Affitti alle stelle e caro bollette: “Dopo lo sfratto siamo costretti a dormire in auto”, la lettera-appello. Sindacato e attivisti: “Situazione drammatica che sta per esplodere”
Il racconto di chi è costretto a vivere in auto e delle famiglie sotto sfratto, l’emergenza abitativa in Trentino sta assumendo contorni drammatici: “I proprietari di casa preferiscono fare affari con il turismo stagionale”. Gli attivisti: “Bisogna intervenire, se necessario revocare le licenze per gli appartamenti turistici, tassando maggiormente le case sfitte e bloccando la continua crescita del costo degli affitti”

RIVA DEL GARDA. “Dopo lo sfratto siamo costretti a dormire in auto”, è la testimonianza che arriva da alcune famiglie dell’Alto Garda, ultime vittime di un’emergenza casa che in Trentino si fa sempre più drammatica. Dal 2020, solamente nel capoluogo, sono avvenuti 180 sfratti.
Gli attivisti dello “Sportello Casa per Tutti”, una realtà indipendente per il diritto all’abitare nata all’interno del Centro sociale Bruno e da alcune assemblee contro il carovita, hanno incontrato alcune famiglie dell’Alto Garda in difficoltà. “Le situazioni sono le più disparate – spiegano – ma per tutti il problema è quello della casa, c’è chi è stato sfrattato da privati e chi è stato messo sotto sfratto da Itea, non manca nemmeno chi è costretto a vivere in auto perché la casa l’ha già persa”.
Dall’incontro avvenuto nei giorni scorsi è uscita una breve nota e anche un nuovo appuntamento (per sabato 29 ottobre alle 14.30 in viale delle Palme di fronte al Casinò di Arco). “Siamo famiglie sotto sfratto di privati e di Itea – si legge nella lettera-appello sottoscritta dalle famiglie – siamo famiglie che, pur pagando l’affitto tutti i mesi, hanno subito uno sfratto dagli appartamenti di emergenza di Itea e ora siamo costrette a dormire in auto. Siamo lavoratori precari e lavoratrici precarie che paghiamo le tasse da tanti anni ma non abbiamo accesso a nessuna forma di welfare”.
Poi la lettera prosegue: “Siamo in graduatoria Itea e vediamo intorno a noi appartamenti pubblici vuoti e non utilizzati. Siamo persone che faticano ad arrivare a fine mese anche se lavoriamo 10-12 ore al giorno. E siamo persone che non riescono a trovare nella Busa un alloggio a prezzi accessibili poiché i proprietari di casa preferiscono fare affari con il turismo stagionale e non affittare ai nuclei familiari, a maggior ragione se non italiani. Nessuno pensa a noi, quando ci rivolgiamo ai servizi sociali, l’unica alternativa alla strada che ci viene proposta è la comunità per madri e figli minori. Ma noi non vogliamo dividere i nostri nuclei familiari, vogliamo che i nostri figli crescano accanto ad entrambi i genitori”.
A far lievitare i prezzi sono soprattutto gli appartamenti turistici e quelli che vengono affittati agli studenti che sono costretti a pagare fino a 300 euro per una singola stanza, ma pure le piattaforme online come Airbnb hanno contribuito. Il risultato però è sempre lo stesso: trovare una casa a un canone accessibile è quasi impossibile, ancora di più se sei straniero.
Recentemente la presidente di Itea Spa, Francesca Gerosa, ha incontrato Manuela Faggioni, presidente Sunia del Trentino il sindacato degli inquilini Cgil. Durante la riunione si è stata affrontata la questione legata alla richiesta crescente di alloggi pubblici e degli sfratti legati ai cosiddetti “contratti temporanei”, cioè una tipologia di contratto di locazione prevista dalla normativa che permette all’Ente locale di dare una risposta d‘urgenza per il tempo strettamente necessario a trovare una soluzione abitativa.
“Itea può fare poco quando abbiamo a che fare con gli ‘sfratti per finita locazione’ – sottolinea Gerosa – in altre parole quando il contratto di locazione temporanea è giunto al termine Itea non può fare altro che applicare la legge, pur comprendendo le difficoltà di questi nuclei, queste non sono situazioni che nascono dall’oggi al domani. Il carattere di temporaneità di questo strumento è noto anche agli inquilini, dopodiché, per poter accedere poi alle graduatorie, come ogni cittadino che intende richiedere l’assegnazione di un alloggio pubblico, è necessario presentare ogni anno la domanda all’ente locale competente. Se la condizione economica-reddituale e familiare è idonea, il nucleo sarà inserito in graduatoria”.
Per le locazioni temporanee è la legge stessa che stabilisce le finalità e la durata del contratto di locazione dell’alloggio temporaneo, stipulato, appunto, in via transitoria. Quello della locazione temporanea è uno strumento di cui può disporre l’ente locale, competente per l’assegnazione dell’alloggio pubblico, che serve unicamente per la gestione di emergenze abitative del nucleo e in genere ha una durata contrattuale temporanea di tre anni. In questo tempo le famiglie in difficoltà dovrebbero riuscire a trovare un’alternativa o a ottenere un posto utile nelle graduatorie, il problema è che spesso ciò non avviene e gli enti pubblici prorogano i contratti emergenziali. In questo modo però si innesca un circolo vizioso per il quale mancano i cosiddetti “appartamenti d’emergenza” e allo stesso tempo alcune famiglie rischiano di essere sfrattate senza aver trovato delle alternative.
Durante l’incontro con il sindacato degli inquilini è stato affrontato anche il tema degli alloggi di risulta: “Ottimizzare il ciclo della risulta – dichiara la numero uno di Itea – riqualificando gli alloggi restituiti dagli ex inquilini e mettendoli nuovamente a disposizione del cittadino nel più breve tempo possibile è la nostra priorità, anche se spesso servono interventi pesanti”. Comunque Gerosa promette che il numero degli alloggi sistemati nel 2022 sarà più alto rispetto all’anno precedente: “Tutta la Struttura è fortemente sotto pressione in questo periodo e sta correndo”.
Dal canto suo il sindacato degli inquilini pone l’accento anche sul caro bollette. “La situazione è drammatica – afferma Faggioni – e peggiorerà ancora nei mesi invernali quando ai costi alle stelle per l’energia elettrica si sommeranno le spese per il riscaldamento. Gli inquilini Itea sono particolarmente esposti a queste situazioni per le loro condizioni economiche precarie, ma il problema riguarderà in Trentino moltissime famiglie in affitto, in questo quadro è sconcertante l’immobilismo della Giunta provinciale”.
È dal 2020, con il primo lockdown, che il sindacato chiede l’attivazione all’assessora Segnana dell’Osservatorio provinciale sulla casa: “Ogni nostra richiesta è stata ignorata e con l’assessora non c’è alcun confronto su questi temi, non ci resta dunque che constatare per l’ennesima volta il totale immobilismo dell’esecutivo”. Il problema è che oggi le criticità si sommano una sull’altra. Al caro vita si aggiunge la ripresa degli sfratti con un numero crescente di nuclei che perde l’alloggio, ma non sono in grado di sostenere un affitto al prezzo di mercato. “È una situazione che rischia di andare fuori controllo”, conclude Faggioni.
È proprio alla luce di questa situazione che gli attivisti dello “Sportello Casa per Tutti” chiedono che gli appartamenti sfitti di Itea vengano messi immediatamente a disposizione di chi ha bisogno, lo stop agli sfatti e soluzioni temporanee per chi è costretto a vivere in auto: “Le istituzioni comunali prendano atto della crisi abitativa, mettendo un argine a residence e b&b, revocando, se necessario, le licenze per gli appartamenti turistici, tassando maggiormente le case sfitte e bloccando la continua crescita del costo degli affitti”.
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