Sci elettrici: "Ridurre la fatica significa abbassare il livello di sicurezza. Temo possano portare gente impreparata in luoghi impegnativi". Franco Nicolini, campione di sci-alpinismo, sui nuovi E-skimo

Dopo le e-bike, le bici elettriche dotate di pedalata assistita, e il cosiddetto e-hike, l’esoscheletro da trekking, arrivano sul mercato anche gli sci-elettrici, dotati di un rullo che sostiene la progressione in salita. Si chiamano E-skimo e sono il frutto di un progetto nato dalla startup svizzera e-Outdoor. Ne parliamo con Franco Nicolini, guida alpina, soccorritore e gestore di un rifugio

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Dopo le e-bike, le bici elettriche dotate di pedalata assistita, e il cosiddetto e-hike, l’esoscheletro da trekking, arrivano sul mercato anche gli sci-elettrici, dotati di un rullo che sostiene la progressione in salita. Si chiamano E-skimo e sono il frutto di un progetto nato dalla startup svizzera e-Outdoor, fondata da Nicola Colombo.
Il primo prototipo di E-skimo era stato presentato ad inizio 2025 al Ces di Las Vegas, fiera di tecnologia tra le più importanti al mondo. L’Altramontagna allora ne aveva parlato in più di un articolo, descrivendo il prototipo (qui), raccogliendo l’opinione dello sci alpinista Giovanni Montagani (qui), e riflettendo sull’acceso dibattito che avevano scatenato al tempo della presentazione (in questo editoriale).
Alla fine dello scorso anno, riporta il Corriere della Sera, la startup svizzera ha messo il nuovo prodotto in commercio. Il fondatore ha parlato di cento unità pronte all’uso, di cui solo una piccola parte, circa 35 paia di sci, sarebbe stata messa in vendita a chi aveva prenotato in anticipo. Tutti gli altri sono a disposizione in tre Experience Center, per chi volesse provarli.
La forma degli sci elettrici è simile a quella degli sci d’alpinismo, la differenza però è nella dotazione di una batteria nella parte anteriore e un motore posteriore. Il motore fa muovere un nastro di trazione – come una pelle di foca, in questo caso sintetica - che impedisce lo scivolamento e funziona a scorrimento come un cingolo sotto lo sci.
Una serie di sensori, misurando il movimento del passo e la pendenza, azionano la spinta nel momento in cui si solleva il tallone. Gli sci sono inoltre dotati di apposite bacchette, non diverse dalle normali bacchette da sci, dalle quali però è possibile controllare le diverse modalità di trazione. "Eco", "Climb" e "Boost" - proprio come nelle bici elettriche - più una quarta modalità pensata per muoversi senza camminare davvero. Tutto si controlla dalle bacchette, mentre un app dedicata registra dati e autonomia.
Pacco batteria, motore e nastro di trazione sono smontabili, in modo da permettere la discesa una volta arrivati in cima, come su un paio di normali sci. Il sito della start-up promette che questa tecnologia riesce ad aumentare dell’80% la velocità di ascesa dell’alpinista, riducendo lo sforzo muscolare del 30%.
Il costo, ad oggi, si aggira intorno ai 5mila euro, ragion per cui - almeno per ora - sarebbero orientati per lo più verso il mercato del noleggio.
Dato il rinnovato interesse per questa tecnologia, ora ufficialmente in commercio, abbiamo pensato fosse opportuno raccogliere altre voci in merito, in particolare quella di uno scialpinista esperto come Franco Nicolini. Guida alpina e istruttore di soccorso alpino, Nicolini vanta una carriera oltre a una carriera ventennale come agonista nello scialpinismo, nonché una serie di storici concatenamenti alpini. Oggi gestisce con la famiglia il Rifugio Tosa Pedrotti sulle Dolomiti di Brenta.
"Io non sono contro la tecnologia - precisa l’alpinista - anzi, nel rifugio dove lavoro stiamo installando il massimo della tecnologia possibile. Però dev’essere una tecnologia pulita, e che abbia soprattutto un impatto socialmente gestibile".
Sui nuovi mezzi di assistenza nell’ascesa in montagna, ragionando sull’esempio degli esoscheletri, si esprime in questi termini: "Secondo me sono delle alchimie pensate prima di tutto per vendere, dovremmo fare attenzione ad accondiscendervi acriticamente".
Eppure, come rifugista, non dovrebbe esser lieto di avere più persone che riescono a raggiungerlo? Sembrerebbe di no, o quantomeno che le priorità siano altre. "Noi non abbiamo bisogno di più persone, abbiamo bisogno di persone più consapevoli. Persone che sanno dove stanno andando, che si informano, che chiamano per chiedere condizioni e difficoltà. Persone che salgono in montagna in maniera intelligente".
Dal Covid in poi, spiega il rifugista, la montagna ha visto un boom di frequentatori. "Benvengano tutti, per l’amor di Dio. La montagna è libera. Ma proprio perché rimanga tale, la consapevolezza è il presupposto necessario. Se non c’è quella - prosegue con amara ironia - allora meno male che esiste il soccorso alpino. I numeri parlano chiaro: Le uscite del soccorso alpino sono in netto aumento, soprattutto per il recupero di persone illese, gente che ha sottovalutato la salita e semplicemente non ce la fa più a salire".
Come ora si discute degli sci elettrici, anni fa toccò alle e-bike. Inizialmente oggetto di aspre polemiche, sono oggi diventate una presenza abituale tra tornanti e sentieri.
Anche Nicolini ne ha una, e dice di usarla spesso. Il problema, si direbbe allora, non è la tecnologia in sé, ma l’uso che se ne fa. "Io la uso come mezzo di trasporto, magari quando vado a scalare: per gli avvicinamenti lunghi su strade forestali sono comode, e risparmi energie da usare poi in parete. Il discorso è che sono finite per portare i ciclisti non allenati a fare i giri dei ciclisti allenati. Allora io mi chiedo: ma che la soddisfazione sia poi la stessa?".
Tra le varie applicazioni dei nuovi E-skimo, qualcuno ha menzionato l’utilizzo da parte degli agenti del Soccorso alpino, che in questo modo potrebbero – in teoria – raggiungere più velocemente e con meno fatica coloro che necessitano di cure. Nicolini però, che come soccorritore sa bene ciò di cui parla, sembra scettico.
"Io sono un vecchio membro del soccorso alpino da tantissimi anni. Proprio sabato scorso abbiamo fatto un intervento di soccorso proprio per un escursionista disperso dal giorno prima, stava nevicando, c'era molta neve e siamo andati a piedi. Ti assicuro che il personale del soccorso alpino è allenato per poter fare qualsiasi tipo di distanza e di intervento senza bisogno di ausili motori. Allora non vorrei che venisse strumentalizzato il discorso dei soccorsi per farne una pubblicità".
Al di là di tutte queste considerazioni, però, la preoccupazione più grande resta un’altra, il rischio che un tale potenziale potrebbe rappresentare per chi manca dell’adeguata formazione. "Questi supporti elettrici avvicinano molta più gente alla montagna perché riduce la fatica, che è l’ostacolo numero uno. Ma ridurre la fatica vuol dire anche abbassare il livello di sicurezza. Persone non esperte, soprattutto in inverno, potrebbero trovarsi su terreni impegnativi senza la minima consapevolezza del rischio".
"Nemmeno io – aggiunge -, che vado in montagna d’inverno da quarant’anni, riesco sempre a capire se un pendio tiene o no. Temo che possano finire per portare gente impreparata in luoghi impegnativi, esponendoli davvero al pericolo. Questo è un aggravio, non un vantaggio".













