Il comportamento poco aggressivo dell'orso marsicano? "Forse conseguenza del contatto con l'essere umano". Una sottospecie unica e a rischio estinzione

"Sopravvivevano sostanzialmente gli orsi che erano un po' meno esplorativi, un po' più ‘timidi’, comunque meno proni ad attaccare l'uomo". Un primo articolo, pubblicato nel 2017, aveva fatto notare come l'orso marsicano sembrasse avere tratti peculiari rispetto alle altre popolazioni di orsi bruni in Europa. Ora, un nuovo studio genetico appena pubblicato dall’Università di Ferrara ha dato prova di questa eccezionalità

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Un primo articolo, pubblicato nel 2017, aveva fatto notare come l'orso marsicano sembrasse avere tratti peculiari rispetto alle altre popolazioni di orsi bruni in Europa. Ora, un nuovo studio genetico appena pubblicato dall’Università di Ferrara ha dato prova di questa eccezionalità.
Il patrimonio genetico dell’orso marsicano presenta tratti genici di cui altre sottospecie di orso sono prive, che lo rendono una sottospecie unica e a fortemente a rischio. Tali geni particolari sembrano associati alla sua indole meno aggressiva: l’ipotesi degli scienziati è che sia l’esito di un prolungato e frequente contatto con l’uomo.
"Altre popolazioni di orso bruno tendono a attaccare l'uomo se ci sono degli incontri ravvicinati, fortuiti, mentre quando l’orso marsicano scende in paese generalmente le sue visite sono pacifiche. Ci sono dei video in cui stanno vicino alle persone e non attaccano, perlomeno non è una risposta che ha mostrato di recente, quindi noi volevamo capire se questo tipo di comportamento avesse anche una base genetica".

L'orsa Giacomina che entra in un frutteto a Villetta Barrea, nel paese. Credits: Angelina Iannarelli
A parlarci dello studio nel dettaglio è una delle principali studiose che hanno preso parte alla ricerca. Giulia Fabbri si occupa di genetica di conservazione all’Università di Ferrara, nel Dipartimento di Life Sciences and Biotechnologies.
"Rispetto alla ricerca condotta nel 2017 dal professor Bertorelle, sempre all’Università di Ferrara, siamo andati oltre. Questa volta abbiamo sequenziato più individui, abbiamo costruito un genoma di riferimento che ci permettesse di studiare ancora meglio questa popolazione e soprattutto ci siamo concentrati su un aspetto comportamentale che è caratteristico di questa sottospecie di orso bruno e cioè che non ci sono degli attacchi registrati all'uomo da almeno un secolo".
Le caratteristiche che differenziano l'orso marsicano dagli altri orsi europei, spiega Giulia Fabbri, sono diverse. A partire dagli aspetti fisiologici, uno dei più evidenti è la stazza: i marsicani sono generalmente più piccoli, nel senso che raggiungono taglie inferiori rispetto a quelle delle altre popolazioni di orso europeo. Non solo. "Anche la forma del cranio e la dentizione sono peculiari. Si riesce a distinguere un esemplare marsicano dal suo cranio rispetto a quello di altri orsi". Nei secoli, l’alimentazione di questo animale è diventata sempre più a base vegetale. "L'orso in generale è onnivoro, ma l'orso marsicano si ciba quasi interamente di vegetali, bacche ed erbe. La dieta, del resto, è in funzione un po' della dentizione". Pur trattandosi di aspetti fisici e fisiologici, infatti, essi sono strettamente legati al comportamento.
Il comportamento a sua volta può essere determinato in parte geneticamente e in parte dall’esperienza del singolo esemplare. "Ciò che abbiamo trovato confrontando l'orso marsicano con altri orsi bruni, in particolare dalla Slovacchia e dal Nord America, è che questo possiede alcuni geni molto differenziati rispetto agli altri. Questi geni sono stati associati - da altri studi - al comportamento meno aggressivo che si osserva. Geni, per esempio, propri dei cani rispetto ai lupi da cui sono stati addomesticati, che hanno a che fare con lo sviluppo neurale o la ricezione di neurotrasmettitori. Spavento e aggressività sono infatti funzioni che effettivamente hanno luogo nel cervello, che è l'organo principale deputato al nostro comportamento, quindi sembra che ci sia anche una base genetica a questo comportamento meno aggressivo".
Ciò non significa che il marsicano si possa per questo considerare docile o addomesticato: "Un attacco può sempre avvenire come risposta allo spavento, però sembra che ci sia una base ereditaria e quindi che la nostra sottospecie marsicana sia effettivamente unica e meriti tutta la protezione e tutela; specialmente trattandosi di una popolazione di solo cinquanta orsi adesso, quindi che comunque è giudicata criticamente a rischio".
Grazie al dna completo di questi individui la ricerca dell’Università di Ferrara è riuscita a ricostruire la storia passata confrontando sempre l'orso marsicano con altri orsi europei. "Abbiamo trovato che l'isolamento di questa sottospecie è iniziato tra i 4.000-3.000 anni fa circa, con l'espansione della specie umana e i disboscamenti in favore dell'agricoltura, che hanno portato ad una frammentazione sempre più importante che ha separato il nucleo che sopravvive in centro Italia da quello che si trovava poi nell'arco alpino e nel resto d’Europa". Sembrerebbe essere stato proprio questo isolamento a determinare una certa evoluzione di cui parlavamo prima appunto in un senso di sua minore aggressività.
Oltre a provocare l’isolamento della specie, l’espansione della specie umana ha anche aumentato il contatto con animali selvatici come l'orso. In questa fase di convivenza, gli orsi che erano più aggressivi o che si muovevano di più, incontrando quindi più facilmente l'uomo, venivano abbattuti. "Sopravvivevano sostanzialmente gli orsi che erano un po' meno esplorativi, un po' più ‘timidi’, comunque meno proni ad attaccare l'uomo. Questo li ha portato a riprodursi di più e quindi al diffondersi di quelle varianti che permettevano sostanzialmente la convivenza con l'uomo, una sorta di coevoluzione".
Potrebbe venire da pensare, a questo punto, che abbattere i capi più confidenti con l'uomo possa essere un approccio di gestione efficace. Ma è davvero così?
"Questi processi evolutivi sono comunque durati migliaia di anni, per cui è qualcosa che richiede un tempo estesissimo. Ma soprattutto la cosa più interessante è che l'evoluzione parte da un insieme di variabilità genetica che è diversa da una popolazione a un'altra, dunque questo esito che è valso per i marsicani, non è detto valga per altre sottospecie. Nella popolazione dell'orso marsicano c'erano queste varianti potenziali per un comportamento meno aggressivo che poi sono state selezionate, in un'altra popolazione potrebbero non esserci proprio in partenza quindi già questo annullerebbe il processo".
In generale, gli studi dimostrano che un adattamento evolutivo è molto difficilmente replicabile, ragion per cui è difficile prevedere i risultati di un'eventuale selezione effettuata attivamente dall’uomo. Si direbbe, insomma, che controllare l’evoluzione di una specie non addomesticata sia ancora fuori dalla portata dell’uomo.
Quello che invece emerge a chiare lettere dalla suddetta ricerca è che la sottospecie marsicana risulta essere unica e particolare, "da tutelare con forza senza andare a traslocare altri individui da altre popolazioni, perché andrebbero magari a diluire questo adattamento locale per convivere con le popolazioni del centro Italia".
La situazione dell’orso marsicano in centro Italia è infatti una delle più critiche, dicevamo, con soltanto cinquanta esemplari registrati. "In Spagna, Monti Cantabrici, le popolazioni di orso bruno sono in discreta ripresa; in Slovacchia sono aumentati ormai a centinaia. I nostri marsicani non si sono ripresi nemmeno con la creazione del parco nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise (Pnalm), nel 1923. Probabilmente la causa è la difficoltà di spostamento tra una regione e l'altra: ci sono altri parchi disponibili vicini al Pnalm che potrebbero essere occupati dall'orso, ma essendo la zona così permeata dalla presenza dell'uomo ci sono pochi corridoi che favoriscono gli spostamenti. Se una popolazione ha lo spazio di espandersi poi può crescere anche numericamente, altrimenti rimane tutt’al più stabile".













