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Alpinismo | 09 aprile 2025 | 12:04

Sentivamo proprio l'esigenza della competizione di arrampicata organizzata nella Grotta dell'Edera da Red Bull? Il mondo della scalata si trova di fronte a un bivio

È necessario riflettere - soprattutto perché l'iniziativa ha potuto contare sull'avallo dell’assessore allo Sport della Regione Liguria - se tali politiche di gestione territoriale alla lunga non rischino di erodere sia il percorso storico-evolutivo (spesso caratterizzato da importanti riflessioni etico-culturali) finora seguito dall'arrampicata, sia ambienti unici quanto fragili come la Grotta dell'Edera, il cui fascino non ha bisogno di essere ulteriormente valorizzato da eventi sportivi

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Nonostante fosse maggio, la prima volta che ho scalato le pareti della Grotta dell'Edera i boschi e i rilievi di Finale erano scossi da un vento freddo, fastidioso, che frenava il desiderio di mettere le mani sulla roccia.

 

Ciononostante (quasi per dovere, considerato che avevamo attraverso il Nord Italia per arrivare in Liguria) ci siamo incamminati ugualmente verso le falesie. Tra tutte, volevamo visitare appunto la Grotta, di cui tanto avevamo sentito parlare.

Non avendola mai vista in fotografia, non sapevo cosa aspettarmi. Per questo motivo, man mano che ci avviciniamo, l'attesa aumentava il desiderio di raggiungere quella rinomata meta.

 

Per entrare nella Grotta è necessario infilarsi in un anfratto roccioso: un buco dal diametro inferiore a un metro - dove, se non ricordo male, è attrezzata una corda fissa - al termine del quale un fascio luminoso ruba per qualche attimo la vista.

 

Fin dai primi istanti si viene pervasi da suggestioni positive che assorbono l'eccezionalità del contesto: una cupola di roccia compattissima, sbrecciata verso l'alto in una sorta di finestra dai contorni irregolari da cui filtrano obliquamente i raggi del sole. Questi vanno a posarsi sulle numerose canne di calcare che fanno pensare a un gigantesco organo.

 

Quella mattina si respirava un'atmosfera allegra nella sua sobrietà. Dalla Grotta non si poteva desiderare di più. Una profonda sensazione di felicità mi accompagnava di presa in presa. 

 

Sono trascorsi dieci anni da quell'esperienza, nel frattempo il mondo dell'arrampicata ha subito una tangibile trasformazione. Oltre ad aver assunto una dimensione performativa/competitiva più marcata - probabilmente dopo l'inserimento della disciplina nel calendario olimpico -, il numero dei praticanti è aumentato in modo esponenziale e con una rapidità tale da elidere parte del processo formativo che dovrebbe accompagnare verso la frequentazione consapevole del territorio.

 

Se da un lato è sempre pericoloso inciampare nell'elitarismo, dall'altro però si rivelerebbe un errore ignorare il crescente interesse sociale per questa attività: i numeri, giustamente, ingolosiscono le grandi aziende, ma il rischio di mercificare luoghi iconici (come appunto la Grotta dell'Edera) va concretizzandosi, proiettando un'ombra dal profilo indefinito sul presente e sul futuro di questa attività.

 

Nella serata dello scorso 3 aprile, ad esempio, la nota azienda Red Bull ha organizzato una competizione proprio all'interno della Grotta.

 

"Il format della sfida - si legge nel sito di Red Bull - era tanto semplice quanto spettacolare: 11 team composti da due climber ciascuno si sono cimentati in una prova a tempo su due vie parallele. Un concorrente ha dovuto affrontare una via più semplice con l’obiettivo di raggiungere un interruttore in cima; il partner in simultanea doveva invece superare una via tecnica e difficile evitando di farsi colpire da un fascio di luce in movimento proiettato da un faro mobile. Ogni caduta o contatto con la luce comportava l’eliminazione della squadra. A vincere sarebbe stata la squadra in grado di completare il percorso nel minor tempo possibile e senza subire penalità".

 

"Questa non è arrampicata", si sono lamentati in molti, a commento delle immagini pubblicate sui social. In realtà, anche questa è una forma contemporanea di arrampicata, alimentata tuttavia da meccanismi pubblicitari.

 

È pertanto necessario riflettere - soprattutto perché l'iniziativa promossa da RedBull ha potuto contare sull'avallo dell’assessore allo Sport della Regione Liguria - se tali politiche di gestione territoriale alla lunga non rischino di erodere sia il percorso storico-evolutivo (spesso caratterizzato da importanti riflessioni etico-culturali) finora seguito dall'arrampicata, sia ambienti unici quanto fragili come la Grotta dell'Edera, il cui fascino non ha bisogno di essere ulteriormente valorizzato da eventi sportivi.

 

Il mondo dell'arrampicata si trova di fronte a un bivio: solo una consapevolezza diffusa (e qui emerge chiaramente l'importanza della divulgazione e dei percorsi formativi) riuscirà ad affrancare i territori da una frequentazione inappropriata.

 

 

 

 

 

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