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Sabato mattina Stefano Grassi diventerà il Presidente della Figc trentina. Poi ricompatterà il Consiglio Direttivo o chiederà le dimissioni di Micheletti e Rosà?

L'ormai nuovo numero uno di via Trener, candidato unico alla successione di Pellizzari dopo l'interregno di Barbacovi, dovrà subito sciogliere il nodo riguardante i due Consiglieri che si sono opposti alla sua nomina appoggiando apertamente De Laurentis. Cosa succederà in un momento in cui le società hanno bisogno di certezze?

L'avvocato Stefano Grassi, prossimo alla nomina alla guida della Figc trentina
Pubblicato il - 16 aprile 2021 - 12:49

TRENTO. Non vi saranno né pathos, né dibattiti e nessun "face to face". Sabato mattina, all'Auditorium "Santa Chiara" di Trento, Stefano Grassi sarà eletto Presidente del Comitato Provinciale Autonomo di Trento della Figc. L'avvocato trentino, dal 2008 consigliere nella squadra di Ettore Pellizzari, sarà il nuovo numero uno del calcio di casa nostra, dopo aver letteralmente sbaragliato la concorrenza rappresentata da Roberto De Laurentis.

 

Con ben 90 nomination raccolte (le società aventi diritto di voto sono 134) nell'ultimo mese, grazie soprattutto all'instancabile lavoro dei vicepresidenti Giorgio Barbacovi e Marco Rinaldi, Grassi ha - di fatto - impedito a De Laurentis di raggiungere il quorum necessario e, allora, il numero uno dell'Arco 1895 ha dovuto alzare bandiera bianca, lasciando via libera al nuovo presidente.

 

Nell'epoca del Covid-19, con il campionato d'Eccellenza prossimo alla ripartenza e tutti gli altri tornei che sono già stati dichiarati "terminati" anzitempo, Grassi sarà subito chiamato ad una sfida difficilissima e con mille insidie: accompagnare tutto il calcio trentino - soprattutto il movimento giovanile - in una ripartenza che sarà inevitabilmente complicata

 

Ecco perché, oggi più che mai, il Cpa di Trento avrà bisogno di una guida forte, come lo è stata per tanti anni quella di Ettore Pellizzari, e di un Consiglio Direttivo compatto, determinato e capace di remare in un'unica direzione. Un aspetto scontato, magari, in altri momenti, ma non in questo, perché la "spaccatura" creatasi negli uffici di via Trener è un qualcosa che non ha precedenti nella storia recente del Comitato Provinciale Autonomo di Trento.

 

Il nuovo Presidente dunque, dovrà sciogliere immediatamente questo nodo: come si comporterà con i due consiglieri, Ida Micheletti e Renzo Rosà che, una volta incassato il "no" di Giorgio Barbacovi, non solo hanno espresso parere contrario alla candidatura di Grassi, ma hanno cercato un'alternativa esterna? Il suo primo atto sarà quello di ricompattare il Consiglio Direttivo (difficile), oppure chiederà a Micheletti e Rosà di essere coerenti e fare un passo indietro? O magari saranno gli stessi a rassegnare le dimissioni, dopo aver cercato un "colpo di mano"  senza alcun esito. E, anzi, subendo una pesantissima sconfitta.

 

La situazione è kafkiana, ma molto chiara: Micheletti e Rosà sono stati eletti a gennaio come parte integrante della squadra di Ettore Pellizzari, condividendo il programma e lavorando in stretta sinergia con tutti gli altri candidati consiglieri (poi tutti eletti) per piazzare l' "all in". A due mesi di distanza, con lo stesso Pellizzari passato a compiti nazionali in qualità di vicepresidente vicario della Lega Nazionale Dilettanti, la situazione si è completamente ribaltata. Il Consiglio Direttivo si è riunito per stabilire quale sarebbe stato il proprio candidato "di bandiera" e, al momento del "dunque", la tanto sbandierata "unità" si è sciolta come neve al sole. Ida Micheletti, e questo non è un mistero, avrebbe voluto candidare in prima persona, trovando però solamente l'appoggio di Rosà e, a quel punto, anziché adeguarsi alle decisioni della maggioranza (si fa così in una squadra appena eletta, solitamente) e rinviare le proprie aspirazioni alla prossima elezione, ha deciso di estraniarsi dal gruppo, individuare un altro candidato e cercare di portare De Laurentis in via Trener.

 

Questo non è accaduto e adesso cosa succederà? Grassi riuscirà (ma, soprattutto, lo vorrà?) a ricompattare il Consiglio Direttivo oppure chiederà - per coerenza - le dimissioni di due Consiglieri che avrebbero voluto qualcun altro al suo posto e hanno fatto di tutto per portare De Laurentis in via Trener? Come è pensabile che, improvvisamente, Micheletti e Rosà tornino ad operare d'amore e d'accordo con il resto del Consiglio dopo aver operato una scissione così clamorosa? La risposta dovrà essere immediata: le società lo meritano.

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