Una sottile lingua di ghiaccio è l'unico collegamento tra la fronte e la base del ghiacciaio: "Queste zone non sono che blocchi di ghiaccio isolati, privi di futuro, che lentamente scompariranno"

I ghiacciai del Trentino stanno subendo trasformazioni profonde e accelerate, ce lo raccontano i dati raccolti annualmente dalla Commissione Glaciologica Sat. Grazie ai venti operatori volontari e all’utilizzo di strumenti di rilievo avanzati, questi mutamenti vengono documentati e compresi. Ora la Sat punta anche sulla comunicazione: il via ad un progetto di sentieristica virtuale destinato alle scuole e al pubblico, per rendere visibile e comprensibile ciò che accade in alta quota, anche a chi non può raggiungerla

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Negli ultimi anni i ghiacciai del Trentino, come quelli dell’intero arco alpino, stanno vivendo un arretramento sempre più rapido. È un cambiamento che ormai non riguarda più soltanto gli specialisti: basta guardare le fotografie di dieci o vent’anni fa, o camminare negli stessi luoghi, per rendersi conto che intere fronti glaciali sono arretrate di decine, a volte centinaia di metri.
La Commissione Glaciologica Sat ha presentato oggi i dati relativi allo stato dei ghiacciai per l’anno che sta volgendo al termine - dichiarato dall’Onu "Anno Internazionale dei Ghiacciai" - e il lavoro dei venti operatori volontari che annualmente salgono sui sedici ghiacciai trentini per registrarne i cambiamenti. Ciò che ne emerge è un quadro ancora fortemente drammatico, ma ci sono anche le note positive: l’avanzamento della tecnologia e la sempre maggiore attenzione al tema promettono di diffondere nuova consapevolezza in materia, soprattutto tra i giovani e nelle scuole.
"Non solo le misurazioni tradizionali - ricorda il presidente della Sat Cristian Ferrari - ma anche fotografie, time-lapse e video. Stiamo provando a utilizzare tecnologie che permettono di vedere i ghiacciai anche da casa e nelle scuole, come strumento di didattica, o per coloro che fisicamente non riescono a salire, in ogni periodo dell’anno".
Complessivamente, nei 16 ghiacciai monitorati, si è registrato un arretramento medio di 18,5 metri. La maggior parte di questi si trova nei gruppi Adamello-Presanella, ma vi sono anche altri contesti - "dalle condizioni più complesse" - come quelli del Careser e del Mandrone. Gli arretramenti sono stati molto variabili: da 1 metro su alcuni ghiacciai della Marmolada, fino a 25-30 metri per Mandrone e Careser.

Ciò che colpisce, nel racconto dei tecnici, non è solo la riduzione costante di volume e superficie, ma il modo in cui questa perdita si manifesta. A condurci alla scoperta di questi fenomeni è Enrico Valcanover, presidente della Commissione Glaciologica Sat.
Partiamo dal Ghiacciaio del Mandrone, sull’Adamello, dove l’apertura di grossi calderoni glaciali, vere cavità scavate dall’acqua di fusione che scorre all’interno del ghiaccio, mostrano quanto rapidamente le strutture interne cedano. A questo si aggiungono le "finestre rocciose", quelle zone in cui il substrato affiora letteralmente dal corpo glaciale, perché lo spessore si è ridotto al punto da lasciare emergere la roccia sottostante: superfici che, scaldandosi al sole, accelerano ulteriormente la fusione.
Passando quindi alla Vedretta d’Amola, sulla Presanella, le foto mostrano un ghiacciaio naturalmente coperto da detriti che - spiega Valcanover - li proteggono parzialmente dal calore: "Fanno da coperta termica al ghiacciaio, il quale, ciò nonostante, sta perdendo metri di spessore, come dimostrano i rilievi tridimensionali ottenuti con i droni". Dalle foto si vede infatti una profonda apertura sulla fronte centrale, come un inghiottitoio. E ancora ci sono le lingue glaciali, sulla Vedretta di Nordis questa volta. Una sottile striscia di ghiaccio è l’unico collegamento tra la fronte e la base del ghiacciaio. "Ormai scollegate dalla loro fonte di alimentazione, queste zone non sono che blocchi di ghiaccio isolati, privi di futuro, che lentamente ma inevitabilmente scompariranno".
Tutti questi fenomeni di instabilità del ghiacciaio lasciano immaginare il rischio cui si espone chi è incaricato di far questo genere di rilevazioni. In molti casi, per gli operatori, avvicinarsi alle fronti glaciali non è più possibile. Per questa ragione, e per una maggiore capillarità di dati in ogni stagione, la Sat ha intensificato l’uso dei droni. Grazie ai rilievi fotogrammetrici e ai modelli 3D, oggi si possono misurare arretramenti e variazioni di spessore con precisione millimetrica.
La sequenza del time-lapse alla fronte del Mandrone, realizzata con una fotocamera fissa installata dal 2020, è forse il documento più eloquente dell’efficacia di questi strumenti e del dramma cui stiamo assistendo: in cinque anni, la fronte si è ritirata di 450 metri e ha perso fino a 33 metri di spessore. Per dare un’idea della portata di questi filmati e dell’entità del cambiamento che ritraggono, racconta Cristian Ferrari, "qualcuno mi ha persino detto che il video non era vero".
Accanto al monitoraggio, però, la Sat ha deciso di investire sempre più nella divulgazione, soprattutto verso le scuole e verso chi non può fisicamente raggiungere la montagna. Da questa idea è nato il progetto dei "sentieri glaciologici virtuali": veri e propri percorsi digitali costruiti a partire da immagini a 360 gradi, video, fotografie storiche e modelli tridimensionali. Si tratta di un’iniziativa a lungo termine che permetterà di percorrere virtualmente i sentieri glaciologici, osservando l’evoluzione dei ghiacciai in tutte le stagioni e scoprendone storia, caratteristiche e contesto ambientale. L’obiettivo è chiaro: permettere anche a chi rimane in città, a chi ha difficoltà motorie o semplicemente a chi d’inverno non può salire in quota, di osservare da vicino ciò che sta cambiando così rapidamente.
La conferenza si chiude con un richiamo all’attenzione e alla responsabilità verso l’ambiente e il clima. "Questo impegno non finisce quest’anno - promette la Sat - continueremo a monitorare e raccontare i ghiacciai. La superficie glaciale diminuisce ogni anno. È un lavoro prezioso raccontare questi dettagli, perché solo conoscendoli si può agire".













