"Gestisco un hotel da quando avevo 22 anni, ma il territorio si sta facendo sfuggire i giovani. Non hanno voglia di lavorare? Solo retorica, bisogna renderli protagonisti"
Hotel Villa Imperina è una struttura nel cuore delle Dolomiti agordine, con una storia a tratti suggestiva alle spalle: fu residenza privata, ospedale di guerra, scuola media e laboratorio artistico. Il Dolomiti ha intervistato Martina Zorzi, che gestisce l’hotel da quando aveva 22 anni e ci spiega l’essere imprenditori giovani, le difficoltà del territorio e com’è cambiato il turismo negli anni

AGORDO. "Gestisco questa struttura da quando ho 22 anni. Mia madre, forse con un po’ di pazzia, me la lasciò in mano, ma se sono quello che sono oggi, posso dire che è stato un bene. Conosco molte persone i cui genitori non mollano, invece devono lasciarci fare: sbaglieremo, ma lo faremo con le nostre mani".
A parlare è Martina Zorzi, 36 anni, gestrice dell’Hotel Villa Imperina di Agordo. Una struttura importante, con una storia a tratti suggestiva che Il Dolomiti ha cercato di scoprire. Fu abitazione privata attorno al 1800, poi residenza di un senatore della Repubblica, e ancora luogo dove il pittore Achille Beltrame dipinse centinaia di quadri (e molti studiosi sono convinti che tanti siano ancora celati sotto l’intonaco delle stanze). Infine la prima guerra mondiale, quando la struttura fu utilizzata come ospedale e, successivamente, come scuola media per dare ai ragazzi della valle agordina la possibilità di studiare.
Finché nel 1960 una famiglia milanese trasformò Villa Imperina nell’Hotel Milano, che passò alla mamma di Martina, la signora Danila, nel 1997. “Mia mamma - racconta Martina - l’ha portata avanti nonostante non fosse il suo lavoro principale, finché 14 anni fa sono subentrata io, devo dire un po’ per caso. Studiavo conservatorio a Roma: salii per darle una mano e da quella volta non sono più andata via, vivendo ad Agordo per oltre 10 anni”.
Dopo la nascita della sua bambina è tornata a Treviso e sale ogni giorno tra le montagne agordine. “Non mi pesa, sono una persona dinamica. Le ore in macchina sono comunque momenti di lavoro - spiega - e partire da qui la sera per tornare a casa è il mio momento di decompressione. Invece nei fine settimana e nei periodi di maggiore lavoro resto qui”.
Dunque un carico di responsabilità fin da giovanissima. “È successo per una serie di combinazioni - ammette - forse anche il destino. Ero molto giovane e senza esperienza diretta di gestione. Mamma mi ha aiutata i primi tre anni, poi si è spostata a Venezia e io sono rimasta: credo profondamente che questo lavoro sia una specie di vocazione, o lo ami e sei consapevole dei sacrifici che richiede o diventa difficile. La differenza sta nel cogliere i tanti pro tra i tanti contro”.
Qual è il problema principale oggi? “Il ricambio generazionale. Il tema giovani - risponde - in questa provincia andrebbe affrontato con più serietà: vedo come funziona, spesso ci si scontra con persone proiettate solo all’età pensionistica ed è un problema. Ricordiamoci che il turismo è il traino di questo Paese, ma non può farlo senza un ricambio sia a monte sia in termini di personale”.
Torna quindi la mancanza di lavoratori (qui la nostra inchiesta). Villa Imperina ha 12 dipendenti fissi più gli stagionali, ma i locali sono pochi e chi viene da fuori non rimane. “Diciamo che la discriminante sta nel luogo: i locali - prosegue - tendenzialmente fanno altro, perciò devo cercare fuori, tuttavia chi arriva ad Agordo rimane, se va bene, sei mesi. Per quanto si cerchi di soddisfarli sotto il profilo economico e di ambiente propositivo, i giovani si scontrano con la realtà del paese: basterebbe poco, invece ce li stiamo facendo scappare. La retorica del ‘non hanno voglia di lavorare’ non funziona: ci sono sì quelli svogliati, ma ce ne sono tanti che vogliono tirarsi su le maniche e se non facciamo concretamente qualcosa la situazione non può che peggiorare”.
L’eterno tema di questo (e non solo) territorio: forse la presa di coscienza che perlomeno esiste è il segnale che qualcosa si muove, in attesa di una seria azione politica di lungo periodo. Nel frattempo, l’ultima domanda è sul turismo: com’è cambiato negli anni? La risposta è sempre la stessa (qui un esempio): si cerca l’esperienza. “Il turista oggi vuole solo una cosa: vivere un’emozione. Quando arriva - osserva - fa tante cose, ma se non sono accompagnate da un’emozione se ne va. Perciò cerco non solo di vendere la mia struttura come un luogo dove dormire, ma anche di offrire un pacchetto che spinga le persone a venire qui perché trovano qualcosa di diverso”.
“Inoltre - conclude - si sono ridotti i tempi: forse solo i più anziani fanno soggiorni di due settimane, ma il grosso del turismo è mordi e fuggi, siano persone singole, famiglie o gruppi. E generalmente o arrivano già preparati oppure, all’opposto, vanno indirizzati passo dopo passo. Dieci anni fa, infatti, passavano intere giornate in albergo: oggi hanno bisogno di attività fuori, per le quali occorre fare rete e costruire una visione complessiva di territorio. Insomma, bisogna fare un salto avanti e provarci. Soprattutto, lasciando fare a chi porta nuove idee e cambiamento".












