''Quel servizio dei Tg rischia di compromettere la conservazione della specie'', Mediaset fa confusione tra Ibis Eremiti e Ibis Sacri nella presunta ''invasione'' nel Veronese

Sono gli stessi responsabili del progetto di reintroduzione in Europa e in Italia dell'Ibis Eremita a spiegare la differenza tra queste due specie: uno, l'Ibis Sacro Africano è prevalentemente bianco, alloctono, invasivo; l'altro è tutto nero, autoctono, rarissimo, protettissimo ma anche minacciato dal bracconaggio. Ecco quindi che mostrare quest'ultimo associandolo a un servizio dove si parla di ''invasione'' e devastazione rischia di provocare degli effetti gravissimi sulla conservazione della specie

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Quanto male può fare un errore che si trasforma in cattiva informazione? Tanto, tantissimo se gli esperti arrivano a ipotizzare la possibilità che ''Mediaset con un servizio televisivo trasmesso da Tg4, Tg5 e TGCom24, possa compromettere la conservazione dell'Ibis protetto''. Cosa è successo? Lo spiega direttamente Laura Stefani, responsabile della comunicazione del progetto Ibis eremita in Italia: ''Un recente servizio televisivo trasmesso da Tg4, Tg5 e TgCom24, i telegiornali più seguiti di Mediaset, ha riportato una presunta devastazione dei terreni agricoli della provincia di Verona da parte degli “ibis”. Ci sentiamo in dovere di rettificare le inesattezze riportate da questo servizio, che confonde due specie di uccelli con aspetto e comportamento molto diversi''.
Il servizio in questione si titola ''Non solo nutrie, in Veneto le campagne prese d'assalto dagli ibis'' e dà la parola a un contadino del Veronese che lamenta l'invasione degli Ibis e spiega che si mangiano qualsiasi cosa soprattutto le uova e intanto le immagini che passano mostrano essenzialmente Ibis Eremiti creando una confusione davvero importante (anche perché nello stesso servizio passano poi delle foto, probabilmente realizzate dagli stessi agricoltori/allevatori, che invece mostrano, correttamente, degli ibis sacri).
Ed effettivamente le differenze sono abissali sotto ogni profilo. Banalmente: l'Ibis sacro africano (Threskiornis aethiopicus) è una specie invasiva in Italia, dal piumaggio prevalentemente bianco e la testa e il becco neri mentre l'Ibis eremita (Geronticus eremita) è una specie autoctona e rigorosamente protetta sia in Italia che in Europa, che si differenzia dal primo per il suo piumaggio nero e la testa calva dal colore rossastro.
L'esperta, che lavora al progetto di reintroduzione degli Ibis eremiti divenuto noto anche per le particolari tecniche di reintroduzione (per insegnare ai primi esemplari reintrodotti li si è affiancati nelle migrazioni con deltaplani a motore dalla Germania fino alla Toscana all'Oasi del Wwf di Orbetello) entra nel dettaglio: ''Originario dell'Africa subsahariana, l'Ibis sacro si è diffuso in Europa attraverso fughe dalla cattività e ha stabilito popolazioni selvatiche in diverse regioni. È inserito nell'Elenco delle Specie Esotiche Invasive di rilevanza unionale dell’UE a causa del suo potenziale impatto sulla biodiversità autoctona. Sebbene la sua dieta comprenda anfibi, insetti e, occasionalmente, uova e pulcini di altri uccelli, gli studi scientifici dimostrano che le uova costituiscono solo una piccola parte della sua dieta, contrariamente a quanto affermato dall'agricoltore intervistato nel servizio televisivo, secondo cui la specie consuma tutte le uova che trova. In Italia, la gestione dell'Ibis sacro è regolamentata e le misure di controllo sono consentite quando autorizzate dalle autorità ambientali''.
Dall'altro lato c'è l'Ibis eremita: ''La situazione dell'Ibis eremita è profondamente diversa: si tratta di una delle specie di uccelli più rare e minacciate d'Europa, ora in lento recupero grazie a decenni di intenso lavoro di conservazione. La sua ecologia alimentare è ben documentata scientificamente: si nutre principalmente di invertebrati come vermi e larve, che sonda dal terreno utilizzando il suo lungo becco ricurvo. Questo becco è anatomicamente inadatto a raccogliere, aprire o consumare uova di uccelli. Pertanto, qualsiasi ipotesi che questa specie predi le uova è palesemente falsa e biologicamente poco plausibile. La reintroduzione dell'Ibis eremita nell'Europa centrale e meridionale si svolge nell'ambito di un progetto LIFE su larga scala (LIFE20 NAT/AT/000049 | LIFE Ibis eremita) cofinanziato dall'Unione Europea. Questa iniziativa è riconosciuta come uno dei programmi di conservazione più rispettati e di successo a livello internazionale nel suo genere, con una crescente popolazione migratoria selvatica reintrodotta attraverso sforzi coordinati in sei Paesi europei, tra cui l'Italia''.
Ma perché il servizio nazionale può fare particolarmente male alla salvaguardia di questo rarissimo uccello? Perché l'Ibis eremita è vittima del bracconaggio e fomentare contro questa specie anche un ''odio'' dal punto di vista mediatico può aggravare ulteriormente il problema. ''Il monitoraggio scientifico - prosegue Stefani - ha dimostrato che un terzo delle perdite in Italia è dovuto al bracconaggio, in gran parte perpetrato da cacciatori autorizzati. La provincia di Verona è un noto hotspot per il bracconaggio - prosegue Laura Stefani, che si occupa anche della campagna antibracconaggio italiana del progetto Life Ibis eremita -. Per questo siamo particolarmente preoccupati per le implicazioni negative che il recente servizio di Mediaset potrebbe avere sulla conservazione della specie”.
La realtà è quindi molto lontana da quella raccontata in quella serie di servizi nazionali. ''L’Ibis eremita potrebbe fungere da ambasciatore dell’agricoltura sostenibile, considerando che la sua sopravvivenza dipende da paesaggi ricchi di biodiversità del suolo. La sua dieta - conclude Stefani - composta da vermi, larve e altri invertebrati lo rende una vera e propria specie indicatrice di agrosistemi sani. Questo ruolo ecologico apre significative opportunità di collaborazione tra ambientalisti e agricoltori. I programmi che sostengono una gestione sostenibile del territorio possono giovare sia alla fauna selvatica che alla produttività agricola. Un'informazione mediatica approfondita e obiettiva potrebbe efficacemente interconnettere questi due mondi, contribuendo a creare collaborazioni proprio dove la cooperazione è più urgente''.
Quindi la necessaria richiesta rivolta a Mediaset: ''Chiediamo quindi una rettifica formale da parte dell'emittente e la rimozione dei contenuti fuorvianti dalla rete. Esortiamo inoltre i media a prestare maggiore attenzione alla distinzione tra le specie, soprattutto nel caso si trattino argomenti delicati e specialistici''.
''Come ricercatori e ambientalisti, saremmo lieti di poter contribuire con la nostra esperienza a garantire un'informazione accurata e responsabile da parte dei media”, afferma Johannes Fritz, responsabile del progetto Life Ibis eremita. Noi speriamo di aver fatto anche così la nostra (piccola) parte per aiutare i ricercatori e i volontari che da anni si battono per fare in modo che questa preziosa e straordinaria specie di uccelli a tornare a popolare i nostri cieli.













