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Ambiente | 04 aprile 2026 | 12:00

Dietro ai ciliegi in fiore del Giappone si nasconde un aspetto poco evidente, ma importante per comprendere il nostro presente. Il clima nei petali

Questi sono i giorni in cui il Giappone è attraversato dalla delicata sfumatura rosa della fioritura dei ciliegi. Tuttavia, nell'effimera meraviglia del sakura (il fiore del ciliegio), non c'è solo una tradizione millenaria

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Per il mondo occidentale l’avvio della primavera è segnato dall’equinozio, quando i raggi del Sole colpiscono perpendicolarmente l’equatore e giorno e notte si equivalgono. Ci sono però culture in cui sono altri eventi a scandire questo passaggio. In Giappone è la fioritura dei ciliegi.

 

In questi giorni, come ogni anno, arrivano aggiornamenti continui sulla posizione della sakura front, l’onda di fioritura che risale l’arcipelago da sud a nord, seguendo il gradiente termico. A Kyoto, a Tokyo, nei parchi e lungo i fiumi, milioni di persone si ritrovano sotto gli alberi per l’hanami, l’osservazione dei fiori. Una tradizione antichissima e ancora profondamente radicata.

 

C’è però un aspetto che rimane in disparte: questa attenzione quasi ossessiva per il momento della fioritura ha prodotto qualcosa di inaspettato. Una serie paleoclimatica che si estende per oltre mille anni.

 

La fioritura dei ciliegi è uno dei pochi eventi fenologici per cui disponiamo di osservazioni precise e continue su scala secolare. Diari, cronache ufficiali, poesie e annotazioni di eventi riportano con sorprendente accuratezza il giorno della piena fioritura. A differenza di molti altri archivi climatici, qui non abbiamo stime indirette, bensì date e giorni precisi con un’incertezza temporale minima. È questo il punto di forza della serie: altissima risoluzione, lunga continuità e un legame diretto con le temperature di fine inverno.

 

I climatologi giapponesi, insieme a biologi e botanici, hanno studiato in dettaglio la relazione tra temperatura e fioritura utilizzando i dati più recenti, per cui erano disponibili anche misure strumentali. Ne è emerso che le gemme del ciliegio rispondono non tanto alla temperatura giornaliera, quanto a un accumulo di calore tra febbraio e marzo. Basta superare una certa soglia: poche giornate molto calde o una sequenza di giornate miti possono anticipare la fioritura. La relazione è non lineare, e quindi molto sensibile anche a piccole variazioni di temperatura.

 

Negli ultimi decenni, questo patrimonio di osservazioni è stato trasformato in uno strumento quantitativo. Definita la relazione tra temperatura e fioritura nel periodo recente, i ricercatori l’hanno applicata al passato, utilizzando le date di fioritura per ricostruire il clima. La fioritura è diventata un proxy paleoclimatico.

 

Le date di piena fioritura consentono di stimare le temperature medie di marzo con un’incertezza molto contenuta, fino a circa 0.1°C per la serie di Kyoto, e di costruire una ricostruzione continua che copre oltre mille anni.


L'andamento del periodo di fioritura del ciliegio in Giappone dall'anno 812 al 225. I pallini rosa corrispondono ai dati dei singoli anni, in rosso la curva definita dalla media ventennale del dato. Fonte: Our World in Data.

Nei secoli passati, la serie restituisce con chiarezza la variabilità climatica naturale: un periodo relativamente mite tra IX e X secolo, seguito da un raffreddamento progressivo che culmina nei picchi freddi della Piccola Era Glaciale. Poi, nella parte più recente, emerge un segnale diverso per intensità e rapidità: un marcato anticipo della fioritura, soprattutto nell’ultimo secolo, che riflette il riscaldamento globale di origine antropica e non trova analoghi nelle fasi precedenti.

 

Una delle evidenze più affascinanti riguarda i grandi minimi solari. Durante fasi come il Minimo di Maunder, quando l’attività del sole subì una lieve diminuzione, le fioriture risultano significativamente ritardate, indicando primavere più fredde, con temperature anche 3-4°C inferiori rispetto a oggi. Le serie conferma inoltre una risposta ritardata del sistema climatico rispetto alla variabilità solare, dell’ordine di circa quindici anni.

 

Negli ultimi decenni, però, il comportamento cambia: la fioritura si anticipa progressivamente, in linea con il riscaldamento osservato dalla metà del XX secolo. Le stime indicano un aumento di circa 2.2°C per Kyoto e 2.8°C per Tokyo. Il segnale è netto, ed è coerente con quello fornito da altri indicatori climatici.

 

La storia dei ciliegi in fiore mostra come cultura e scienza possano intrecciarsi in modo inatteso. Non sempre servono strumenti sofisticati: anche uno sguardo attento e curioso può trasformare un evento naturale in un dato scientifico.

 

Mentre milioni di persone si radunano sotto i ciliegi, stanno inconsapevolmente dando continuità a una misurazione iniziata più di mille anni fa. Una misurazione che ci racconta, con chiarezza, che il clima sta cambiando.

 

È sorprendente che a comunicarcelo siano petali così fragili ed effimeri.

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