamo nessuna statistica rispetto a un aumento di difficoltà psicologiche, ma nella nostra struttura è fissa la presenza di una psicologa pronta ad agire in caso di bisogno”.

 

Il fatto che il Centro sia una struttura dal respiro internazionale è confermato dal fatto che da gennaio a novembre 2020 i pazienti trattati sono stati 310, di cui 232 provenienti da altre regioni italiane e 25 provenienti dall’estero. Poiché mediamente un trattamento di protonterapia dura dalle 4 alle 6 settimane con sedute giornaliere, i pazienti e i loro familiari possono usufruire di alloggi situati in città. Diverse associazioni di volontariato collaborano con il Centro mettendo a disposizione proprie strutture per l’accoglienza o fornendo supporto logistico nei trasferimenti da e verso il Centro. Buona parte degli alloggi viene garantito in modalità gratuita, mentre alcune strutture chiedono un contenuto aiuto economico.

 

Accanto ad altre due realtà presenti in Italia – il Centro di AdroTerapia e Applicazioni nucleari avanzate di Catania, specializzato nel trattamento dei tumori della regione oculare, e il Centro nazionale di adroterapia oncologica di Pavia – il Proton Therapy Center di Trento è attivo sul territorio nazionale dal 2014 quando ha accolto il primo paziente adulto. Un anno particolarmente significato è stato anche quello successivo: nel 2015 il Centro ha ospitato il primo caso pediatrico in Italia trattato con i protoni.

 

“Le radiazioni con i protoni – spiega Amichetti – sono particolarmente efficaci sui casi pediatrici. Grazie alle caratteristiche fisiche dei fasci di protoni è possibile rilasciare con estrema precisione la dose risparmiando così i tessuti sani circostanti. La sopravvivenza delle bambine e dei bambini è alta e meno tessuto sano viene toccato, meno possibilità ci sono di sviluppare nocività tardive legate alla terapia e non alla malattia in sé. Inoltre, l’organismo dei più piccoli, essendo in continua crescita, è più sensibile e quindi maggiormente colpito da effetti collaterali.”

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