Contenuto sponsorizzato

Ripartire con l'Eccellenza e la C1 di calcio a 5 (anche in zona rossa), la Figc dà l'ok ma ne vale la pena? Pro e contro per la ripresa dei tornei

I nostri pro e i contro all'eventuale ripresa dei tornei. La Figc ha dato il via nei giorni scorsi, mercoledì la Lnd si esprimerà sui format, ma c'è tanta perplessità da parte di società e tesserati che si "spaccano" in due. Anche in Trentino

Una fase di gioco della sfida di Coppa Italia d'Eccellenza tra Gardolo e Lavis: i campionati ripartiranno?
Di Daniele Loss - 08 marzo 2021 - 17:32

TRENTO. Venerdì il Consiglio Federale della Figc si è pronunciato a favore della ripresa dei massimi campionati a carattere regionale. Per l'organismo che governa il pallone in Italia i tornei di Eccellenza maschile e femminile e di serie C1 maschile e femminile di calcio a 5 devono ripartire. A brevissimo con gli allenamenti di contatto (si parla addirittura della prossima settimana) e poi, dopo Pasqua, start ai campionati, che andranno a concludersi secondo format rivisitati e adattati alla tempistica.

 

La Figc ha detto sì, la politica (nazionale) non si è ancora espressa e, intanto, le società interessante (non solo in provincia di Trento) ma in tutta Italia sono nel limbo, anche se le pressioni per non ripartire sono fortissime e diffuse. Anzi, il partito del "no", attualmente, è più numeroso e agguerrito rispetto a chi, invece, vorrebbe tornare in campo.

Nota importante: il riconoscimento d'interesse nazionale per i sopracitati campionati significa che, allo stato attuale delle disposizioni, atleti e squadre avrebbero liberta di movimento e possibilità di scendere in campo anche in caso di zona rossa, come già accade per le squadre trentine e altoatesini che partecipano alle competizioni a carattere nazionale.

 

Dunque cosa fare? Ripartire o fermarsi? Rinviare tutto alla prossima stagione o tornare in campo davanti a spalti vuoti e con il rischio di veder interrotta l'attività dopo poche settimane e senza alcuna garanzia?

La Figc si sta assumendo un'enorme responsabilità nei confronti di società e tesserati e il rischio concreto per il  massimo organismo calcistico nazionale è quello di venir smentito a breve Il che significherebbe un'incredibile perdita di credibilità.

 

E, volendo andare ancora più a fondo, perché - come sempre - si è arrivati all'ultimo secondo e non si è valutata approfonditamente la situazione mesi e mesi fa, quando i tornei erano stati interrotti ed era lapalissiano che non sarebbero ripartiti nell'immediato? Perché non pensare ad una formula "small" con protocolli già a dicembre per dare tempo alle società di organizzarsi? Tutto in extremis, come al solito verrebbe da dire, con una rincorsa che tanti, tantissimi presidenti, allenatori e giocatori non hanno per nulla intenzione di compiere. E, in questo momento, procedere d'autorità potrebbe creare una frattura insanabile.

Abbiamo provato a stilare a una lista di pro e contro riguardo la ripresa dei massimi campionati regionali. 

 

I PRO.

 

a) I TAMPONI. L'applicazione del protocollo obbligherebbe il gruppo squadra (dirigenti, tecnici e atleti) a sottoporsi settimanalmente ad un tampone antigenico. Dunque vi sarebbe un aumento dei controlli su scala provinciale, intercettando - magari - anche soggetti che abitualmente non vengono analizzati.

 

b) LA PRATICA SPORTIVA FA BENE. Sport è salute e, dunque, un corpo allenato dovrebbe reagire meglio alle malattie e ai virus e sarebbe più resistente (in linea teorica) anche al virus.

 

c) LA SENSAZIONE DI RITORNO ALLA NORMALITÀ. Per tanti atleti, tecnici e dirigenti tornare al campo e alla competizioni sarebbe un primo passo verso il rientro alla "normalità". Una luce in fondo al tunnel, insomma, che farebbe bene anche alla "testa" in un periodo nel quale oltre a lavoro (chi può) e vita casalinga è impossibile sviluppare qualsiasi altra attività.

 

d) I BENEFICI ECONOMICI. La ripresa della stagione permetterebbe alle società di mantenere gli impegni con gli sponsor a livello di visibilità, senza essere costrette a rinunciare ad una parte delle già esigue sponsorizzazioni o, peggio ancora, a dover restituire quanto già incassato. E poi, a livello giovanile, potrebbe proseguire l'attività (anche se si parla di soli allenamenti): diversamente le famiglie potrebbero chiedere il rimborso delle quote. Sì, perché se non dovessero ripartire i campionati, allora avrebbe poco senso consentire la prosecuzione degli allenamenti anche a livello di settore giovanile.

 

e) INTRODUZIONE ALLA PROSSIMA STAGIONE. Una ripresa dell'attività permetterebbe alle società di avere un filo conduttore con la prossima annata che, diversamente, andrebbe programmata dopo un lunghissimo stop. La situazione sarebbe anche peggiore rispetto al 2020.

 

I CONTRO.

 

a) POTENZIALI CLUSTER. Non vi sono studi che dimostrino il contrario, ma perché la situazione non è stata analizzata. Con la ripresa degli allenamenti e delle gare ufficiali si creerebbero potenziali cluster che, al momento, non esistono proprio perché l'attività è stoppata. Il rischio è quello di dover fermare la ripresa poche settimane dopo la ripartenza.

 

b) CHI GESTISCE LA BUROCRAZIA? Il protocollo, per quanto semplificato (e questo non è dato saperlo), prevede una serie di obblighi che, per le società che si basano sul volontariato, potrebbero diventare di difficile attuazione e gestione. E poi, siamo sicuri che in tutti i Club vi siano le figure pronte ad assumersi le responsabilità del caso? Abbiamo più di qualche dubbio, visto che non vi è tempo per provvedere ad una formazione per i dirigenti.

 

c) QUESTIONE RISTORI. Ad oggi non è dato sapere se, quando e in che importi verranno stanziati contributi a favore delle società interessate. I costi dei tamponi saranno coperti interamente? Se sì, verranno rimborsati successivamente o i contributi saranno anticipati? Questioni non di poco conto che andavano analizzate prima e non dopo.

 

 

d) COSA NE PENSANO GLI ATLETI? Siamo sicuri che gli atleti stessi siano favorevoli alla ripartenza? Pensiamo ad un libero professionista, che non può permettersi di restare a casa (pur asintomatico) senza lavorare o a chi vive in un ambiente familiare e, quindi, nel caso di positività andrebbe a condizionare un intero nucleo. Oppure a chi vive con persone anziane? I pareri, anche in questo caso, sono discordanti e ci sono squadre che rischierebbero di ritrovarsi con l'organico dimezzato.

 

e) GLI INFORTUNI IN UN SISTEMA GIÀ SOVRACCARICO. La pratica del calcio porta, inevitabilmente, con sé infortuni e situazioni in cui è necessario ricorrere alle strutture sanitarie. In un periodo in cui anche operazioni e terapie ben più importanti vengono rinviate per non gravare su di un sistema già appesantito, non appare lungimirante creare situazioni (inevitabili, lo ripetiamo) che aumentino il lavoro dei sanitari.

 

f) LA PERCEZIONE GENERALE. Non tutti ritengono lo sport, nella fattispecie il calcio (non giovanile, perché in questo caso si parla di campionati "maggiori), come un elemento fondamentale. E, allora, la percezione di una gran parte della popolazione sarebbe quella di pensare che le scuole restano chiuse, i bar possono lavorare solamente con l'asporto ma i campi dilettantistici sono aperti. E, senza ipocrisie e con un livello di stress assai diffuso, anche la percezione generale della questione non può essere trascurata. E sarebbe senz'altro negativa.

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 21 aprile 2021
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Politica
22 aprile - 13:00
L'altra questione posta all'attenzione del presidente del Consiglio Draghi riguarda i gettiti fiscali arretrati derivanti anch'essi dal Patto di [...]
Cronaca
22 aprile - 13:35
L'allerta è scattata a Lavis. In azione i pompieri di zona e la polizia locale. Fortunatamente non si registrano feriti o intossicati
Cronaca
22 aprile - 12:16
I laboratori dell'Azienda sanitaria nelle ultime 24 ore hanno effettuato 1.073 tamponi molecolari e registrato 85 nuovi casi. Inoltre trovati [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato