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Ambiente | 19 dicembre 2025 | 12:00

"È come un aerosol di polveri sottili dentro cui vive il 30% della popolazione italiana". Ma secondo il meteorologo Paolo Frontero la Pianura Padana è sulla buona strada

Qualche giorno fa, guardando la pianura veneta dall'Altopiano dei Sette Comuni, questa appariva ai nostri occhi coperta da una spessa coltre nebbiosa che rimaneva stagnante alle basse quote. Si sono fatte strada una serie di domande: perché tutta quella nube non si muove verso l'alto o viene soffiata via dal vento così come accade alle nuvole comuni? Perché proprio nella Val Padana e non altrove? Quali conseguenze avrà sui nostri genitori che abitano lì da una vita?

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
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I sospetti non mancavano, recentemente però la nuova mappa del programma Copernicus, gestito dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e dalla Commissione europea ha confermato lo stigma che da tempo affligge la Val Padana: è la "zona più inquinata d’Europa".

 

Qualche giorno fa, guardando alla pianura veneta dall’Altopiano dei Sette Comuni in una luminosa giornata di sole, questa appariva ai nostri occhi coperta da una spessa coltre nebbiosa che rimaneva lì stagnante alle basse quote. Ha uno strano effetto straniante la vista da lassù: e pensare che, sotto questa cupola di smog, milioni di persone conducono le proprie vite senza neanche accorgersi di ritrovarcisi dentro.

 

Scendendo in auto un tornante dopo l’altro, immersi in questo genere di riflessioni, si sono fatte strada una serie di domande: perché tutta quella nube non si muove verso l’alto o soffiata via dal vento così come si vede succedere alle nuvole comuni? Perché proprio nella Val Padana e non altrove? Quali conseguenze avrà sui nostri genitori che lì ci abitano da una vita? Quanto ne siamo consapevoli?

 

Senza trovare risposte soddisfacenti ai nostri interrogativi, abbiamo scelto di interpellare un esperto. Ad aiutarci è stato Paolo Frontero, meteorologo e climatologo. Laureato in Fisica dell’atmosfera e Meteorologia all’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, dal 2000 al 2015 ha lavorato al Dipartimento provinciale di ARPAV Verona, dove ha ottenuto incarichi di docenza di fisica dell’atmosfera per il master in "Metodi e tecniche di prevenzione e controllo ambientale". Attualmente fa parte dell’Associazione Professionisti Meteo (Ampro) e dell’Associazione Italiana di Scienze dell’Atmosfera e Meteorologia (Aisam), ed è editor presso Meteo in Veneto e autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche e divulgative.


Foto da ESA

"La Pianura Padana - ci spiega il fisico - è la più inquinata d’Europa per due motivi essenziali. Il primo è la sua conformazione orografica: è un bacino chiuso, a nord dalle Alpi, a ovest, e in parte a sud, dall’Appennino settentrionale. Questo significa che tutto ciò che viene prodotto in termini di emissioni antropiche resta lì, perché non c’è una sufficiente ventilazione".

 

Il secondo motivo, invece, è di natura demografica. Non sono tanto le abitudini dei "padani" a determinare lo stato in cui si trovano, ma semmai il loro numero. "È sconcertante pensare che circa il 30% della popolazione italiana viva in Val Padana, con tutto quello che ne consegue: trasporti, riscaldamento domestico e quindi un impatto emissivo molto rilevante su tutta la zona".

 

Secondo Frontero, infatti, è una delle aree più inquinate d’Europa proprio per questo motivo: "la densità di popolazione è tra le più elevate d’Europa e c’è un’immissione continua in atmosfera di sostanze inquinanti, specialmente dovute alla combustione fossile nei mezzi di trasporto e nella circolazione degli autoveicoli".

 

Ma non c’è solo il traffico: c’è anche l’aspetto del riscaldamento domestico, soprattutto nelle zone collinari e montane. "L’utilizzo della biomassa, cioè la combustione della legna, immette grandi quantità di pm10. Per questo esistono provvedimenti di restrizione e allerte, come quelli di questi giorni, che indicano di diminuire l’uso delle stufe a legna, abbassare la temperatura del riscaldamento domestico e limitare la circolazione dei veicoli più inquinanti. Tutto questo serve a salvaguardare la salute umana e rendere l’aria un po’ più salubre".

 

Dal punto di vista meteorologico, le situazioni di alta concentrazione di inquinanti sono sempre accompagnate da particolari condizioni, come l’inversione termica. "In questi casi l’aria fredda rimane nei bassi strati, mentre sopra è più calda, creando una sorta di ‘coperchio’ intorno ai 200–400 metri che impedisce la dispersione degli inquinanti verso l’alto.


Credits: Paolo Frontero

Sarebbe proprio questo effetto ad aver dato vita a quella nube che avvolgeva la pianura vista dall’Altopiano. "Il famoso ‘strato limite’ inquinato è proprio dove c‘ė quella banda brunastra prima di vedere l’azzurro del cielo, come un aerosol di polveri sottili. Il pennacchio che si abbassa e si diffonde testimonia proprio del ‘coperchio’ dato dal livello di inversione termica, cioè l’altezza alla quale sotto di essa la temperatura aumenta con la quota e sopra di essa la temperatura diminuisce come da situazione normale".

 

"Fortunatamente, eventi come la pioggia producono un effetto di dilavamento che abbassa le concentrazioni". A Verona, ad esempio, - dove Frontero vive e lavora - si sono registrati valori intorno ai 41 microgrammi per metro cubo, sotto il limite giornaliero di 50 microgrammi. Secondo le normative i superamenti annuali della soglia non dovrebbero superare i 35. In alcune zone però si è arrivati a circa 47 superamenti, quindi ben oltre i limiti, anche se con un trend migliore rispetto agli anni passati. "Negli anni 2000 si arrivava anche a circa 200 superamenti all’anno, mentre oggi si è scesi a 40–60: il trend è in diminuzione".

 

Per ridurre l’inquinamento in Pianura Padana si può contare dunque su due elementi meteorologici principali: il vento e le precipitazioni. "Purtroppo la Pianura Padana ha una delle ventosità più basse d’Europa, circa 1,5 metri al secondo (circa 6 chilometri all’ora) di media, il che rende difficile la dispersione degli inquinanti, soprattutto in condizioni di blocco anticiclonico. La pioggia invece aiuta, perché le gocce catturano le polveri fini e le portano al suolo, riducendo temporaneamente le concentrazioni".

 

Non si può però sempre contare sul meteo; in situazioni di stabilità atmosferica gli inquinanti restano intrappolati e i superamenti diventano quasi automatici. "Il pm10 è un inquinante detto ‘ubiquitario’: quando ci sono situazioni critiche, i livelli elevati si riscontrano un po’ in tutte le regioni della Pianura Padana. Ha una vita atmosferica di uno o due giorni, mentre il pm2,5 e il pm1, essendo più piccoli, possono restare in sospensione anche per più di un mese e diffondersi su aree molto vaste".

Gli effetti sanitari delle polveri sottili sono ormai conclamati: contribuiscono all’aumento di malattie cardiovascolari e respiratorie e, nel lungo periodo, anche a patologie più gravi. Secondo le stime sarebbero responsabili di 400-450mila morti all’anno in Italia. Le particelle più grandi vengono in parte fermate dalle vie respiratorie superiori, mentre quelle più fini raggiungono gli alveoli polmonari e possono causare danni importanti nel tempo.

 

Le polveri sottili sono prodotte sia da attività antropiche, come traffico e riscaldamento domestico, sia in parte da attività agricole, attraverso il rilascio di ammoniaca, e anche da fonti naturali come aerosol marino, erosione delle rocce o emissioni vulcaniche.

 

Dal punto di vista normativo, i limiti europei sono più permissivi rispetto a quelli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. "Ad esempio - spiega il meteorologo - l’Oms indica per il pm10 una media annua di 15 microgrammi per metro cubo, mentre la normativa europea ne consente fino a 40. Per il pm2,5 il limite Oms è 10 microgrammi, contro i 25 europei. Attualmente, in molte zone, i limiti europei sono rispettati, ma quelli Oms no".

 

L’inquinamento è anche un fatto stagionale. Stando a quanto spiega l’esperto: "La concentrazione di polveri sottili è più elevata in inverno, quando lo strato limite atmosferico si abbassa a 200-400 metri e riduce il volume in cui gli inquinanti possono disperdersi. In estate, invece, lo strato limite può arrivare a 2-3 mila metri, favorendo la dispersione, ma si presenta il problema dell’ozono, che si forma attraverso reazioni fotochimiche indotte dal sole e può anch’esso danneggiare le vie respiratorie".

 

"Insomma - ironizza lo scienziato - mare d’estate e montagna d’inverno".

 

Negli ultimi anni l’opinione pubblica è diventata più sensibile al tema, ma è necessario continuare a informare ed educare. "È importante però che questa comunicazione passi attraverso i canali ufficiali: possono sbagliare certo, ma è importante costruire fiducia nei confronti degli esperti per non far scivolare l’informazione in canali amatoriali".

 

Non solo, bisogna iniziare a costruire un’informazione costruttiva e non colpevolizzante, pena l’annichilimento. "Certamente ci sono dei limiti orografici, ma siamo migliorati moltissimo negli anni, ed è importante che questa cosa passi. Si può fare di più e di meglio, anche a livello domestico, ma siamo sulla buona strada".

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