Sudare non è un privilegio scontato: questo limite costringerà lo stambecco a diventare un animale notturno, anche se non ha gli occhi per poterlo fare

La "capra del re", così chiamata dopo che la passione per la caccia di Vittorio Emanuele II l'ha salvata dall'estinzione, oggi si trova nuovamente di fronte a uno scenario poco favorevole a causa del riscaldamento globale. L'incapacità di muoversi con temperature sopra i 15 gradi la costringono all'immobilità durante il giorno e al moto durante la notte. Ma, priva della vista degli animali notturni, come farà a sopravvivere?

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Oggi, come mi è già capitato piuttosto frequentemente negli ultimi anni, quella freschezza dell’aria tipica delle albe in quota, purtroppo, manca. Tutto è fermo, l’aria è satura di umidità, siamo in canotta e stiamo sudando. Almeno noi possiamo sudare, penso".
L'escursionista di cui avete letto i pensieri è la naturalista Chiara Bettega, che li annota tra le pagine del suo libro Salire per sopravvivere. Il riferimento al sudore della ricercatrice non è arbitrario, ma strumentale ad aprire una parentesi riflessiva. "La sudorazione è la strategia che i mammiferi hanno per termoregolare il corpo: quando fa troppo caldo, ci raffreddiamo grazie all’evaporazione del sudore. Ci sono tuttavia dei mammiferi che non hanno questa possibilità perché non dispongono di ghiandole sudoripare – e, tra questi, tutti gli appartenenti al genere Capra".
A testimonianza del genere animale, l'autrice porta l'esempio più illustre: lo stambecco, Capra ibex. Maestoso nelle sue lunghe corna ricurve, è anche detto la "capra del re". Nel 1856, Vittorio Emanuele II inizia una campagna acquisti dei diritti di caccia nelle vallate del Gran Paradiso, istituendo la Riserva reale di caccia del Gran Paradiso e reclutando manodopera locale da adibire a guardiacaccia con la funzione di controllo del bracconaggio, proprio per salvaguardare lo stambecco, trofeo di caccia preferito dal re.
In seguito, nel 1922, la Riserva diverrà, su esplicita richiesta del nipote Vittorio Emanuele III, il primo parco nazionale d’Italia, il Parco del Gran Paradiso. Oggi lo stambecco è di nuovo in pericolo. La minaccia non sono più i fucili, ma la sua incapacità di vedere durante le notti senza luna.
È una specie – come spiega Chiara Bettega nel volume (ripreso in un recente post Facebook da Marco Albino Ferrari) – che potrebbe accomodarsi sulla cosiddetta "scala mobile per l’estinzione", ovvero la migrazione verticale compiuta dalle specie per adattarsi al clima che cambia.
Ciò che succede è questo: Quando la temperatura in quota supera i 15 gradi, lo stambecco cambia comportamento: entra in una sorta di siesta forzata. Non potendo far conto sulla sudorazione – strategia per termoregolare il corpo – è costretto a rimanere fermo, per poi riattivarsi quando cala la notte. Alle quote dove vive lo stambecco si prevede che entro il 2070 saranno oltre cinquanta le giornate estive in cui la temperatura supererà i 15 gradi.
Per lo stambecco vuol dire quasi due mesi di immobilità. Per questo il suo adattamento lo porterà a diventare un animale notturno. Ma muoversi di notte senza luna significa essenzialmente avere un occhio strutturato per la visione al buio, come molti mammiferi, sia predatori (per esempio il lupo) sia prede (per esempio il cervo). Lo stambecco, no. Al buio, come noi, è in balia del mistero. "Così - conclude Marco Albino Ferrari - la sua sopravvivenza starà nell’imparare a decifrare anche le ombre più scure.
"Almeno noi possiamo sudare", conclude l'autrice. "Possiamo accendere una luce per muoverci al buio, scaldarci se abbiamo freddo o raffreddarci se abbiamo caldo, possiamo spostarci ovunque, usare utensili per fare praticamente qualsiasi cosa. [...] Privilegi che ci hanno permesso di colonizzare letteralmente ogni ambiente terrestre e di trovare soluzioni a (quasi) tutti i problemi. Ma che, al tempo stesso, hanno fatto crescere sempre più la distanza tra noi (umani) e loro (altri esseri viventi). Non sono privilegi certo da rinnegare, ma forse esserne consapevoli sarebbe già un piccolo passo per riavvicinarci alle specie che, diversamente da noi, possono contare solo sulla selezione naturale".
Per chi fosse interessato, Salire per sopravvivere è disponibile qui.














