Mentre il tasso mantiene pulita la tana, la volpe lo nutre con i suoi avanzi. Oltre a essere un ottimo architetto, a volte il mustelide è un eccellente padrone di casa

"In Inghilterra è stato trovato un sistema di cunicoli, una sorta di condominio sotterraneo, in cui di fatto le gallerie si estendevano per centinaia di metri sotto terra, su vari livelli, con vere e proprie stanze e corridoi". Daniele Zovi, divulgatore esperto di foreste e animali selvatici, ci parla del mustelide con la caratteristica maschera bianca e nera, campione di edilizia e adattamento

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il tasso (Meles meles) è uno dei mammiferi più elusivi ma anche più adattabili della fauna italiana. Vive prevalentemente di notte, passa gran parte del tempo sottoterra e costruisce tane che, per complessità e durata nel tempo, sono tra le più articolate del mondo animale. La qualità di queste costruzioni è tale da attrarre altri animali come le volpi, che spesso, in assenza del proprietario, approfittano del giaciglio.
È un mammifero della famiglia dei Mustelidi, con un corpo tozzo e compatto, arti brevi e forti unghie adatte allo scavo. La pelliccia è tipicamente grigia sul dorso e più scura sui fianchi, con una maschera facciale bianca e nera molto caratteristica. In Italia può raggiungere una lunghezza testa-corpo di circa 60-90 cm e un peso di 10-16 kg o più in autunno, quando accumula grasso per l’inverno.
Oggi ce ne parla Daniele Zovi, scrittore e divulgatore, esperto di foreste e animali selvatici. Dopo la laurea in Scienze Forestali ha lavorato nel Corpo Forestale dello Stato, dove ha esercitato le funzioni di Capo del Distretto di Asiago, di Comandante provinciale di Vicenza e di Comandante interregionale di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Ha all’attivo numerosi volumi, collabora con la rivista del Cai, con National Geographic, con Vita in Campagna e ha tenuto conferenze in diversi musei d’Italia.
"In Inghilterra - spiega l’esperto - è stata provata una situazione più complessa che si conosca in letteratura. Un sistema di cunicoli, una sorta di condominio sotterraneo, in cui di fatto le gallerie si estendevano per centinaia di metri sotto terra, su vari livelli, con vere e proprie stanze e corridoi".
Non parla esplicitamente del tasso il meraviglioso racconto La tana di Franz Kafka, uno dei più tardi dell’autore, ma scoprendo le doti architettoniche dell’animale viene questo sospetto. In quelle pagine, Kafka fa precipitare il lettore nel pensiero di un non meglio precisato animale sotterraneo, caratterizzato da riflessioni molto umane, al limite della psicosi.
"Nei periodi di vita casalinga evito l’uscita, evito persino la galleria che vi conduce con le ultime propaggini; e non è neanche facile praticare quei posti perché vi ho scavato un intreccio di gallerie a zig-zag; là è incominciata la mia costruzione, a quel tempo non potevo ancora sperare di poterla mai finire come era nel mio progetto, perciò cominciai in quell’angolino, come per giuoco, e il primo fervore di attività vi si sfogò in una specie di labirinto che allora mi pareva l’apice dell’architettura, mentre oggi sono probabilmente nel giusto giudicandolo un lavoretto meschino, non proprio degno della costruzione totale, che in teoria sarà magari delizioso […] ma in realtà è un giochetto dalle pareti troppo sottili, che difficilmente potrebbe resistere a un attacco serio o a un nemico che lottasse disperatamente per la vita".
In Italia il tasso è una presenza ubiquitaria, diffusa in tutta la penisola, che per merito delle loro abitudini notturne e riservate risulta però spesso evanescente. "Per mia esperienza, ho trovato traccia del suo passaggio sulla neve (è un animale che pur essendo in letargo, è solito uscire talvolta dalla tana) a 1700 metri. Lo troviamo però diffusamente anche in pianura, quindi diciamo che è adattato a molti ambienti, e molto portato all’adattamento nelle varie situazioni".
"Quello inglese è un esempio limite", continuava Zovi. "Le tane che io ho osservato sono più semplici di quelle di cui parlavo. Di norma hanno un’ampiezza utile ad ospitare una famiglia". Anche in questo caso, però, può trattarsi di gruppi numerosi. Si tratta infatti di una sociale, e nei gruppi familiari possono vivere più adulti insieme, fino anche ad una decina di esemplari, che condividono tra loro il sistema di tane.
La conformazione fisica e sociale di questo animale, rende le sue tane un prodigio, non solo dal punto di vista architettonico, ma anche di ‘design degli interni’. Gli spazi sono tappezzati da uno strato di rametti, che li rende più confortevoli, isolando l’animale dall'umidità del suolo, e da uno più morbido di foglie secche, muschio e felci su cui accomodarsi.
Il comfort di queste abitazioni è tale che altre specie ne siano attratte, e approfittino talvolta di queste gallerie. Talvolta il tasso può condividere la propria tana con altre specie animali, come il coniglio selvatico, l’istrice o la volpe. In certe zone, accade che la volpe diventi talvolta coinquilino del tasso. Secondo quanto raccontava Mitzy Mauthe von Degerfeld, responsabile del Centro animali non convenzionali di Grugliasco al quotidiano La Sentinella del Canavese, i due animali si tollerano l'un l'altro in una sorta di occasionale commensalismo, con il tasso che mantiene pulita la tana e la volpe che portando gli avanzi di cibo nei pressi di essa contribuisce involontariamente al sostentamento dell'ospite. Talvolta, tuttavia, se infastiditi i tassi si comportano in maniera aggressiva nei confronti delle volpi, scacciandole dalle proprie tane.
"Quello di servirsi di una tana non propria è un comportamento diffuso nel mondo naturale", spiega Zovi. "Succede soprattutto con gli uccelli, per esempio, che ci sia uno scambio o un’occupazione da parte di un altro esemplare rispetto a quello che ha costruito il nido. Per questo motivo, certi ornitologi a un certo punto hanno iniziato a dire che vanno considerati gli avvistamenti dell'uccello più che della forma del nido, perché capita che alcune specie occupino nidi non loro. L’esempio più classico è quello del picchio che fa ogni volta un nido nuovo, e quelli vecchi vengono occupati dalla civetta".
La capacità di convivenza con altre specie è una riprova della capacità di adattamento del tasso. Questo è infatti un animale onnivoro. La sua dieta varia stagionalmente e comprende soprattutto lombrichi e altri invertebrati, ma anche frutta, cereali, piccoli vertebrati, uova e materia vegetale. In ambienti boschivi i lombrichi possono costituire la quota principale del cibo consumato.
La riproduzione avviene all’interno delle tane, principalmente tra tardo inverno e primavera: le femmine partoriscono generalmente da uno a tre cuccioli dopo una gestazione che include un periodo di impianto ritardato, con nascite che avvengono spesso fra la fine di gennaio e marzo. I piccoli nascono ciechi e dipendono dai genitori per le prime settimane. In natura i tassi possono vivere fino anche a sedici anni, anche se nei casi più comuni la vita è più breve a causa di predazione, incidenti stradali e altre cause ambientali.
"Un tempo - racconta Daniele Zovi - il grasso del tasso veniva usato per impermeabilizzare gli scarponi da montagna, cosa che adesso non si usa più perché abbiamo materiali sempre più efficienti di origine non animale. Dalle nostre parti non si usa molto nutrirsi dell’animale, sebbene sia commestibile ed apprezzato da qualcuno. Ad ogni modo, per i pochi che ne fanno quest’uso in genere recuperano animali uccisi a seguito di incidente". La causa principale di mortalità dell’animale è proprio il traffico, che in paesi antropizzati come il nostro rappresenta un problema significativo per l’intera fauna selvatica, specie notturna.
La specie non è attualmente considerata minacciata a livello globale, anche grazie alla sua ampia diffusione e capacità di adattarsi a vari habitat, ma affronta considerevoli pressioni locali, proprio come mortalità da traffico e perdita di habitat.













