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Ambiente | 27 settembre 2025 | 19:00

"Papà guarda, il cielo". Un episodio lontano alcuni anni che insegna a riscoprire insieme ai bambini "la gioia, l’entusiasmo e il mistero del mondo in cui viviamo"

Sono numerosi gli studi scientifici che documentano come fare esperienza nella e della natura ci rende più consapevoli e più inclini a proteggerla. Radio Natura, un progetto di educazione ambientale rivolto agli scout e giunto alla sua seconda edizione, avvicina ragazzi e adulti alla conoscenza di animali e piante dei nostri boschi

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Un mattino di un po’ di anni fa, mentre mi recavo al lavoro, lungo il marciapiede mi imbattei in un padre che portava a scuola il figlioletto. Questi, la mano stretta attorno a quella del padre, guardò verso l’alto ed esclamò “papà guarda, il cielo!”, con la meraviglia che contraddistingue l’infanzia. Quell’incontro fugace mi fece sorridere e in qualche modo allietò la mia giornata e a distanza di anni ancora lo ricordo con simpatia. Lì per lì non ci pensai, attribuendo solo al bambino la responsabilità del suo senso di meraviglia. In effetti, i bambini sanno notare molte cose del nostro mondo che noi adulti ormai diamo per scontate. Tuttavia, riflettendoci oggi, l’equazione aveva senso solo se introducevo anche l’elemento adulto; in fin dei conti il bambino aveva coinvolto il padre il quale, fortunatamente (cosa non scontata) aveva partecipato a quell’emozione, condividendone l’entusiasmo come se egli stesso vedesse il cielo per la prima volta.

 

Anni dopo mi capita di imbattermi in uno scritto della biologa Rachel Carson, “madre” dell’ambientalismo moderno, che in The sense of wonder racconta di quando portò il nipote di due anni in spiaggia durante una notte tempestosa d’autunno, quando le onde ‘ci lanciavano addosso manciate di schiuma’, e ‘insieme ridemmo di pura gioia’. Secondo la Carson, “se un bambino deve mantenere vivo il suo innato senso di meraviglia, ha bisogno della compagnia di almeno un adulto che possa condividerlo con lui, riscoprendo insieme la gioia, l’entusiasmo e il mistero del mondo in cui viviamo”.

Adulti e bambini/ragazzi possono rappresentare la combinata perfetta per aumentare la consapevolezza di quanto il mondo naturale sia pieno di meraviglie ma altrettanto minacciato dal modo in cui l’essere umano lo sfrutta. Numerosi sono gli studi scientifici che documentano come fare esperienza nella e della natura ci rende più consapevoli e più inclini a proteggerla, in particolare se tale esperienza si realizza negli anni dell’infanzia e della prima adolescenza.

 

È con questo spirito che si è tenuto, per il secondo anno di seguito, Radio Natura, un progetto pensato e realizzato dalla ricercatrice ornitologa di Ornis Italica Letizia Campioni e finanziato dall’ASAB (Association for the Study of Animal Behaviour), con l’assessoramento scientifico di Emiliano Mori del CNR e di Rosario Balestrieri della Stazione Zoologica Anton Dohrn. Una gioventù con gli scout e anni di esperienza come ricercatrice - prima in Spagna e poi in Portogallo - nell’ambito dell’ecologia del comportamento di rapaci e uccelli marini, hanno stimolato in Letizia Campioni l’idea di sviluppare un percorso didattico pensato proprio per gli scout. Come ci racconta la ricercatrice, “la principale missione educativa dello scautismo è quella di offrire ai giovani gli strumenti per costruire un mondo migliore, attraverso attività piacevoli all’aria aperta ed esperienze formative. Queste attività stimolano e sfidano i ragazzi a sviluppare la propria personalità, rafforzando al tempo stesso un legame profondo con la natura.” Aspetto fondamentale in tal senso è la conoscenza di animali e piante e considerato quanto tempo gli scout trascorrono in natura, “sono i candidati perfetti per il progetto”.

 

Nella prima edizione del progetto, “Radio Natura: Sintonizza il tuo orecchio sulle frequenze del canto degli uccelli”, realizzata nel 2024, i gruppi scout selezionati tra Sicilia e Lazio e appartenenti alla FSE, Federazione Scoutismo Europeo si erano confrontati con il variegato mondo dei canti degli uccelli: riconoscere le specie di uccelli presenti negli ambienti che frequentiamo passa inevitabilmente per familiarizzare con i suoni che emettono, soprattutto in primavera quando sono più facilmente distinguibili. Il progetto fu un successo, sia per l’entusiasmo dimostrato da ragazzi (11-16 anni) e bambini (8-11 anni), sia per l’oggettivo miglioramento delle conoscenze ornitologiche dei capi scout, coloro che hanno poi il compito di guidare le future generazioni di scout.

A fronte di questo riscontro più che positivo, nel 2025 Letizia ha deciso di riproporre una seconda edizione del progetto, grazie anche alla rinnovata fiducia dell’ASAB, destinata ai gruppi scout del distretto di Frosinone e che è arrivata a coinvolgere finora oltre 170 persone tra adolescenti e responsabili scout. Quest’anno l’attenzione di “Radio Natura 2.0 - I predatori notturni della foresta” si è rivolta all’affascinante mondo naturale della notte, con l’obiettivo di mostrare a bambini e ragazzi come, al calar delle tenebre, la foresta si animi di una sorprendente vita. Infatti, mentre alcuni animali si rifugiano a riposare, altri si attivano, impegnandosi in attività come la ricerca di cibo. Attraverso una serie di attività illustrate ai capi scout con apposite riunioni di formazione e altre realizzate direttamente sul campo con i ragazzi (dall’installazione di fototrappole al riconoscimento di impronte e altri indici di presenza, fino al gioco notturno alla ricerca dei protagonisti del progetto), Letizia ha insegnato le strategie di caccia di diverse specie sia di mammiferi che di uccelli (i gufi in particolare), passando attraverso la comprensione degli adattamenti morfologici (come ad esempio: volo silenzioso, occhi datttati al buio, udito sopraffino) e comportamentali che consentono agli abitanti della notte di muoversi e alimentarsi.

Il tutto senza dimenticare i potenziali conflitti con l’essere umano. Una parte fondamentale del progetto è stata infatti quella di rendere i ragazzi più coscienti del fatto che, durante i loro campi estivi, non sono gli unici utilizzatori dello spazio naturale e che anzi, se per noi ormai l’uso di tale spazio è sporadico, per gli animali significa casa.

Letizia sta già immaginando un Radio Natura 3.0, magari coinvolgendo anche gruppi scout in altre parti d’Italia. Come spesso accade il limite è imposto dai finanziamenti, che purtroppo per questo tipo di attività, nonostante la grande importanza che rivestono nell’educare piccoli e grandi alla complessità del mondo natura e all’importanza dell’ecologia anche per il nostro benessere, sono il più delle volte scarsi o difficili da ottenere.

 

“Sono profondamente convinta che il futuro della conservazione della biodiversità e della ricerca sul comportamento animale dipenda dall’educazione, dal coinvolgimento e dalle azioni delle nuove generazioni, che dobbiamo coltivare e sostenere.”, precisa Letizia. E ci lascia con le parole di Baba Dioum, ingegnere forestale africano, che durante un incontro della IUCN (Unione internazionale per la conservazione della natura) affermò: “Alla fine conserveremo solo ciò che amiamo, ameremo solo ciò che comprendiamo e comprenderemo solo ciò che ci viene insegnato”.

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