Contenuto sponsorizzato
Belluno
12 settembre | 18:54

Imparare l'inglese in poco tempo e senza sforzi è davvero possibile? "No, ma tra influencer e annunci ingannevoli si creano aspettative sempre più irrealistiche"

Imparare l’inglese velocemente e senza sforzi, magari in un paio di settimane: si moltiplicano gli annunci per far superare facilmente questo scoglio. Ma è davvero così? Ce lo spiega Chiara Salton, insegnante bellunese che da qualche anno sta vedendo cambiare il suo lavoro di fronte a persone illuse - complici social e influencer - di poter diventare madrelingua in poco tempo

BELLUNO. Imparare l’inglese velocemente e senza sforzi, dimenticare grammatica ed esercizi noiosi per diventare fluente in un paio di settimane: si moltiplicano gli annunci di scuole di lingua e influencer per far superare lo scoglio della lingua inglese. Ma è davvero così?

 

Lo abbiamo chiesto a Chiara Salton, docente bellunese che da oltre dieci anni insegna l’inglese a persone di qualsiasi età ma che sta vedendo sempre più cambiare il suo lavoro e l’atteggiamento delle persone che si rivolgono alla sua English for fun’. “C’è un crescente proliferare di corsi e iniziative per imparare l’inglese senza sforzo e in poco tempo - afferma - quasi non ci fossero regole e tutto fosse semplice. Magari! Nella realtà non è affatto così e questo sta creando aspettative irrealistiche, dagli studenti agli adulti. E le scuole di lingua, sapendo benissimo quali sono i desideri delle persone, li alimentano indipendentemente dalla loro realizzabilità”.

 

Di fronte al crescere di proposte, a volte anche da parte di enti pubblici, per diventare fluenti con poche ore di conversazione, il dubbio sorge allora spontaneo: perde tempo chi studia? “No affatto - risponde - e mi piacerebbe davvero vedere se questi risultati miracolosi sono poi reali. Partiamo dalla grammatica: è fondamentale, non è possibile conoscere una lingua straniera senza padroneggiarla. Imparare una lingua è un po’ come suonare uno strumento: richiede gli stessi step, la stessa pratica e la stessa fatica, perché l’ora di lezione con l’insegnante non è sufficiente. Noi possiamo solo sentire una persona, suggerire modi per allenarsi meglio, ma poi è lo studente a dover trovare il proprio metodo e il resto è esercizio, studio, ascolto e ripetizione: questo molti oggi non lo capiscono”.

 

Colpa anche qui degli influencer che spopolano con pillole e corsi veloci per diventare madrelingua, un po’ come la facilità con cui sembra si possano scalare le montagne? “Una parte di responsabilità è certamente di queste offerte accattivanti - ammette - per diversi motivi. Anzitutto non puoi proporre un corso adatto a tutti: come puoi organizzare esercizi di ascolto e conversazione a un livello A1 insieme a un B2? Ma soprattutto non capisco come si possa garantire il raggiungimento di un determinato livello in un periodo di tempo prestabilito, quando tutto dipende dall’impegno che ci mette lo studente”.

 

E vale soprattutto per gli adulti. “Sì il problema è lì. In questo periodo - prosegue - mi contattano molti universitari che hanno bisogno del livello B2 per gli studi, ma pretendono di superare l’esame Cambridge in un paio di mesi magari partendo dalla tipica conoscenza del ‘me la cavo’ quando sono all’estero. Tuttavia, farsi capire e parlare inglese sono due cose ben diverse, ma gli adulti non se ne rendono conto e magari ricorrono agli stessi escamotage dei bambini a scuola, con l’aggravante di un sentimento di onnipotenza verso l’inglese. È come se avessero dimenticato il tempo che ci voleva per arrivare non alla mera sufficienza, ma almeno un po’ oltre, perché anche il livello base richiede di padroneggiare regole ben diverse da quelle italiane”.

 

“E qui c’è l’altra nota dolente - aggiunge - perché passo sempre più tempo a dover insegnare l'italiano prima di passare all’inglese. Mi capitano studenti che non distinguono un passato da un futuro o un soggetto da un verbo: invece a scuola ci si limita a fare esercizi dove basta collegare un’immagine a un vocabolo, o riempire spazi vuoti con parole già date”.

 

Insomma, dall’impegno non si scappa. “La mia impressione - conclude - è che molte persone associno la fatica con la stupidità, cioè ritengono che non sia normale doversi impegnare per un tempo lungo, oltre al fatto che ci si illude di poter usare un metodo universale e preconfezionato. E' proprio la facilità con cui gli influencer ti convincono di poter imparare con un paio di reel che fa partire le persone illuse, oserei dire 'rovinate', da un’idea non realizzabile”.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Economia
| 17 maggio | 06:00
La competenza sul commercio è tra le novità più rilevanti contenute nell'approvazione della riforma dello Statuto d'autonomia. Si può di nuovo [...]
Sport
| 16 maggio | 20:07
Complice la rivoluzione del torneo dei college Usa si è innescata un'inedita fuga di talenti dai campionati nazionali verso i contratti [...]
Cronaca
| 16 maggio | 21:21
La sua vita? Avventurosa, tanto per utilizzare un eufemismo: in Colombia si era trasferito poco più che 18enne (viaggiando in nave, partendo da [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato