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I Pro Vita tornano alla carica (anche in Trentino) con i manifesti anti-aborto. I Laici trentini: "Ennesima oscenità. Attaccateveli a casa vostra questi cartelli"

Dopo le polemiche scaturite dai manifesti contro la pillola RU486, i Pro Vita tornano alla carica con i camion vela e un altro cartellone esplicito contro l'aborto apparso sia a Trento che a Rovereto. Immediata la reazione. I Laici trentini per i diritti civili: "Ennesima oscenità. Dove sono i vigili quando servono?"

Di Davide Leveghi - 02 febbraio 2021 - 16:30

TRENTO. Dopo la vicenda dei manifesti contro la pillola RU486, rimossi in moltissime città tra le proteste delle associazioni laiche e femministe, i Pro Vita e Famiglia tornano all'attacco, riprendendo la campagna contraria all'aborto. In queste ore, infatti, come da promessa, anche a Trento e Rovereto sono "ricomparsi" dei manifesti piuttosto chiari, ennesimo capitolo di una vicenda che pare destinata a non concludersi a breve.

 

Il corpo di mio figlio non è il mio corpo, sopprimerlo non è la mia scelta #stoapborto”, recita il cartello tenuto da una ragazza sorridente nell'ultimo grande cartellone immortalato nella mattinata di martedì 2 febbraio davanti al Palazzo della Regione a Trento. Il riferimento è al noto slogan femminista “il corpo è mio e lo gestisco io”.

 

Oggi è apparsa questa ennesima oscenità davanti al Palazzo della Regione – hanno scritto i Laici trentini per i diritti civiliattaccateveli in casa vostra questi cartelli. Dove sono i vigili quando servono? #ProVitavergogna #194”.

 

Era dicembre, quando i cartelloni e i manifesti sulla pillola abortiva avevano fatto capolino in moltissime città italiane. La reazione era stata durissima, con le associazioni laiche sul piede di guerra e, nel caso di Trento, anche il sindaco Franco Ianeselli sceso in campo per prendere posizione contro la campagna. “Le donne di questa città non si fanno intimidire”, aveva detto il primo cittadino trentino. “Vanno rimossi”, aveva tuonato Non una di meno, ed effettivamente ciò era avvenuto.

 

I nostri legali sono al lavoro con decine di denunce, richieste di rettifiche alla stampa e numerosi ricorsi, aveva affermato il presidente di Pro Vita e Famiglia onlus Toni Brandi, spalleggiato in Trentino da rappresentanti del mondo politico (anche consiglieri provinciali) come Mara Dalzocchio e Claudio Cia, critici verso la scelta di Ianeselli. “Si censura un pensiero diverso”, avevano dichiarato.

 

Da parte loro, i Pro Vita avevano annunciato di non volersi certo fermare. “Non molleremo con la campagna. L'aborto non può essere un dogma”, hanno scritto in un comunicato precedente di un solo giorno l'apparizione del camion vela a Trento.

 

“Continua e si espande a macchia d'olio la nostra campagna #stopaborto per la difesa del bambino nel grembo – ha dichiarato Brandi – decine e decine di camion vela e centinaia di manifesti sul territorio: da Milano a Bologna, da Firenze a Napoli, da Bari a Reggio Calabria. Supereremo i 100 Comuni. Sono le stesse persone sul territorio che ci stanno chiamando e vogliono aderire alla nostra battaglia, nonostante i nostri camion vela ed autisti vengano talvolta fisicamente attaccati da militanti abortisti, come è successo a Verone ed Ancona”.

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