Nelle sue mani materia e spirito diventano arte, Mastro 7 compie 80 anni, "Il tempo non esiste, esiste solo l'opera"
Settimo Tamanini, in arte Mastro 7, ha spento da poco 80 candeline. "La prima volta che ho plasmato la materia avevo pochi anni e ho creato un volto da un pezzo di creta". Poi ha imparato a forgiare i metalli, oro, argento e rame, e nel 1970 ha fondato l'azienda conosciuta oggi in tutto il mondo e diretta dai due figli, Gianfranco e Luca. "Nella materia c'è il dna della creazione"

TRENTO. “Il tempo non esiste. Esiste l'opera”. Si può riassumere così la vita di Settimo Tamanini, orafo e scultore, conosciuto in tutto il mondo come Mastro 7. Ed entrando sul suo laboratorio l'impressione è proprio questa: che esista solo l'opera, frutto della fusione perfetta degli elementi plasmati dalla mano e dall'intelletto umano. Nel suo laboratorio il tempo non esiste e ogni creazione è unica ed eterna.
Settimo ha da poco compiuto 80 anni. Nei suoi occhi ci sono gocce di fuoco, come quelle impresse sulle opere (dai gioielli, ai fiori, fino ai grandi alberi della vita) e sulle sue mani frammenti della materia a cui dà forma e vita (l'oro, l'argento e il rame puro). Nel suo sangue scorre il dna dell'artista. “Sono nato nel 1943 - racconta a Il Dolomiti. - Negli anni dopo la guerra non c'era nulla. Non c'erano giocattoli o pennarelli; la nostra televisione erano gli alberi e la natura. Avevo cinque anni: con gli altri bambini andavamo dal vasaio per prendere un po' di creta con cui fare delle palline per giocare. Un giorno mi sono ritrovato in mano un pezzo di questa terra rossa e io ho iniziato a maneggiarla, a plasmarla, finché ne è uscito un volto, senza che ne fossi davvero consapevole. Mi sono spaventato, perché gli insegnamenti religiosi che avevo appreso dalla mia famiglia mi impedivano di ammettere che ero stato capace di creare un volto dalla materia. Col tempo ho capito che avevo un dono innato, impresso nel mio dna”. La sua trisavola, Irene Agostini, era cesellatrice e il padre di lei, Giovanni Battista, intagliatore e doratore di altari.
“Quello è stato il primo impatto con la materia e con la forza che da essa emana – spiega. - Poi ho avuto la fortuna di incontrare la cultura, frequentando anche le scuole medie. Non era da tutti. Sono stato fortunato. E alla cultura sono debitore perché ha ispirato tutte le mie opere. Mi è sempre rimasto impresso lo scudo di Achille, descritto da Omero nell'Iliade: su quello scudo, forgiato da Efesto, è rappresentato l'universo. Finita la scuola, ho deciso di andare a bottega, nel laboratorio del cesellatore Vittorio Benetti”. E' lì che Settimo incontra i metalli. Nel 1957 ottiene il suo primo libretto di lavoro. “Quell'anno alla festa dell'uva di Mezzocorona il mio maestro mi ha dato un pezzo di oro e mi ha fatto cesellare un chicco di uva. Da allora non ho più abbandonato i metalli: oro, argento e rame puro sono la materia da cui io ricavo le mie opere”.
Nel 1966 incontra Fausta, allora 16enne, che diventa la donna della sua vita. “Veniva dalla valle dei comignoli delle fate – sorride Settimo, - dalla val di Cembra, da Segonzano. Ho visto i suoi occhi neri e da allora non mi ha più lasciato. Se oggi sono qualcuno lo devo a lei: ha creduto in me e mi ha protetto. Insieme abbiamo due figli meravigliosi, Gianfranco e Luca”.

Nel 1970 avviene la svolta: la creazione del suo laboratorio e della sua azienda Mastro 7. Settimo crede molto nel significato dei numeri: “Il 7 segna la mia vita – racconta. - Io mi chiamo Settimo, mia madre è nata il 7 del mese ed è morta a 77 anni. Io e mia moglie Fausta abbiamo sette anni di differenza e quest'anno sono 57 anni che ci conosciamo; 7 sono anche gli anni di differenza che hanno i miei due figli. Ma ci sono molti altri esempi”.
Diventata un marchio celebre in tutto il mondo, punto di riferimento dell'oreficeria, grazie a mostre, premi e opere esposte in tutto il mondo, oggi Mastro 7 è diretta dai due figli, Luca e Gianfranco, “che sono l'anima innovatrice dell’attività di famiglia – racconta Settimo. - Entrambi hanno scelto la loro passione: Gianfranco è orafo e gemmologo, Luca è laureato in economia e si occupa dell'amministrazione. Il mio augurio è che quello che hanno imparato possa fare loro da guida, ma che siano sempre se stessi”.
Dal 2000, anno in cui Settimo ha lasciato l'azienda nelle mani dei figli, si dedica all'arte e alla creazione di opere che hanno fatto il giro del mondo: celebri sono i suoi alberi, “Le grandi madri”, radici di vita, custodi dell'eternità. In esse sono racchiusi i quattro elementi (terra, fuoco, aria, acqua), forgiati dalla sacralità, che ha segnato la vita di Settimo Tamanini, dal mistero, dalla cultura e dallo studio, dalla poesia e dall'amore per la bellezza. Nelle sue creazioni materia e spirito si fondono e diventano arte.
Guardando al passato e sfogliando l'album dei ricordi, Mastro 7 ripercorre gli incontri che ha fatto sulla sua strada, da papa Giovanni Paolo II all'ex presidente Cossiga, dai divi del cinema e dello spettacolo ai campioni dello sport. E per ognuno c'è un regalo, un'opera unica creata dalle sue mani.
Mani di artigiano e di artista le sue, ruvide e calde. “Abbiamo perso l'uso delle mani – spiega, - ce ne siamo dimenticati. Ma la mano trattiene quel tanto che basta, dà la giusta misura alle cose”. E con le sue mani, lui dà vita alla materia, “perché nella materia c'è il dna della creazione”.
Il suo più grande orgoglio oggi sono la moglie e i figli. E se gli si chiede cosa conta nella vita, Settimo Tamanini risponde con i versi di William Blake, scritti su una lavagnetta nella suo laboratorio: “Vedere il mondo in un granello di sabbia e il Paradiso in un fiore selvatico. Tenere l'infinito nel palmo della mano e l'eternità in un'ora”.














