Dal ''Patentino dell'accoglienza'' agli ''Info Pont'': Cadore, Comelico e Tre Cime uniti per l'ospitalità turistica: ''Insieme possiamo fare la differenza''
Si è concluso il ciclo di incontri per diffondere la Carta dell’accoglienza e dell’ospitalità nei territori di Cadore, Tre Cime e Comelico, finalizzati a migliorare la qualità dell’accoglienza turistica in queste aree. Abbiamo intervistato Valentina Colleselli, direttrice di Dmo Dolomiti Bellunesi, e Claudia Baldin, di Just Good Tourism, per sapere com’è andata: da un lato sono emerse criticità e punti di forza nel confronto con gli operatori locali, dall’altro l’importanza di motivare anche all'attenzione verso l’inclusività

PIEVE DI CADORE. Sono giunti al termine gli incontri realizzati per diffondere la Carta dell’accoglienza e dell’ospitalità in Cadore, Tre Cime e Comelico e migliorare la qualità dell’accoglienza turistica sul territorio. “Abbiamo avuto un riscontro positivo e certificato molti nuovi Infopoint: questo accresce una consapevolezza che aiuterà il territorio ad accogliere in modo diverso il turista. Inoltre, per la Fondazione è stato un modo per conoscere direttamente gli operatori e raccogliere osservazioni e problemi pratici di vita quotidiana” afferma a Il Dolomiti Valentina Colleselli, direttrice della Fondazione Dmo Dolomiti Bellunesi.
Il percorso è stato organizzato dalla Regione Veneto in sinergia con la Fondazione e si inserisce nelle attività di valorizzazione della Carta dell'accoglienza e ospitalità, iniziate nel 2023 a Cortina e proseguite nel 2024 a Belluno. Ora, nell’area Cadore, Tre Cime e Comelico, grazie al coordinamento della società Just Good Tourism e il supporto dei tre Consorzi turistici locali, sono stati promossi due tipi di formazione: il "Patentino dell’accoglienza", rivolto a chi opera nel settore turistico e dell’ospitalità, e “Info Point”, per diventare un Infopoint accreditato della Regione.
In totale alla formazione per il patentino hanno partecipato 56 persone, mentre 23 hanno ottenuto il riconoscimento di Infopoint. “Siamo soddisfatti dell’esperienza - prosegue Colleselli - e molte persone ci hanno già chiesto se possiamo organizzare ulteriori iniziative. Nonostante questo percorso specifico non sia replicabile, potranno però esserci degli aggiornamenti con il coinvolgimento di altri operatori. Anche per noi è importante, perché solitamente ci interfacciamo con soci, amministrazioni o consorzi: questi incontri ci hanno invece permesso di instaurare con i partecipanti un rapporto e un dialogo essenziali per costruire la destinazione. Abbiamo infatti percepito entusiasmo e passione per il territorio e stiamo già pianificando un’altra serie di incontri in Valbelluna: la mission è ricordare a tutti che possiamo fare la differenza nel rendere le destinazioni accoglienti”.
Questo confronto diretto ha permesso di evidenziare criticità e punti di forza dei territori: quali i principali? “Da un lato - risponde Colleselli - la maggiore necessità è capire chi sono i soggetti preposti al caricamento delle informazioni turistiche nell’ecosistema regionale Dms (Document Management System), in cui un ruolo di presidio è dato dagli Iat (Informazione e accoglienza turistica) gestiti dai Consorzi: come Dmo vogliamo cercare di riorganizzare questi presidi affinché gli operatori si interfaccino con lo Iat per caricare i dati nel sistema e ricevere un supporto operativo. Abbiamo quindi fatto un po’ di ordine a livello informativo e sicuramente investiremo sulla formazione digitale. Dall’altro lato, invece, abbiamo riscontrato con soddisfazione la voglia di collaborare tra operatori. Il corso era in presenza e ciò ha permesso di conoscersi e il fatto di unire Comelico, Cadore e Tre Cime-Auronzo ha creato condivisione. Si va dunque nella direzione dell’unità, come per la Valbelluna e speriamo di far uscire informazioni più coese e armonizzate possibili”.
Soddisfatto anche Federico Caner, assessore al turismo della Regione Veneto: “Il valore di questa iniziativa va oltre gli eventi sportivi: essere la prima Regione turistica d’Italia comporta la responsabilità di garantire ai visitatori non solo bellezze naturali e attrazioni, ma anche servizi e esperienze all’altezza delle aspettative. E il fatto che un numero così significativo di operatori del settore abbia scelto di partecipare a questa formazione dimostra l’impegno di tutta la filiera verso un miglioramento continuo”.
Non è mancata infine l’attenzione all’inclusività, con le Paralimpiadi quale occasione per rendere la montagna accessibile a tutti. Abbiamo già sentito l’opinione di chi da anni opera in tal senso (qui l’intervista): qual è stato il riscontro durante questo ciclo di incontri? “Nadia Giaretta, della Divisione turismo e marketing Regione Veneto, ha parlato di quello che la Regione mette in campo su questo fronte - spiega a Il Dolomiti Claudia Baldin, di Just Good Tourism - ma ci sono stati anche diversi interventi per illustrare esempi di inclusività sul territorio. Ad esempio una struttura della Val di Zoldo ha esposto la sua esperienza con bandi regionali grazie ai quali è riuscita a fare degli interventi sotto il profilo dell’accessibilità fisica e misure per gli ipovedenti. Non avevamo la pretesa di essere esaustivi sul tema, ma è fondamentale offrire informazioni e motivazioni sull’importanza di essere inclusivi e su come l’accoglienza turistica debba occuparsene, perché le persone con abilità diverse viaggiano molto e devono trovare le stesse opportunità degli altri. Si trattava di aiutare a prendere consapevolezza del fatto che non sono necessari per forza interventi strutturali economicamente impegnativi, ma bastano anche piccole accortezze, come scrivere i menù con caratteri più grandi per agevolare le persone anziane. L’idea di fondo è cioè andare incontro alle necessità delle esigenze di tutti, che possono essere anche quelle di ognuno di noi in un momento particolare della propria vita”.












