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I 15 anni di lotta del Centro sociale Bruno (FOTO): “Non sarà uno sgombero a fermare un fiume in piena”

Il Centro sociale festeggia 15 anni, dalla prima occupazione del 2006 sono stati diversi gli spazi di Trento che hanno ospitato il Bruno. Tra solidarietà, cultura e manifestazioni, le attività si sono ampliate fino a diventare un punto di riferimento per la città: “Cambiano le generazioni, si aggiungono nuove lotte ma noi siamo ancora qui”

Di Tiziano Grottolo - 10 October 2021 - 13:24

TRENTO. “Siamo ancora qua”, si potrebbero sintetizzare così i 15 anni di vita del Centro sociale Bruno. Uno spazio che nel corso degli anni ha sicuramente influenzato molto la città di Trento. Per la precisione la prima vera occupazione da parte del gruppo di militanti che poi fonderà il Bruno risale al 2002, quando a essere occupato fu un edificio abbandonato sotto il viadotto all’ex Zuffo. Durò circa un paio di settimane, poi, nel 2003, ci fu l’esperienza de “La Tana” di via Roma. La svolta però arriva nel 2006, erano le 16 del 10 ottobre quando, sempre nell’area ex Zuffo, nacque ufficialmente il Centro Sociale Bruno. Come nome venne scelto quello dell’orso Jj1 detto appunto ‘Bruno’, un giovane esemplare di due anni ucciso in Baviera nell’estate dello stesso anno.

 

In mezzo ci sono stati l’occupazione dell’ex studentato Mayer, fino all’ottobre 2007, e dell’ex dogana dove Omar Garcia, in arte Technomurales, aveva dipinto l’iconico murales dell’orso bruno. L’ex dogana sarà il punto di riferimento della controcultura del capoluogo fino al 2013 quando i militanti faranno le valige per “trasferirsi” nell’attuale edificio di Piedicastello. Serviranno circa 5 mesi di lavori per rendere presentabile la struttura. Una piano alla volta gli attivisti hanno ristrutturato l’edificio che nel tempo si è arricchito di altri murales, la maggior parte firmati sempre da Garcia.

 

Fra i grandi momenti che hanno segnato la storia del Bruno ci fu sicuramente l’imponete manifestazione organizzata contro gli sgomberi degli spazi sociali. Era 2007 e anche nella lontana Copenaghen era stato da poco sgomberato lo storico centro sociale del quartiere di Christiania. A Trento la stessa sorte era toccata all’occupazione dell’area ex Zuffo. Il 21 aprile migliaia di persone scesero in strada “armate” di un adesivo rosa, il colore scelto per manifestare il proprio dissenso contro gli sgomberi. Alcuni resistono ancora oggi.

 

Per la verità l’esperienza del Centro sociale Bruno, almeno per quanto riguarda gli spazi di Piedicastello, si sarebbe dovuta concludere l’8 giugno 2019. Un anno prima infatti, quando in carica c’era ancora il Centrosinistra-autonomista di Ugo Rossi, ‘Patrimonio del Trentino’, l’ente della Provincia che ne gestisce gli immobili, aveva comunicato la cessazione del contratto di ‘comodato d’uso’ per la struttura e il conseguente sfratto. I militanti però non si sono mossi. Questo nonostante i proclami e le dichiarazioni bellicose di alcuni consiglieri provinciali, fra cui il leghista Devid Moranduzzo, che invocavano l’intervento delle forze dell’ordine nel giro di pochi mesi. Sono passati più di due anni e il Centro sociale è ancora al suo posto.

 

Non sarà uno sgombero a fermare un fiume in piena”, dichiarano alcuni degli attivisti che abbiamo incontrato. “Durante l’assemblea organizzata per denunciare il rischio dello sfratto ogni componente cittadina è venuta a portare la sua solidarietà. C’erano oltre 200 persone”. Nemmeno la pandemia ha fermato le attività del Bruno. Durante i lockdown gli attivisti si sono organizzati per sostenere le persone in difficoltà. “Nonostante la pandemia abbiamo trasformato ed espanso le attività, attraverso il mutualismo abbiamo aiutato decine di persone con i pacchi alimentari. Ora quella che era un’attività fatta in un momento di emergenza si è trasformata in orientamento verso i servizi presenti”.

 

LE FOTO. I 15 anni di lotta del Centro sociale Bruno attraverso le immagini
L'ex studentato Mayer appena occupato
L'occupazione all'ex Zuffo
Un momento della manifestazione contro gli sgomberi degli spazi sociali del 2007
L'occupazione dell'ex Dogana
Il Centro sociale all'ex dogana
Il Centro sociale all'ex dogana
Il Centro sociale all'ex dogana
La manifestazione del 2016 dopo l'aggressione di stampo fascista
La proiezione del film su Stefano Cucchi
Il Centro sociale a Piedicastello
Un momento dell'assemblea indetta dopo la lettera di sgombero
Il Centro sociale a Piedicastello
Il Centro sociale a Piedicastello
Il Centro sociale a Piedicastello

 

Nel corso degli anni sono state moltissime le attività che sono state messe in campo dagli attivisti, alcune di queste si svolgono tutt’ora regolarmente. Ci sono la ciclofficina dove si riparano le biciclette, la scuola d’italiano, fra le prime a riaprire dopo i lockdown, lo sportello legale e quello per l’assistenza nella costruzione di un curriculum. “Abbiamo aiutato a compilare centinaia di pratiche per la regolarizzazione dei migranti che volevano accedere alla sanatoria per il settore dell’agricoltura e del lavoro domestico”, precisano i militanti.

 

Il Bruno è anche un rifugio per chi altrimenti sarebbe costretto a vivere per strada. Attualmente sono sei le persone ospitate negli spazi del Centro sociale. In tre anni, cioè da quando gli appartamenti sono stati resi agibili, sono decine le persone che si sono alterante. Poi ci sono state le raccolte di vestiti e beni di prima necessità per le varie emergenze. I migranti sulla rotta dei Balcani, i curdi e le popolazioni della Siria del nord e gli zapatisti in Messico, sono tante le realtà che hanno beneficiato delle staffette solidali.

 

Il Centro sociale ospita pure alcune associazioni come “Ya Basta! Êdî bese!”, ma anche un Cinemafutura, una vera e propria sala cinematografica, la Biosteria dove si cucina rigorosamente vegano, un gruppo di acquisto solidale, senza dimenticare le moltissime iniziative culturali. Tempo addietro c’è stata anche una polisportiva “Clandestina”, l’enolibreria da Jurka e Hacklab dedicato agli “smanettoni” di informatica.

 

Ovviamente non sono mai venute meno le mobilitazioni di piazza. Particolarmente partecipata quella del 2016 dopo una gravissima aggressione di stampo fascista ai danni di un militante del Centro sociale e della Rete contro i fascismi. Nello stesso periodo tramite l’Osservatorio contro i fascismi venne pubblicato il dossier sull’attività di Casapound nel capoluogo che svelò la vera faccia dei fascisti del terzo millennio fatta di squadrismo e violenze. Altre manifestazioni molto partecipate sono state quelle lanciate nell’ambito delle mobilitazioni per la campagna Stopcasteller, per protestare contro la gestione trentina degli orsi.

 

Il Bruno è stato parte attiva anche delle mobilitazione per la “giustizio climatica” come Fridays for Future o “Rise up 4 climate justice”. “Siamo stati parte di tutte le mobilitazioni legate alla crisi climatica – aggiungono gli attivisti – abbiamo introdotto il tema dell’antispecismo per porre la questione della convivenza fra esseri umani e animali. Abbiamo voluto immaginare delle alternative a un mondo che sta evolvendo in peggio, non possiamo pensare di continuare a vivere in un’isola felice mentre tutto il resto sta collassando”.

 

Paradossalmente è stato proprio nel primo post-pandemia che il Centro sociale ha dimostrato la sua capacità di rinnovarsi. Mentre molte attività chiudevano le porte del Bruno sono rimaste aperte. Molti giovani studenti si sono avvicinati a questa esperienza nell’estate 2020, è stata una risposta generazionale a una pandemia che ci vorrebbe isolati”. Gli spazi del Bruno sono sempre stati attraversati dai giovani, ma forse in quest’ultimo periodo ancora più che in passato.

 

“Il dato politico è che dopo 15 anni siamo ancora qui, senza esserci snaturati”, commentano i militanti tirando le somme della loro esperienza. “Sono cambiate le persone, c’è stato un ricambio generazionale, ci siamo imbarcati in nuove battaglie ma l’essenza è rimasta. Siamo ancora noi ma non più solo noi. Di una cosa però siamo sicuri, se non avessimo tenuto conto di tutte le iniziative presenti nei vari anni, se non avessimo attraversato le varie campagne, non saremmo ancora qui”.

 

E questo è un dato di fatto. Nonostante i rapporti con la città o con il quartiere abbiano avuto alti e bassi, il Centro sociale è rimasto al suo posto.La politica ha fatto di tutto per demonizzarci, per descriverci come ‘brutti’, ‘sporchi’ e ‘cattivi’, ma tutte le persone che passano a trovarci cambiano idea e quando usciamo incontriamo tanta solidarietà. Forse – concludono gli attivisti – se il Bruno è esistito per tutti questi anni è proprio perché non abbiamo mai sentito la necessità di portare avanti uno spazio fisico ma c’è sempre stata la volontà di esistere come collettivo, come un insieme di pratiche e continueremo a farlo in ogni forma che riterremo opportuna”.

 

Per celebrare i 15 anni del Centro sociale sono già in calendario alcuni eventi. Il primo si terrà il 12 ottobre, con la presentazione del libro “Noi però gli abbiamo fatto le strade” con l’autore nonché storico Francesco Filippi. Il 15 ottobre invece, ospite del Bruno, ci sarà l’associazione Ippoasi che dà rifugio ad animali di ogni specie. Nella stessa serata sarà proiettato il documentario “Gunda”.

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