Contenuto sponsorizzato

“Se non hai un cognome abbastanza ‘trentino’ è difficile trovare casa”, famiglie sfrattate e stranieri penalizzati: “Chi tiene l’appartamento sfitto deve pagare più tasse”

Centro sociale Bruno e Assemblea contro il caro vita propongono tre linee d’azione per affrontare l’emergenza casa: creare un fondo provinciale per le morosità, investire per aumentare il numero delle case popolari e incrementare la tassazione sugli appartamenti sfitti. E dicono: “Mancando case Itea da assegnare con procedura emergenziale la prassi è quella di dividere le famiglie”

Di Tiziano Grottolo - 12 agosto 2022 - 06:01

TRENTO. Vuoi per la presenza degli universitari (che subiscono direttamente gli effetti della speculazione), vuoi per la possibilità di guadagnare di più con i turisti, trovare una casa in affitto in Trentino a un prezzo ragionevole è molto difficile. In provincia non mancano i casi di chi non si è visto rinnovare il contratto perché il padrone di casa voleva moltiplicare gli introiti trasformando l’appartamento in un alloggio per ricchi turisti.

 

A far lievitare i prezzi degli appartamenti hanno contribuito anche le piattaforme online come Airbnb ma diverse criticità si segnalano anche nel settore dell’edilizia popolare. Per analizzare quella che può essere definita a tutti gli effetti un’emergenza il Centro sociale Bruno e l’Assemblea contro il caro vita hanno redatto un report ad hoc. Gli attivisti delle due realtà da sempre offrono sostegno alle famiglie in difficoltà, talvolta intervenendo direttamente per impedire gli sfratti evitando in questo modo che le persone finiscano sulla strada.

 

Per chi si trova sotto sfratto trovare una nuova casa è essenziale. Le difficoltà però sono molte, talvolta quasi insormontabili pure per chi avrebbe le risorse economiche. “Chi si rivolge alle agenzie trova solo porte chiuse”, denunciano gli attivisti. “Se hai un lavoro ma non hai un cognome abbastanza ‘trentino’, anche se vivi qui e paghi le tasse da anni, il ritornello è sempre lo stesso, ‘ci dispiace ma non abbiamo appartamenti disponibili’​”. C’è persino chi si è sentito rispondere che con due cani sarebbe più facile trovare un alloggio ma con dei bambini trovare disponibilità può diventare un problema. “Anche se si trovasse un appartamento – aggiungono – al giorno d’oggi è quasi impossibile coprire la caparra perché si arriva a chiedere fino a 6 mensilità che possono tradursi in 3 o 4mila euro”.

 

Per chi si trova in strada e non può permettersi un’abitazione la prospettiva invece è drammatica. “In questi casi i contributi per l’affitto, peraltro già insufficienti, non servono. Le famiglie molto spesso vanno incontro alla separazione perché non si riescono a trovare soluzioni alternative”. Emblematico il caso di una famiglia di origine straniera (padre, madre e due figli minori) che dopo lo sfratto si è rivolta al Centro sociale Bruno.

 

Il marito ha sempre lavorato, non aveva mai neppure fatto richiesta per una casa Itea o per la disoccupazione, progettavano di accendere un mutuo e comprare casa. Poi però è arrivato il Covid: il lavoro è saltato, è finita l’indennità di disoccupazione e poi pure i risparmi. Il padre ha iniziato un nuovo lavoro ma nel mentre si è ritrovato nella condizione di non riuscire a pagare l’affitto e per questo ha accettato di lasciare casa.

 

La famiglia è finita letteralmente sulla strada, per una settimana hanno dovuto arrangiarsi chiedendo ospitalità ad amici e pagandosi l’ostello. Successivamente si è attivato lo sportello del servizio di Assistenza sociale del comune di Trento che paga l’ostello per la donna e i due figli ma non per l’uomo che deve arrangiare a trovare dove dormire. In questo caso fortunatamente l’uomo ha un lavoro e può permettersi l’ostello per stare con la famiglia almeno nel fine settimana. 

 

Mancando case Itea da assegnare con procedura emergenziale – osservano gli attivisti – la prassi è quella di dividere le famiglie. Il sistema del welfare trentino ad oggi non è fatto per gestire una situazione di emergenza in cui famiglie si ritrovano travolte da un contesto radicalmente mutato nel giro di pochi anni. Siamo in una situazione inedita”.

 

Il problema è che gli alloggi a canone agevolato sono troppo pochi e non soddisfano la domanda. Qui però vale la pena sfatare un mito, stando ai dati ufficiali del 2020 (gli ultimi resi disponibili da Itea) il 94% degli assegnatari è cittadino della Comunità Europea e di questi il 91% è cittadino italiano. Solo il 6% sono extracomunitari, una netta minoranza.

 

A ben guardare gli stranieri, vittime delle retorica populista, hanno dovuto fare i conti con un provvedimento che mirava a escluderli dalle case Itea imponendo criteri che i giudici hanno definito “discriminatori”. Come si legge nel bilancio sociale di Itea nelle graduatorie approvate nel giugno del 2020 si contavano 2.508 domande di alloggio pubblico, a fronte delle 3.100 del 2019, con una diminuzione del 19%. Una riduzione che ha interessato principalmente le graduatorie degli extracomunitari che presentano un decremento pari al 31,5%.

 

In altre parole, anche se sono stati aboliti, i criteri introdotti dalla Giunta Fugatti hanno danneggiato una fetta di società che già rischia di trovarsi in una condizione economica di svantaggio e marginalità. Fra i provvedimenti contestati dagli attivisti ci sono la cosiddetta patente a punti per gli inquilini Itea e il fatto che ben 1.215 alloggi sparsi sul territorio non possono essere occupati e pertanto risultano sfitti. “La retorica bipartisan sul ‘decoro’ e la ‘meritocrazia’ ci sembra utile solo a esprimere un atteggiamento repressivo e punitivo nei confronti di chiunque abbia ‘osato’ chiedere un alloggio pubblico”.

 

È alla luce di questa situazione che Centro sociale Bruno e Assemblea contro il caro vita propongono tre linee d’azione per affrontare l’emergenza casa: creare un fondo provinciale per le morosità, investire per aumentare il numero delle case popolari e incrementare la tassazione sugli appartamenti sfitti. “Il nostro punto di vista è quello di chi sta in basso, di chi sta al fianco di chi prova sulla propria pelle i risultati dell’avidità padronale, del razzismo istituzionale e dell’inefficienza delle strutture che dovrebbero garantire il diritto all’abitare. Non siamo disposti a vedere altre famiglie senza un tetto – concludono gli attivisti – faremo di tutto per bloccare i nuovi sfratti perché non abbiamo intenzione di lasciare che solo chi sta in basso paghi il conto delle molte crisi che si stanno accumulando”.

 

 

 

Contenuto sponsorizzato
Edizione del 24 settembre 2022
Telegiornale
24 set 2022 - ore 21:22
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Politica
26 settembre - 13:15
Il leader di Azione ha detto la sua dopo i risultati delle elezioni politiche, nelle quali a livello nazionale il Terzo Polo ha ottenuto poco meno [...]
Politica
26 settembre - 12:37
L’analisi di Letta dopo la sconfitta del Partito Democratico: “Gli italiani hanno scelto la Destra, un giorno triste per l’Italia e [...]
Politica
26 settembre - 10:33
A livello di collegio Fratelli d'Italia doppia la Lega e stacca di quasi di due punti percentuali il Partito democratico. Il terzo polo davanti [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato