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Bolzano
09 ottobre | 20:20

Il "vannacciano" Bessone con Sven Knoll e l'ex sindaco intervistati dalla tv russa Rossija per una "soluzione altoatesina" sul Donbas

Il reportage di Asya Emelyanova è andato in onda il 7 ottobre nell’edizione delle 20 di “Vesti” su Rossija 1, con interviste a Bessone, Knoll e all’ex sindaco di Termeno Dissertori

Il "vannacciano" Bessone con Sven Knoll e l'ex sindaco intervistati dalla tv russa Rossija per una "soluzione altoatesina"

BOLZANO. Esiste una ricetta per la pace in Donbas e, a quanto pare, è altoatesina.

 

Almeno secondo il telegiornale della televisione di Stato russa, che mercoledì 7 ottobre, nell’edizione delle 20 di “Vesti” su Rossija 1, ha dedicato sette minuti al Sudtirolo per sostenere che il modello di autonomia della nostra provincia sarebbe la soluzione proposta all’Ucraina per chiudere la questione del Donbas. Il servizio porta la firma di Asya Emelyanova, corrispondente dall’Italia del gruppo pubblico VGTRK, la stessa che a metà settembre aveva intervistato il vicepremier Matteo Salvini.

 

Il lancio in studio parte dai successi elettorali dell’AfD in Germania e parla di una Süd-Tiroler Freiheit ispirata da quelle vittorie e pronta a un’offensiva politica, tra il malumore per le scelte del governo Meloni e per le richieste fiscali di Roma.

 

A fare da apripista, davanti alle telecamere, è Massimo Bessone. Consigliere comunale a Vipiteno, ex assessore provinciale della Lega e oggi referente locale di Futuro Nazionale, il movimento di Roberto Vannacci, viene presentato dalla troupe come ex membro del governo del Sudtirolo. Bessone parla di scuola partendo dalla propria esperienza. Negli anni Settanta, racconta, gli fu impedito di iscriversi a quella tedesca per non spostare la classe verso l’italiano. Oggi, spiega, la situazione è cambiata: le famiglie scelgono liberamente, le insegne sono bilingui e nel duomo di Bressanone la messa si celebra nelle due lingue.

 

“Nel corso dell’intervista ho raccontato luci e ombre della nostra realtà – racconta Bessone -. i cambiamenti avvenuti negli anni e le esperienze personali che mi hanno segnato. Per me la convivenza è un valore fondamentale, che si costruisce soprattutto attraverso le esperienze quotidiane e l’educazione delle nuove generazioni. Mio figlio, a soli due anni, parlava già italiano e tedesco, senza nemmeno rendersi conto che fossero due lingue diverse: con il papà parlava italiano, con la mamma tedesco. Per me questo rappresenta una ricchezza straordinaria, la dimostrazione concreta che lingue e identità diverse possono convivere naturalmente fin dalla prima infanzia”.

 

E sulla partecipazione, allo stesso servizio, di Sven Knoll, numero uno del partito separatista altoatesino, Bessone commenta:

 

“Sono convinto che si possa essere orgogliosamente italiani e profondamente sudtirolesi senza vivere questa doppia appartenenza come una contraddizione. Le identità e le lingue sono una ricchezza quando diventano uno strumento di incontro, non una barriera che ci separa”.
 

Il resto arriva infatti con Knoll, consigliere provinciale della Süd-Tiroler Freiheit, che riceve la troupe nella sede del partito. Il tedesco, precisa l’inviata, è la condizione posta per l’intervista, e infatti con la troupe c’è un interprete. Knoll parla della campagna “Süd-Tirol ist nicht Italien” e dei diari scolastici con la mappa del Tirolo come parte dell’Austria, poi mostra le due bandiere, quella con l’aquila e quella del Tirolo, spiegando che la prima è la sua perché i sudtirolesi si sentono una minoranza austriaca in Italia. Ricorda che il suo popolo è stato vittima di due dittature, quella fascista e quella nazista, e aggiunge che, se Hitler e Mussolini avessero vinto la guerra, oggi i sudtirolesi si troverebbero in Crimea, esempio scelto davanti a una televisione di Stato russa che di Crimea ha un’idea piuttosto precisa. Riprende infine la frase attribuita a Giorgia Meloni nel 2015, secondo cui chi non si sente italiano potrebbe andarsene oltre il Brennero, e la definisce un’idea di espulsione dei popoli.

 

La ricetta vera e propria, però, arriva con Werner Dissertori. L’ex sindaco Svp di Termeno accoglie la troupe nella sua cucina, dove il piatto del giorno è un tris di canederli con spinaci, speck e formaggio. Tre sapori diversi nello stesso piatto, e l’inviata li trasforma subito in una metafora: è questa, spiega, la ricetta che era stata proposta all’Ucraina. Dissertori ci mette del suo. Se in Donbas avessero studiato il modello altoatesino, afferma, la pace ci sarebbe da tempo.

 

Per dare autorevolezza alla tesi il servizio chiama in causa adirittura l'ex presidentissimo Luis Durnwalder, ricordando il suo viaggio a Luhansk e Donetsk.

 

Il servizio è circolato anche sui social, rilanciato dallo stesso Bessone.

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