Approvata la ridefinizione dei confini del Parco Adamello. Cipra: "Un pericoloso grido d’allarme per il sistema delle aree protette"

C’è profonda preoccupazione per quanto sta accadendo al Parco dell’Adamello, dove la recente approvazione di nuove linee di indirizzo da parte della Comunità Montana Valle Camonica segna un passo indietro nella protezione ambientale. "Si tratta di un esempio di attuazione al contrario del Protocollo 'Protezione della natura' della Convenzione delle Alpi, proprio nel biennio italiano di presidenza della Convenzione. Ancora una volta dall’Italia arriva un pessimo segnale"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Qualche giorno fa avevamo già segnalato la preoccupazione del Comitato in Difesa del Parco Adamello, in relazione alla proposta di ridisegnarne i confini. Ieri, l’Assemblea della Comunità Montana di Valle Camonica ha approvato le nuove linee di indirizzo. Cipra Italia, la rappresentanza italiana della Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, ha deciso di unirsi al grido di allarme del Parco.
“Le nuove linee di indirizzo - segnala Cipra - prevedono la riperimetrazione dell’area protetta, confinando alle quote più elevate le norme di tutela ambientale e tagliando fuori le zone con elevata incidenza antropica, come se queste non necessitassero di protezione”.
A destare particolare sospetto nella Commissione (sospetto condiviso già una settimana fa dal Comitato) era la coincidenza della proposta di revisione dei confini con l’approvazione dell’Ordine del Giorno 1483, in Regione Lombardia, che prevede la possibilità di ridefinire i confini di un parco per adeguarli a zone con forte presenza antropica.
Il commento di Cipra manifesta profonda delusione: “Si tratta di un esempio di attuazione al contrario del Protocollo ‘Protezione della natura’ della Convenzione delle Alpi, proprio nel biennio italiano di presidenza della Convenzione. Ancora una volta dall’Italia arriva un pessimo segnale”.
I recenti provvedimenti sembrerebbero frutto di logiche poco lungimiranti di consenso elettorale e porterebbero ad un lungo passo indietro dopo anni di protezione ambientale. “Pensare di poter ridefinire in qualsiasi momento i confini di un’area protetta, escludendo centri abitati o zone in cui poter effettuare nuove infrastrutturazioni, mira ad ottenere consenso elettorale sul breve periodo, ma significa compromettere quanto con fatica è stato realizzato dal sistema delle aree protette”.
Il Comitato di difesa del Parco, inoltre, sottolineava come, celata dietro la ridefinizione dei confini, ci sarebbe l’intenzione di legittimare a posteriori interventi già irregolari, come la centralina di Valle Adamé.
“In un momento in cui, anche a causa della crisi climatica, le aree protette sono chiamate ad essere modelli di riferimento – conclude amaramente Cipra - dalla Lombardia e dalla Valle Camonica arriva un chiaro segnale che va nella direzione dello svilimento delle direttive comunitarie di tutela e della legittimazione di interventi con impatto sull’ambiente anche in aree di pregio naturalistico”.
Il Parco dell’Adamello, che oggi gestisce 16 siti della rete Natura 2000 e si occupa attivamente di gestione forestale e pascoliva, ha bisogno di strumenti per ampliare e rafforzare il proprio ruolo, non di vedere ridotta la propria estensione e la propria efficacia.













