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Alpinismo | 17 dicembre 2025 | 12:35

"Ho perso 8 chili in 8 giorni". È forse l'avvicinamento l'aspetto più singolare della scalata solitaria invernale di Charles Dubouloz sulla via Divine Providence (Monte Bianco)

120 chilometri in bicicletta, con rimorchio annesso per trasportare materiale alpinistico e poi, da Chamonix, sugli sci: 2.500 metri di dislivello, in compagnia di Antoine Bouqueret, attraverso la Mer de Glace. Poi sei giorni di scalata in solitaria

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Sei giorni di scalata solitaria (dal 9 al 14 dicembre 2025), nel contesto invernale della via Divine Providence sul Grand Pilier d'Angle, nel massiccio del Monte Bianco. Questa l’ultima esperienza dell’alpinista francese Charles Dubouloz.

La via Divine Providence fu aperta nell’agosto del 1984 da due alpinisti francesi Patrick Gabarrou e François Marsigny. A quasi quarant’anni dalla sua nascita, la via ha acquisito una forte carica attrattiva per gli appassionati di alpinismo, tanto da essere considerata uno degli itinerari più celebri e affascinanti dell'intera catena alpina.

 

"La prima solitaria", ricorda il sito specialistico PlanetMountain, "è stata realizzata da Jean-Christophe Lafaille nell'agosto 1990, mentre la prima solitaria invernale è stata portata a termine da Alain Ghersen dal 10 al 14 febbraio 1993".

 

Pertanto - nell'eccezionalità della scalata - la componente più singolare della salita di Charles Dubouloz è forse rappresentata dall’avvicinamento, coperto per 120 chilometri in bicicletta, con rimorchio annesso per trasportare materiale alpinistico, e poi, da Chamonix, sugli sci: 2.500 metri di dislivello, in compagnia di Antoine Bouqueret, attraverso la Mer de Glace.

 

 

Ieri, sui suoi canali social, Dubouloz ha voluto condividere un breve resoconto unito alle sue sensazioni. Ecco il testo:

 

 

6 giorni in solitaria (dal 9 al 14 dicembre 2025)

Segretamente speravo di andare più veloce, ma a dicembre le finestre di luce sono così brevi.
Bisogna convivere costantemente con la notte e con il freddo.

Il 7 dicembre, partenza da Annecy in bici sotto una pioggia battente, rimorchio carico, per raggiungere Chamonix.

L’8, risalita della lunga Mer de Glace fino al rifugio Torino con gli sci, grazie al mio fedele trattore Antoine Bouqueret.

Arrivavo così, con calma, il 10 dicembre ai piedi di una delle pareti più impegnative del massiccio, con una sensazione di piccolezza che mi rivolta lo stomaco.

Come spesso accade, una parte di me urla di fuggire: "Torna a casa a scaldarti".

L’altra, il mio fuoco interiore, di salire.

In mezzo, il mio corpo, che ha già parecchi chilometri nelle gambe.

Eppure, è proprio in quel momento preciso che bisogna cominciare a dare tutto.

Con queste cinque notti interminabili e queste sei minuscole giornate, solo, nel cuore dell’inverno, ho avuto il tempo di trovare ciò che ero venuto a cercare: la stanchezza estrema, quella che non mente, che riduce l’uomo all’essenziale.

Provo una profonda gratitudine verso la montagna che, ancora una volta, mi ha permesso di realizzare uno dei miei sogni.

 

Dopo aver ringraziato gli amici che l’hanno sostenuto nell’ascensione Dubouloz conclude:

 

Ero solo, certo, ma sentivo un’energia collettiva potentissima.

Per ora non ho davvero altre parole.

Il mio cammino non si ferma qui: questo progetto va ben oltre questa ascensione.

Domani risalgo in sella alla mia bici: la strada è ancora lunga… A quanto pare ci sono altri massicci da esplorare

P.S. Ho perso 8 chili in 8 giorni, efficace come dieta! Quindi a tutte le panetterie che incontrerò lungo la strada: siete pronte.

 

 

 

 

 

 

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