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| 19 gen 2023 | 16:40

"Addestro animali 'indomabili'", da educatore nel sociale a "psicologo dei cavalli", storia di Lorenzo Campedelli: "Molti i clienti che mi contattano dall'estero"

Lorenzo Campedelli la psicologia l'ha applicata all'equitazione, riuscendo ad addestrare cavalli apparentemente 'indomabili'. Come? Imparando a comprendere e a entrare in relazione "con chi parla una 'lingua' completamente diversa" 

"Addestro animali 'indomabili'", da educatore nel sociale a "psicologo dei cavalli"
Foto Marco Simonini

RONZO-CHIENIS. Coi cavalli ci è cresciuto "perché 'in casa' li abbiamo da quando avevo 5 anni". Così è nata la 'sfrenata' passione di Lorenzo Campedelli, addestratore della val di Gresta che, con una laurea in psicologia in tasca, ha deciso di dedicare la propria vita a quegli speciali animali. "Ho lavorato come educatore per 8 anni - rivela l'uomo a Il Dolomiti -. Il mondo del sociale mi ha tuttavia deluso al punto da decidere di stravolgere totalmente la mia esistenza".

 

"Il lavoro mi piaceva moltissimo - esordisce Campedelli - ma purtroppo mi sono reso conto di quanto quello fosse un mondo spesso più attento al tornaconto economico che non al benessere delle persone. Ho deciso di cambiare rotta, tenendo ben stretta la mia laurea in psicologia, unendola alla passione per i cavalli e a quell'incontrollabile desiderio di avere a che fare con loro".

 

Lorenzo, a addestrare cavalli "in maniera amatoriale" aveva iniziato a provarci già molti anni prima: "A 16 anni, senza rendermi conto allora di quanto potesse essere pericoloso domare un animale senza avere competenze - fa notare l'oggi esperto addestratore -. Col passare del tempo, sono riuscito ad acquisire le conoscenze necessarie per lavorare nel settore, facendo prove ed errori e frequentando esperti. Infine, fondamentale sono stati anche gli studi in psicologia, che mi hanno dato delle griglie di lettura di una relazione educativa molto particolare - spiega Campedelli -. Un rapporto nel quale i due soggetti non parlano la stessa lingua". 

 

All'inizio non è stato facile, rivela l'uomo originario di Ronzo Chienis, soprattutto abitando in un luogo "fuori mano". Ciononostante, il domatore non si è mai perso d'animo: "In Trentino, in generale, non è presente una 'cultura' dell'addestramento del cavallo ben radicata - sottolinea -. Poi, nel 2008, si è messa di mezzo anche la crisi, tanto che io e mio zio, che nel frattempo si era aggiunto in azienda, abbiamo dovuto elaborare un piano 'B'".

 

I due hanno cominciato a coltivare ortaggi bio (soprattuto lo zio ndr) nella loro azienda agricola "L'abete rosso", nonché "ad allevare 'black angus' (razza bovina ndr) che macelliamo e vendiamo con la formula delle 'cassette a taglio misto' - aggiunge -. Nel 2020 abbiamo aggiunto un piccolo allevamento di galline ovaiole: praticamente siamo diventati la vecchia fattoria", ironizza.

 

"Questo, in parte senza rendercene conto e in parte guardando a quelle che erano le aziende della val di Gresta fino agli anni '90 - ricorda -.  Abbiamo iniziato a recuperare anche 'pratiche' antiche, scegliendo di lavorare la terra con l'ausilio dei nostri cavalli (FOTO DI COPERTINA), soprattutto per evitare il più possibile di utilizzare i trattori che, compattando la terra, la rendono inospitale per organismi come lombrichi e microrganismi che contribuiscono al mantenimento della fertilità".

 

"Nel frattempo non ho mai abbandonato l'addestramento dei cavalli, arrivando a domare esemplari di clienti che, da fuori regione o addirittura dall'estero, arrivavano con animali ritenuti 'strampalat' o 'indomabili', occasioni nelle quali le competenze di psicologia hanno giocato un ruolo ancor più fondamentale". Grazie alle molte esperienze collezionate nel corso degli anni, "sono riuscito a mettere a punto un programma di doma e addestramento tutto mio, che ho chiamato "Horsemanship evolution", un metodo di lavoro che si fonda sulla relazione uomo cavallo e che si rifà a psicologia umana, psicologia del cavallo ed etologia", precisa.

 

"Mi piacerebbe poter diffondere e far conoscere questo mio programma al resto del mondo - conclude Campedelli -. Sono molto felice, perché al di là del lavoro so che, se un domani dovesse cambiare qualcosa, potrò continuare a vivere con la consapevolezza di aver imparato preziosi insegnamenti per relazionarmi con l'altro, chiunque esso sia".

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