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Solamente 9 società d'Eccellenza dicono sì alla ripresa del torneo. Ripartenza "mutilata" con ViPo Trento e Levico Terme uniche trentine favorevoli. In 9 si chiamano fuori

L'incontro in videoconferenza di lunedì sera tra Figc e società della Provincia di Trento ha dato esito negativo. Se i rumors provenienti dall'Alto Adige saranno confermati, dopo Pasqua ripartirà il campionato che, però, non emetterà alcun verdetto diretto con la prima classificata che entrerà in graduatoria di ripescaggio

Il Levico Terme, una delle due società trentine favorevoli alla ripartenza del campionato d'Eccellenza (foto Federico Roat - Us Levico Terme)
Di Daniele Loss - 09 marzo 2021 - 17:27

TRENTO. In Trentino domina il fronte del "no", in Alto Adige vince nettamente il "sì". Risultato? Il campionato d'Eccellenza riprenderà, presumibilmente dopo Pasqua (e, intanto, a breve verranno autorizzati gli allenamenti di contatto) con una formula a nove squadre, salvo repentini cambi d'idea da parte di qualche presidente provinciale, anche se i margini per implementare la pattuglia di chi è disposto a tornare in campo sono risicatissimi.

 

La videoconferenza tra i vertici della Figc di Trento e i rappresentanti dei 9 club trentini che partecipano al campionato d'Eccellenza ha delineato un quadro chiaro, lapalissiano: solamente Sandro Beretta, presidente del Levico Terme e Marco Sembenotti, numero uno della ViPo Trento, si sono espressi a favore della ripartenza, mentre tutte le altre società - Anaune Val di Non, Mori Santo Stefano, Arco 1895, Comano Fiavè, Rotaliana, Dro Alto Garda, Gardolo e Lavis - hanno detto no.

 

Addirittura c'è chi ha già in programma il rompete le righe definitivo, come nel caso del Dro Alto Garda, che sabato convocherà staff tecnico e giocatori e comunicherà loro che la stagione dei gialloverdi è finita. Stop, senza alcuna possibilità di ripensamento sino almeno alla prossima estate.

 

Diversa sembra essere la situazione in Alto Adige (la riunione tra le società e il presidente Schuster si svolgerà martedì sera), dove il solo San Paolo al momento si è chiamato fuori. Parere positivo, invece, è arrivato da Maia alta, San Giorgio, Termeno, Bozner, Lana, Brixen e Stegona, che si sono dette pronte a ripartire e concludere la stagione.

Nove squadre su diciotto, dunque, riprenderanno l'attività, salvo successivi provvedimenti da parte dell'autorità amministrativa, che potrebbe comunque intervenire e decretare che no, nonostante il parere favorevole della Figc e di una parte delle società, il calcio dilettantistico non può ripartire.

Una situazione kafkiana: il campionato ripartirà, ma non vi saranno né promozioni né retrocessioni. La promozione diretta nella categoria superiore è prevista solamente nel caso in cui al "nuovo" campionato partecipino almeno i 2/3 delle aventi diritto mentre, in caso contrario, come avverrà in Trentino Alto Adige, la prima classificata avrà diritto ad entrare nelle graduatoria di ripescaggio che, di fatto, significherà quasi sicuramente passaggio in serie D.

Perché così tante società hanno detto "no" alla ripartenza? Le motivazioni sono le medesime per tutti: i tempi sono stretti per pianificare la ripresa degli allenamenti e dell'attività, tanti tesserati - dirigenti, tecnici e giocatori - hanno espresso la volontà di non riprendere perché hanno paura di esporsi al contagio e non vi sono certezze, messe nero su bianco, su ristori e contributi.

 

Su quale sarà la formula che verrà adottata non vi sono ancora certezze: mercoledì il Comitato Provinciale Autonomo di Trento formulerà al Consiglio Direttivo della Lega Nazionale Dilettanti la propria proposta di format e, questo è fuori dubbio, da Roma arriverà l'approvazione.

Si ripartirà da zero con un nuovo "mini" campionato fatto di 16 partite e 2 turni di riposo, oppure verrà presa in considierazione anche la classifica maturata dopo l'ultima giornata, anche se quest'ultima ipotesi appare poco probabile, visto che non tutte le squadre precedentemente in corsa parteciperanno alla nuova competizione.

 

Di sicuro la situazione attuale è figlia dell'ennesimo "pasticciaccio" all'italiana. I campionati regionali sono fermi da fine ottobre e ci sono voluti quattro mesi e mezzo per individuare una possibile soluzione. Nel mezzo il nulla più assoluto e, come accaduto la scorsa primavera, si è deciso di non decidere, aspettando chissà quale evoluzione positiva di una situazione epidemiologica che, purtroppo, è costante da mesi.

 

E poi, nel momento della decisione, la Figc ha demandato alla Lega Nazionale Dilettanti, che a sua volta ha demandato ai Comitati Regionali e Provinciali, che a loro volta hanno interpellato le società, le quali - di fatto - hanno il potere di veto sul campionato. Il blocco delle retrocessioni e la possibilità di mantenere la categoria anche per chi sceglie di non tornare in campo hanno fatto perdere ulteriormente appeal al campionato d'Eccellenza: perché una squadra  non in corsa per la promozione, a questo punto, dovrebbe riprendere l'attività? A che pro?

 

Anche in questo caso, ad un anno dall'inizio della pandemia, il modus operandi di Figc e Lnd è rimasto il medesimo. Ovvero lento, in certo e con tante, troppe falle. Chi avrebbe dovuto assumersi le responsabilità non l'ha fatto e, a cascata, il peso è ricaduto tutto sulle società. Le trentine hanno detto "no", con alcune eccezioni, le altotesine sì. Il risultato sarà un campionato ridotto, troppo ridotto per essere credibile, da vivere tutto d'un fianco e in mezzo a diecimila difficoltà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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