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Alpinismo

Ossigeno supplementare, sherpa e selfie stick (VIDEO): in centinaia sull'Everest e nei campi alti ci si contendono "le poche tende attrezzate a disposizione"

Ossigeno supplementare, sherpa e anche qualche selfie stick che spunta fra alpinisti in coda. Sono centinaia le persone che stanno tentando la salita al "tetto del mondo" e sui social il racconto di grandi scalatori come Krzyzowski, mostra non soltanto una realtà che fa rabbrividire, ma anche la preoccupazione per una montagna sempre più presa d'assalto: "Durante un soccorso ha potuto constatare l'indifferenza della massa degli 'imbombolati', che non si sono 'commossi' per le pessime condizioni di un alpinista"

Di Sara De Pascale | 22 maggio | 19:23
Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Decine di persone in coda per raggiungere la vetta dell'Everest. L'ascesa al "tetto del mondo" sta attirando sempre più persone che, soldi alla mano, scelgono di pagare (e non poco) pur di poter dire d'aver fatto un'esperienza sicuramente non per tutti, ma ormai alla portata di molti. 

 

Basta sbirciare qua e là sui profili social di sherpa e noti alpinisti per scoprire quanto preoccupante sia diventata la situazione in zona. A testimoniarlo, diverse fotografie e video diventati nel giro di poco virali, che mostrano 'serpentoni' di alpinisti che percorrono le 'vie' d'un'insidiosa montagna, affrontata in non pochi casi con diversi "aiuti", fra guide, respiratoriossigeno supplementare (ma non solo). 

Alcune righe scritte negli scorsi giorni dall'alpinista Piotr Krzyzowski raccontano proprio quell'affollamento ormai di casa (con tanto di conseguenze) sulle vie normali di Everest e Lhotse. Massiccia presenza che questa primavera pare essersi aggravata, come riporta il giornalista Alessandro Filippini sul proprio profilo Facebook, "a causa dei problemi dovuti a una Cascata di Ghiaccio più caotica del solito e dalla scarsità di nevicate dello scorso inverno e, poi, dal meteo non favorevole".

 

"Così - prosegue il giornalista - gli oltre 400 scalatori stranieri che hanno ottenuto il permesso di salita dell'Everest, più quelli che puntavano al Lhotse, si sono ritrovati a 'contendersi' le finestre meteo abbordabili (non tutte dimostratesi poi accettabili) e le tende attrezzate in numero limitato ai vari campi alti (in particolare a campo 3, stando a quanto segnalato da vari scalatori)".

 

Krzyzowski, che sta attualmente cercando di raggiungere la vetta senza sherpa né ossigeno supplementare, è stato (non a caso) "rallentato prima dalla coda e poi coinvolto nei soccorsi di uno scalatore macedone. Durante i quali ha potuto constatare l’indifferenza della massa degli 'imbombolati' (e dei loro sherpa, obbligati a seguire i clienti), che non si sono 'commossi' per le pessime condizioni delle mani del macedone".

 

L'alpinista racconta inoltre sulle sue pagine social di scalatori soccorsi (uno in particolare) in elicottero a campo 3 (che è a oltre 7.000 metri di quota): "Vedremo se ci saranno sanzioni", riflette Filippini tracciando un bilancio della primavera 2024 sull'Everest.

 

In generale, da quando la stagione ha preso il via sarebbero stati davvero moltissimi gli arrivi in vetta (la maggior parte dei quali con ossigeno supplementare e in alcuni casi anche con selfie stick alla mano): si parla di centinaia di persone. A dare qualche numero è stato lo statunitense Alan Arnette, specialista in questo genere di conteggi, secondo cui i team che hanno raggiunto gli 8.848 metri dell'Everest sono stati 14 per un totale di 160 persone fra clienti e sherpa.

Secondo quanto racconta invece l'esperto brasiliano Moeses Fiamoncini, in una sola notte dovrebbero essere stati fra i 300 e i 400 coloro che puntavano a salire da Colle sud alla vetta dell'Everest (e a confermarlo sono stati anche diversi sherpa). Il meteo però non è stato dei più favorevoli e varie spedizioni avrebbero quindi preferito tornare al campo 3 in attesa di una finestra migliore.

Non sono mancati, purtroppo, da inizio stagione, incidenti mortali. Il 21 maggio l'alpinista romeno Gabriel Viorel Tabara è stato trovato senza vita nella sua tenda al campo 3, sulla parete del Lhotse. Nei giorni scorsi la 8K Expeditions ha confermato invece la morte di Usukhjargal Tsedendamba e Purevsuren Lkhagvajav, che avevano scelto di salire in vetta in autonomia. Accanto ai loro corpi, rinvenuti poco sotto la cima sud, i loro cellulari, sui quali sarebbero state trovate le fotografie scattate in cima all'Everest.

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