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Alpinismo | 13 dicembre 2025 | 18:00

Sul Vajo dell’Acqua con i ramponcini: "Danno una falsa sicurezza: in salita offrono grip, ma su pendii al 45–50%, uno manca due passi e scivola giù"

Nello stesso canalone, un giovane aveva perso la vita pochi anni fa. Il resoconto dalle Piccole Dolomiti arriva da due lettori ed esperti alpinisti della zona. Stando alla segnalazione, durante la loro ascesa si sarebbero imbattuti in un gruppo di giovani alpinisti attrezzati in maniera inadatta alle condizioni della salita. "Che erano inesperti si capiva subito dall'abbigliamento raccogliticcio, dall'assenza del casco e dal fatto che non sapevano nemmeno come si chiamasse il vajo che avevano appena salito. L'unica cosa 'tecnica' che avevano erano un paio di ghette e dei ramponcini da trekking"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Qualche giorno fa, due alpinisti vicentini, esperti frequentatori delle Piccole Dolomiti, hanno documentato la loro ascesa lungo il Vajo dell’Acqua sul Monte Zevola, nel gruppo delle Tre Croci. La neve era in buone condizioni per un’ascesa alpinistica (se ben attrezzati) e la giornata era splendida. L’unica cosa che ha lasciato un certo disappunto, è stato l’incontro con un gruppo di giovani, i quali - sicuramente allenati ma non altrettanto consapevoli dei rischi - hanno scelto di salire con attrezzatura inadeguata.

 

"Il Vaio - si legge nel resoconto - è tracciato ed in ottime condizioni, la parte alta può essere discesa con gli sci su ottima neve. Raggiunta Malga Fraselle di Sopra, aperta fino al giorno 8, siamo scesi per il Passo Ristele. Purtroppo ho visto tre incauti giovani che hanno rialito il vaio con i famigerati ramponcini ai piedi. Alcuni anni fa, proprio con i ramponcini, ci fu un incidente mortale su questo canalone".

 

Per meglio comprendere i rischi che comporterebbe questo atteggiamento, abbiamo interpellato uno dei due alpinisti esperti, che ci ha raccontato quello che ha visto e le asperità che può nascondere un’ascesa spesso considerata tra le più facili della zona.

 

"Frequento spesso le Piccole Dolomiti - racconta l’uomo - soprattutto la zona delle Tre Croci: per me è praticamente casa. Il Vajo dell’Acqua, dove sono salito per due sabati consecutivi, è uno dei più facili della zona ed è proprio per questo che attira anche molti neofiti. In realtà, però, la sua ampiezza lo rende insidioso: tende ad accumulare molta neve in alto e le condizioni cambiano rapidamente. Per chi non ha esperienza è facile prendere abbagli".

 

A riprova della variabilità di condizioni, ci ha raccontato la differenza tra le due ascese, percorse sullo stesso tracciato, a distanza di una sola settimana.

"Il primo sabato, dopo la nevicata, la neve era ancora completamente fredda, profonda, non trasformata: si sprofondava ovunque, anche i ramponi veri e propri non servivano, erano condizioni da sci alpinisti. La settimana successiva, però, la situazione era completamente diversa. Non era nevicato, ma la neve aveva iniziato a trasformarsi: da metà vaio in giù aveva già scaricato dai canali laterali, cosa abbastanza insolita perché solitamente scarica al centro. Questo aveva creato, da metà in giù, un fondo molto duro, quasi una pista levigata; mentre più in alto la neve era ancora farinosa. Un mix pericoloso per chi non sa leggere la montagna: tratti in cui sprofondi e tratti in cui basta sbagliare un passo per scivolare giù senza riuscire più a fermarsi".

 

Arrivati in cima, i due hanno incontrato il gruppo di ragazzi, "forse tra i 22 e i 25 anni, chiaramente allenati ma non certo con esperienza alpinistica". Certe cose, spiega, uno che frequenta la montagna da molti anni le nota: "si capiva subito dall’abbigliamento raccogliticcio, dall’assenza del casco e dal fatto che non sapevano nemmeno come si chiamasse il vajo che avevano appena salito".

 

L’unica cosa ‘tecnica’ che avevano, stando al racconto, sarebbero state un paio di ghette e dei ramponcini da trekking. "Sono proprio ciò che crea la falsa sicurezza più pericolosa: in salita danno grip, sì, ma su pendii al 45–50%, uno manca due passi e scivola giù, e quando parti senza piccozza e senza ramponi veri non ti fermi più".

 

Il pericolo non è nuovo: qualcuno porta ancora l’amaro ricordo di un’incidente avvenuto il 16 marzo 2023, proprio nel Vaio dell'Acqua (qui l'articolo su Il Dolomiti). Allora, due giovani, un vigile 26enne e una ragazza 25enne, erano scivolati per un centinaio di metri. A seguito dell'incidente, l'uomo era deceduto e lei era rimasta gravemente ferita. Sembrerebbe che la ragazza portasse i ramponcini ai piedi.

 

Questa volta, i tre ragazzi incontrati nella recente uscita non si sono fatti nulla. Fortunatamente, superata la parte valangata all’inizio, il tratto finale era più comodamente percorribile. "Nonostante tutto, quei ragazzi sono riusciti a salire fino alla strettoia, dove si vedeva chiaramente il segno dello scaricamento nevoso, e da lì in poi era più semplice".

 

Intanto, dal basso, continuava a salire gente: le Piccole Dolomiti sono accessibili, presentano sentieri brevi e sono sempre più frequentate. Una montagna vissuta è anche una montagna viva, come dimostra l’apertura di malga Fraselle di Sopra così prolungata, pertanto l’elevata frequentazione è un fenomeno che non vale assolutamente la pena demonizzare di per sé. Piuttosto, forse, gioendo dei giovani che si appassionano all’alpinismo, dovremmo sforzarci di fargli trovare il "sentiero battuto": fare divulgazione, accompagnamento alla pratica, sensibilizzazione per una maggiore consapevolezza dei rischi.  

 

Nessun giudizio dunque, magari un invito a migliorarsi. "Sono stati anche abbastanza coraggiosi: insomma, sulla strettoia c'era un grosso scarico di neve. Questi blocchi non ti lasciano certo indifferente. Però sai, i giovani sono sempre forti: lo so bene come mi sentivo io alla loro età, non potrei neanche parlare. Voglio dire: certe cavolate si fanno, ma è importante che siano parte un processo di crescita".

 

Il consiglio rivolto a chiunque si trovi incerto sulle condizioni del tracciato o sull’attrezzatura necessaria, esperto o non esperto, è sempre quello di rivolgersi ai professionisti del settore come Cai e Cnsas.

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